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StopRazzismo

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nuove tragedie in mare

vittime di Triton

Quattro barconi salpati dalle coste libiche nelle ultime 48 ore sono naufragati e almeno 330 persone hanno perso la vita in mare. Anche tra le poche persone che sono state soccorse vi sono delle vittime: 27 di loro sono successivamente morte per ipotermia. È l’ennesima strage di persone “colpevoli” di aver cercato un futuro lontano dai paesi d’origine, sempre più spesso teatro di conflitti senza fine. Le condizioni atmosferiche proibitive, con mare forza 8, hanno aggravato il drammatico bilancio rendendo molto difficili i soccorsi; ma causa della loro sorte è la morsa delle leggi europee escludenti e dello sfruttamento di criminali senza scrupoli che li costringe ad affrontare in condizioni disperate un viaggio altrimenti breve e sicuro. I dati dell’Agenzia ONU per i rifugiati dichiarano 3.400 vittime nel solo 2014 e tutto lascia prevedere un peggioramento della situazione. Infatti l’operazione Triton (che dal 1 novembre scorso ha sostituito la già pessima Mare nostrum) inasprisce i controlli alle frontiere e abbandona consapevolmente a se stessi i bisognosi che navigano in acque internazionali. Si tratta dunque di tragedie annunciate, tutt’altro che fatali, in qualche maniera messe in preventivo da una cinica e crudele logica politico-statale che miete vittime innocenti. Ad essa vogliamo sottrarci, confermando e approfondendo il nostro impegno di solidarietà e accoglienza per tutte e tutti.
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profughi

tra Frontex e accoglienza

Secondo i dati dell'Agenzia Onu per i rifugiati, nel 2014 sono arrivati in Italia oltre 200 mila profughi e circa 3.400 hanno trovato la morte nel Mediterraneo, nel tentativo di fuggire dai paesi di provenienza, soprattutto Siria, Iraq, Eritrea e Libia, attanagliati da guerre, terrorismo e dittature sanguinarie.
Il 50% delle persone provenivano da Siria e Iraq, dove imperversa la guerra per l'azione mortifera del califfato nero dell'Isis e del regime di Assad. Negli sbarchi delle ultime settimane, i profughi provengono quasi totalmente da questa zona di guerra.
Solo nel mese di dicembre 2014, sono giunti oltre 2000 profughi che, nonostante le condizioni proibitive del mare, hanno cercato la vita e la libertà; decine e decine, però, sono rimasti sepolti nel Mediterraneo.
L'ipocrisia del governo italiano e dell'Unione europea trova un'ulteriore espressione nell'operazione Triton gestita dall'Agenzia Frontex, che dal 1 novembre 2014 ha sostituito Mare Nostrum, non senza contrasti di potere anche all'interno della stessa marina militare.
Mentre il 3 ottobre 2014 si svolgevano a Lampedusa le commemorazioni istituzionali, come sempre false e di facciata, della tragedia di un anno prima, dopo qualche settimana partiva la missione europea Triton, la quale sancisce e rilancia ufficialmente la logica di chiusura delle frontiere e di disprezzo della vita umana da parte dei governi europei. Con essa, infatti, si prevede il pattugliamento del Mediterraneo con pochi mezzi, italiani e non, fino a 30 miglia dal litorale italiano, lasciando abbandonate a se stesse le coste libiche  e le acque internazionali. Se Mare Nostrum comportava un minimo di logica di soccorso, Triton, invece, si basa esclusivamente sul pattugliamento delle coste italiane, facendo evidentemente affidamento sul fatto che molti barconi affondino prima, tra le coste libiche e le acque internazionali dove adesso non ci sono più obblighi di soccorso. Il messaggio è chiaro: è meglio che restate dove siete, perché se avete problemi con l'imbarcazione oltre 30 miglia dalle coste italiane, allora potete morire! D'altro canto chi gestisce la rete criminale di tali viaggi si è adeguato, accrescendone la pericolosità: una volta impostata la rotta, le imbarcazioni vengono abbandonate in mare aperto con il loro carico umano. 
Ancora una volta i governi europei confermano la loro incapacità e il loro disinteresse a comprendere i motivi umani profondi che spingono migliaia di persone a rischiare la vita per affermarla, sfuggendo a guerre e povertà. E invece c'è ancora più bisogno di alimentare il senso della nostra umanità, accogliendo esseri umani che come tutti cercano di vivere in pace.

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neofascisti preparavano attentati

uniti contro una minaccia concreta

Un gruppo di neofascisti è stato arrestato per ordine della magistratura de L’Aquila:  quattordici persone ora indagate per “associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico e associazione finalizzata all'incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”. Nell’ambito dell’indagine sono state sequestrate numerose armi; dalle intercettazioni, che durano dal 2013, emergono progetti di attentati e agghiaccianti apprezzamenti sulla strage della stazione di Bologna (2 agosto 1980, 85 vittime e 200 feriti).
Scrivevamo su La Comune n.245: “Tutti quelli che credono nella comune umanità sono chiamati ad un impegno più deciso e convinto. Il razzismo cresce, ha sempre più tratti criminali e si lega al neofascismo. Le destre e la Lega, insieme ai mass media compiacenti, soffiano sul fuoco del disagio popolare indirizzandolo contro nostri simili” (Uniti contro razzisti e neofascisti, Gianluca Petruzzo, 7 dicembre 2014). Ribadiamo oggi, alla luce delle notizie da L’Aquila, l’allerta contro i pericoli di un risorgente neofascismo e del razzismo, alimentati anche dalla profonda crisi morale e valoriale che scuote la società. Impegnati nel costruire un’alternativa d’assieme, rinnoviamo l’appello a reagire e a unirsi per contrastare tali minacce.
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l’umanità buca lo schermo…
nonostante censura e veleni

Matteo Salvini pensava a una tranquilla serata di autocelebrazione del suo (più che relativo) successo elettorale, il 24 novembre scorso, ma l’agiografia preparatagli dal conduttore di Quinta Colonna su Rete4 Paolo Del Debbio non si è rivelata poi così efficace. La trasmissione prevedeva ospiti in studio – politici di centrodestra e centrosinistra – e due collegamenti da Roma e Milano, rispettivamente da uno dei campi rom più grandi e storici d’Italia e da un quartiere di case occupate. A Roma c’eravamo anche noi de La Comune, contattati dalla redazione della trasmissione per intervenire “in contraddittorio” con Matteo Salvini dallo studio sui temi dell’accoglienza e dell’immigrazione. In realtà fin dal principio sapevamo che l’unico loro intento era far brillare il leader leghista tramite la ripetizione dei suoi luoghi comuni (mai conditi di vere informazioni, peraltro) “contro l’invasione”, mostrando il degrado dei campi rom e se possibile mettendo in difficoltà gli antirazzisti. Chi ha avuto il fegato di guardarla tutta si sarà in realtà facilmente reso conto che nonostante l’intento di far apparire i rom come le prime cause del degrado cittadino, la dignità dimostrata da questi ultimi via via che – anche grazie alla presenza compatta e determinata di noi de La Comune – prendevano coraggio e la parola per denunciare il razzismo e la segregazione che subiscono è stata ben superiore ai meschini, squallidi siparietti del conduttore con il suo inviato a Roma. E chi ha ascoltato gli interventi di Gianluca Petruzzo de La Comune, che ha citato Bergoglio e le sue parole sulla logica dell’incontro, asserendo con forza e incisività la radice umana delle immigrazioni e denunciando l’indegno atteggiamento dei giornalisti in trasmissione, avrà notato quanta stizza hanno suscitato nel leghista. A distanza di una settimana, un’indagine della procura di Roma oggi scoperchia il business illegale dei campi profughi e rom gestito, secondo le accuse, proprio da quelli, toh, che manifestavano con la Lega contro il degrado e l’immigrazione. Salvini non ha ancora commentato.
 
qualche minuto della trasmissione:
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Roma: fascisti contro i bambini rom

uniamoci per fermare le destre razziste

La vera emergenza che stiamo vivendo in queste settimane, e in particolare a Roma, è il ripetersi di atti di violenza razzista di una prepotenza inaudita. L'ultimo episodio si è verificato ieri, a Torrevecchia, quartiere periferico a nord-ovest di Roma, dove il gruppo giovanile neofascista Blocco Studentesco ha imbastito un picchetto davanti a tre scuole superiori durante il quale alcuni di loro con un centinaio di studenti hanno manifestato il loro odio razzista verso i rom che abitano in quel quartiere, arrivando ad impedire ai bambini rom – ripeto: bambini – di andare a scuola, materna elementare o media, che frequentano insieme ai loro coetanei. Il tutto sarebbe stato architettato come risposta a un presunto "lancio di sassi" che ci sarebbe stato da alcuni rom verso alcuni studenti nei giorni precedenti, notizia smentita sia dal Municipio che dai dirigenti scolastici in questione quindi con ogni probabilità completamente pretestuosa e volta a motivare l'aggressione.
Fomentare l'odio razzista verso chi è considerato "diverso" e "nemico del popolo"; l'accanimento contro i più deboli e in particolare contro i bambini; l'esclusione dalla scuola pubblica così come dal lavoro... ricorda qualcosa? Questi episodi gravissimi segnalano drammaticamente come nella decadenza del sistema democratico riprendano piede attitudini ultrareazionarie che colpiscono in primo luogo profughi e immigrati, le donne, i bambini, i popoli rom e sinti a cui va tutta la nostra solidarietà, e che minano le possibilità di una conoscenza e connessione solidale con chi ci è accanto. Al contrario, a maggior ragione è fondamentale schierarsi e solidarizzare con chi è stato colpito, conoscersi per riconoscerci come esseri umani, comprendere sogni e bisogni condivisi, promuovere una logica dell'incontro e non dello scontro, alimentare le possibilità di pacificazione denunciando il razzismo che oltre ad essere violento e pericoloso è anche disutile a qualsiasi miglioramento della vita della gente comune in questo paese.

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 • n. 345


dal 7 al 21 ottobre 2019


 

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 Mai così tante persone a
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di differentei paesi e
provenienze, da una sponda
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