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Cda2020

        

                           

             
al 24 febbraio            
abbiamo raccolto          

249.762 euro    



Comitati Solidali e Antirazzisti

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accoglienza in cammino e guerra agli immigrati

La nostra accoglienza è in cammino: finora si sono riunite in varie parti d’Italia da Napoli a Como, a Palermo, a Genova oltre 300 persone in assemblee. Con La Comune e con l’A3f in questo percorso ci sono pastori valdesi e preti gesuiti, parrocchie e gente del volontariato, antirazzisti e gente solidale, associazioni di immigrati e tanti profughi che chiedono il permesso di soggiorno umanitario, un documento per poter circolare liberamente. Questo è il punto: la libertà e l’accoglienza di persone che fuggono dalla guerra. Questo cammino però è pieno di ostacoli. Le vicende di Casale San Nicola (quartiere di Roma) e Quinto (Tv) impressionano. Gente normale, che scaccia i profughi in nome di paure sconsiderate ed egoismi. A loro si uniscono criminali vigliacchi, gli esponenti di un nuovo fascismo italiota quali Casa Pound e la Lega. A queste destre fanno riferimento molti politici mafiosi arricchitisi sulla pelle dei profughi con Mafia Capitale. La cosiddetta rabbia della gente in questi casi non è affatto comprensibile né giusta. La loro è la legge della guerra, fatta di razzie e scempi, come dimostra il rogo che hanno fatto degli oggetti destinati ai profughi. Così si precipita nella barbarie. I proclami di guerra contro gli immigrati del governo Renzi (affondare i barconi, rimpatri, ecc.) stanno raccogliendo proseliti tra la gente normale la cui punta di lancia è nel neofascismo e nel leghismo. Il quadro però non è tutto negativo, come dicevamo all’inizio. A Carbonia la gente accoglie i profughi in nome della solidarietà. Lo fanno i disoccupati e i cassintegrati operai dell’Alcoa. A Genova, in un quartiere opera un comitato di accoglienza per i profughi. A Napoli le nostre inchieste stanno vincendo l’omertà sulle speculazioni sui profughi. Questa è la strada: riuniamo dappertutto la gente che vuole reagire, costruiamo gruppi solidali che vadano verso i profughi imprigionati nelle strutture di accoglienza e gli diano coraggio. Gruppi di prossimità e di inchiesta sulle loro condizioni. Facciamo luce su ciò che sta avvenendo e organizziamoci dovunque per costruire iniziative pubbliche di mobilitazione.

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la speranza di Meer e la verità degli Stati

Il Gigante, dopo essere stato dal suo amico, il mago di Cornovaglia, per sette anni, tornò al suo castello. Lì trovò molti bambini che giocavano nel suo giardino ed erano felici. Ma il Gigante, infuriato, li scacciò tutti, costruì un muro e pose un cartello con scritto: “Gli intrusi saranno puniti”. Meer non è una bimba della fiaba ma è palestinese e risiede con la propria famiglia in Germania. Ma anche lei, come nella fiaba di Oscar Wilde, affida ad un adulto che ha potere la speranza che i propri sogni e desideri vengano presi in considerazione ed esauditi.
Ciò che è accaduto a Rostock in Germania, è ben diverso dalla fiaba. Infatti i sogni e le speranze di una bambina sono stati infranti in nome della ragion di Stato e del cinismo delle leggi della democrazia razzista. Durante un incontro della cancelliera tedesca Angela Merkel con un gruppo di alunni, la piccola Meer racconta infatti di temere di essere rimandata in Libano, da dove proviene. Vive da quattro anni in Germania. Parla bene il tedesco e dice alla Merkel: “Signora cancelliera, perché volete espellere me e la mia famiglia, perché volete strapparmi il sogno di studiare con i miei compagni di classe? È così difficile vivere con la paura di venire mandati via, senza poter vivere una vita normale. Io vorrei studiare, vorrei vivere qui…”. Parla per sé ma anche per tanti che sono nelle sue medesime condizioni, cioè di rifugiata da guerre e devastazioni. “A volte la politica deve essere dura. In Libano ci sono migliaia di persone nei campi profughi, e pensate pure all’Africa – le risponde la Merkel imperturbabile – mica possiamo dire a tutti di venire in Germania, altrimenti non ce la faremmo… quel che posso promettere è che, in futuro, le procedure per valutare le richieste d’asilo saranno più celeri”. A questo punto la piccola Meer scoppia in lacrime. Si scontra con la cruda verità della politica, con la sincerità nemmeno compassionevole e ben che meno empatica della politica. Ciò che ottiene sono solo due occhi gelidi e una frase ed una goffa carezza che non la consolano e non promettono niente di buono, anzi. Così come tutti i rappresentanti dei governi democratici europei, la Merkel è anch’essa “sul piede di guerra” contro gli immigrati, per rendere la vita ancor più difficile a coloro che cercano salvezza in Europa. Possiamo immaginare la piccola Meer che fugge con la propria famiglia dalla guerra permanente che imperversa contro i palestinesi, dal terrore dell’Isis che devasta la Siria e l’Iraq e costringe milioni ad assieparsi nei campi di rifugiati in Libano. Fugge dal destino che la politica internazionale ha riservato ai palestinesi espulsi dalla propria terra. Meer è parte delle nostre vite, non solo perché palestinese ma perché è una giovane vita in cammino, parafrasando l’intenso e profondo dialogo di Dario Renzi e Gianluca Petruzzo “Le sfide delle nostre vite in cammino”. Non sappiamo come Meer è giunta in Germania con la sua famiglia ma ne immaginiamo le peripezie, le paure e, soprattutto, le speranze. Per questo siamo solidali con Meer, perché ci impegniamo per affermare una nuova solidarietà umana. Una solidarietà che inizia anche dalle lacrime che andrebbero comprese e affrontate umanamente ma che invece sono intese dai governi democratici e razzisti come una questione affaristica e di contabilità.
La verità della politica è cinica e inamovibile anche se incarnata da una donna e non si scuote di fronte alle lacrime colme di dignità umana di una piccola bambina palestinese.


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a proposito di accoglienza in cammino

La sera di martedì 14 luglio, presso l’oratorio di Rebbio (Como), si è svolta l’assemblea promossa da La Comune, Curo senza confini, parrocchia di Rebbio e Rose di Damasco dal titolo “Profughi: accoglienza o assistenza? Idee e progetti per un nuovo impegno di solidarietà e umanità”, iniziativa a cui è stato invitato come relatore Gianluca Petruzzo (coordinatore dell’A3F). L’assemblea ha visto la partecipazione di circa 100 persone in maggioranza profughi  venuti da vari centri di accoglienza della zona e che, con i loro interventi, ne sono stati i protagonisti. La loro presenza è stata possibile grazie a incontri preparatori nei centri che hanno designato delegazioni in rappresentanza di tutti i fratelli e sorelle. Erano presenti anche altre realtà del volontariato cattolico (Caritas, Acli, comboniani), l’Associazione senegalese, Resistenza giovanile e diversi volontari. L’assemblea è stata introdotta da Gianluca che ha ribadito l’importanza della battaglia contro il razzismo, considerando che è in atto una guerra contro gli immigrati, la necessità di unirsi e lottare per diritti fondamentali come il soggiorno umanitario e, allo stesso tempo, per mettere all’opera il principio di comune umanità.  Dopo Enzo (Scuola di italiano per immigrati), sono intervenuti diversi fratelli profughi, (Manuel, Jacob, Thompson, James, Thomas) che hanno ringraziato l’A3f e le altre associazioni per aver offerto loro l’opportunità di incontrarsi e per il loro impegno a  promuovere un movimento per gli immigrati. Hanno spiegato le ragioni del loro partire, la voglia di libertà, la difesa della vita e la ricerca di un futuro diverso, contro le guerre, le discriminazioni e la miseria nel proprio paese; hanno denunciato l’accoglienza che ricevono come annullamento della propria dignità e del proprio essere umani. Don Giusto ha sottolineato che l’accoglienza non dovrebbe essere un parcheggio ma che si deve accompagnare a progetti di formazione. Chi scrive, a nome de La Comune, è tornata sul diritto dei fratelli innanzitutto a essere e a esistere, sull’idea di comune umanità e di una nuova solidarietà umana, non solo come dare agli altri ma come bene che si riceve. Diol (Associazione senegalese) ha sottolineato il  ruolo dell’A3f in questi anni e la necessità di lavorare sulla cultura per sconfiggere razzismo e discriminazione. Edo ha espresso la necessità di unirci nella battaglia per i diritti agli immigrati; così impariamo a difendere i diritti di tutti: bambini, anziani, lavoratori, ecc. Infine Gianluca ha concluso sulla necessità di avere maggiore consapevolezza dei nostri valori: la nostra lotta è per l’umanità, per unire le persone e non per dividerle come fanno gli Stati; il primo passo è il diritto a esistere, per questo uniamoci – anche nelle nostre diversità – per affermare la liberta di vivere e circolare liberamente in questo mondo. Ha invitato a costruire una rete di gente e associazioni solidali che insieme ai profughi continui questo percorso. Questa assemblea rappresenta un altro piccolo passo verso la possibilità di una mobilitazione nazionale.

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una visita al Centro Baobab di via Cupa

In palestra ho visto Loredana, mi ha detto che è andata al centro di accoglienza di via Cupa. Si è recata  al supermercato con una sua amica ed ha incontrato due suoi ex studenti: anche loro stavano facendo la spesa per i rifugiati e così, fatta la spesa, sono andati tutti insieme al centro. Hanno portato principalmente sapone, dentifricio, spazzolini, perché si erano informati e gli era stato detto che servivano prodotti per l’igiene personale. 
Anche Gianfranco mi ha detto che è andato al centro con Rossana, ed anche loro hanno portato prodotti per l’igiene perché si erano informati prima di andare a fare la spesa.
Bravi, solidali, generosi, ed attenti perché si sono informati su cosa portare pensando alle persone che andavano a trovare.
Sono andata anch’io al centro di accoglienza. Tantissime persone: la maggior parte giovanissimi, qualche donna e alcuni bambini, quasi tutti eritrei.
Sono arrivate parecchie persone, portavano cibo, vestiario e qualche gioco per i bimbi. 
Ho incontrato una signora, le ho chiesto perché fosse li. “Ho visto alla tv i racconti di questi giorni sui profughi e ho pensato che non se ne può più di sentire parlare tutti i giorni di morti in mare, di vedere arrivare tutte queste persone che probabilmente non avranno la possibilità di realizzare i loro progetti, che non vengono accolti ed aiutati, che non viene data loro la possibilità di spostarsi, e così sono venuta a portare delle bottiglie di latte, della carne, della frutta. Non si può rimanere indifferenti di fronte a queste persone pensando anche da dove vengono e a tutto quello che hanno passato prima di arrivare qui. Che meriti ho io per avere più privilegi di loro, per essere stata più fortunata? Il destino di una persona non può dipendere dal colore della pelle”.
Intanto arrivano tante persone alla spicciolata, lasciano le loro buste e se ne vanno, non si fermano, non parlano con le persone. Arrivano anche grosse macchine stracariche di aiuti, sono dei circoli del Pd, una arriva anche da Civitavecchia, ma la pasta non serve e se la riportano indietro. Loro non si sono informati su cosa serviva.
Incontro una giovane donna di un comitato cittadino, parliamo positivamente di tanta solidarietà. Mi chiedo come mai in un paese piuttosto razzista in certi momenti però scatta la solidarietà. “In fondo siamo un paese accogliente, la solidarietà prevale sul razzismo” mi risponde.
Me ne vado pensando alla manifestazione di domani.
Roma, 19 giugno 2015
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Profughi a Ventimiglia

Intenzioni da unire ed espandere 

Una delegazione in rappresentanza dell’Associazione La Comune e dell’Associazione 3 febbraio ha portato la propria solidarietà alle circa 80 persone che presidiano da tre settimane la frontiera di Ventimiglia chiedendo di poter raggiungere la proprie famiglie in vari paesi dell’Europa. Abbiamo parlato con alcuni di loro, che vengono da vari paesi dell’Africa (Sudan, Ghana, Mali e altri) e che dopo tanti giorni di vita sugli scogli e le tante interviste rilasciate ai giornalisti e ad altre associazioni, provano stanchezza e sfiducia, sentono che i forti messaggi da loro lanciati e le loro richieste non hanno prodotto un vero interesse e soluzioni concrete.
Chi presidia la frontiera ha scelto di farlo anche per coloro che hanno deciso di sostare vicino alla stazione, in condizioni leggermente meno dure, ma tutti convinti nel voler proseguire a lottare, a far arrivare la loro voce, perché non torneranno indietro.
I sentimenti che ci hanno espresso sono contraddittori, ma il  messaggio più forte è di grande dignità e coraggio per la lotta che stanno portando avanti e la convinzione di essere importanti anche per altri profughi e rifugiati in Italia e non solo, perché questa protesta può essere utile a molti altri che arriveranno e perché deve poter unire tanti altri, affinchè siano “partigiani di un mondo senza frontiere”, come dice un cartello in francese sulla passeggiata.
Abbiamo incontrato tante persone provenienti da varie città del nord Italia che in un flusso continuo e spontaneo stanno portando il loro sostegno materiale e un sentimento di identificazione umana: gente comune, giovani dei centri sociali, ma anche le persone impegnate nella Croce Rossa italiana e francese o in Medici senza frontiere, che hanno allestito un punto di ristoro e di accoglienza sulla passeggiata vicino agli scogli.
La determinazione dei profughi ci convince sempre di più che altri arriveranno e che la chiusura delle frontiere non li fermerà, perché grande è loro speranza di una vita migliore e vicino ai propri cari; la solidarietà umana individuale o per piccoli gruppi ci convince che questi sentimenti e queste intenzioni hanno bisogno di unirsi, di rafforzarsi e di espandersi.

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