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Cda2020

        

                           

             
al 24 febbraio            
abbiamo raccolto          

249.762 euro    



Comitati Solidali e Antirazzisti

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aggressione omicida sul barcone di profughi

ma si può scegliere la difesa dell’umanità

Nell'ultima settimana sono arrivati in Italia oltre 11 mila profughi, mentre dall'inizio dell'anno più di 900 hanno perso la vita. Nell'indifferenza generalizzata, sia dei governi che della maggioranza della gente comune, l'approfondirsi delle violenze perpetrate innanzitutto dall'Isis in Siria, in Iraq e in Libia, spingono migliaia di persone a viaggi al limite dell'impossibile, per cercare altrove una speranza di vita. In questo contesto si può arrivare a far prevalere l'odio e la divisione, come accaduto due giorni fa quando 15 profughi, ivoriani, senegalesi e maliani di credo musulmano, hanno gettato in mare altri 12 profughi, nigeriani e ghanesi, soltanto perché cristiani. Gli altri, però, sono riusciti a salvarsi formando una sorta di catena umana per respingere gli assassini. Questo fatto terribile è un segno nuovo che ci preoccupa ancora di più e che, però, ci dice che veramente tutto dipende sempre dalle scelte che si fanno. Anche nelle condizioni di vita più difficili, infatti, si può essere uniti, solidali e attenti al bene di ognuno; proprio come hanno fatto i profughi unendosi per fermare l'eccidio. Sappiamo bene che tra le migliaia di persone che arrivano ogni giorno sulle coste italiane, non tutti possono essere nostre sorelle e fratelli, perché, appunto, c'è chi sceglie l'egoismo in luogo della fratellanza, arrivando anche al punto di uccidere. Affermare e difendere la nostra comune umanità , infatti, significa per noi ricercare le persone che vogliono mettere al centro il reciproco riconoscimento e rispetto, la conoscenza, la messa  all'opera del meglio che ci accomuna, la comprensione delle differenze.

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Castelvolturno: violenza razzista e menzogne

Domenica 13 luglio due immigrati sono stati feriti a colpi di arma da fuoco. I due ragazzi di origine ivoriana sono ora in ospedale. E' avvenuto che due italiani,  titolari di una ditta di vigilanza (senza avere al riguardo alcuna autorizzazione formale) e allo stesso tempo proprietari di una rivendita di bombole del gas, si sono avvicinati ad un immigrato su un motorino che trasportava una bombola. Lo hanno accusato senza motivo di furto e alla reazione di quest'ultimo hanno avuto una prima colluttazione. A seguito di questo episodio sono corsi a casa per armarsi ed hanno sparato contro il giovane ivoriano ed un altro passante, sempre immigrato, giunto sul luogo per portare pace. I due italiani della famiglia Cipriano sono già noti nella zona per l'aggressività, il razzismo e la violenza contro gli immigrati. A seguito di questi ferimenti altri immigrati delle comunità africane della zona sono scesi in strada per protestare incendiando alcune vetture e parte dello stabile in cui viveva la famiglia Cipriano. Comprendiamo e condividiamo la rabbia di fronte all’ennesima violenza razzista, ma non il tipo di risposta data. In ogni caso è fondamentale riconoscere e distinguere bene i colpevoli, i due italiani razzisti, e le vittime, gli immigrati attualmente ricoverati in ospedale. La violenza quotidiana, lo sfruttamento, le speculazioni che avvengono a Castelvolturno, Pescopagano e in tutta la zona domitia sono una triste realtà. Non è accettabile nessuna equiparazione delle violenze come lascia intendere il sindaco del PD locale. I criminali, che pure ci sono nelle comunità immigrate, sono una minoranza che non può offuscare una realtà in cui la maggioranza delle persone, tanti rifugiati politici, sono persone oneste che purtroppo non hanno alcuna accoglienza né possibilità di lavoro e sono costretti a subire condizioni di vita impossibili. La prima causa di questi mali sta proprio nell'intreccio tra politica e criminalità, quest'ultima infatti spadroneggia da anni ed è stata causa di aggressioni e violenze fino al picco della strage a Castelvolturno del 2008 dove persero la vita 6 immigrati.

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Caso Ferrulli

Impunità di Stato

È di oggi la notizia dell’assoluzione in primo grado dei 4 agenti accusati di aver ucciso, durante un fermo di polizia a Milano, Michele Ferrulli. La settimana scorsa a Varese erano stati prosciolti quelli accusati di aver provocato la morte Giuseppe Uva. Per la morte di Stefano Cucchi, invece, gli unici condannati sono i medici e gli infermieri dell’ospedale Pertini di Roma: nei fatti un caso di malasanità. Ciò che appare a leggere in filigrana queste vicende è che dopo le condanne in via definitiva degli assassini di Federico Aldrovandi, e soprattutto dopo le reazioni scomposte di alcune organizzazioni sindacali che rappresentano le forze dell’ordine, fra manifestazioni di solidarietà con gli omicidi e applausi a scena aperta tributati loro ai congressi di sigla, gli apparati dello Stato e i suoi tribunali stiano lentamente facendo marcia indietro di fronte ai numerosi casi di abusi in divisa. Non c’è da stupirsi. Perché, è bene ribadirlo, quel poco di verità che si riesce a far conoscere e quel poco di giustizia che si riesce ad ottenere, non è certo frutto delle gentili concessioni istituzionali, bensì dell’impegno e della tenacia dei familiari delle vittime e dei loro amici, della solidarietà e del sostegno umano dei tanti che sono stati loro accanto. È una questione di umanità, è un impegno per la vivibilità. È anche il nostro impegno.

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ancora una tragedia nel mar Mediterraneo

È tragico l’ultimo sbarco sulle sponde della Sicilia. Un barcone con a bordo circa 600 immigrati è stato tradotto nella notte scorsa nel porto di Pozzallo. Qui si sono scoperte, nella stiva, 30 persone morte. Probabilmente hanno respirato i gas dei motori oppure sono rimaste prigioniere di una calca che non gli ha lasciato scampo. Questa ennesima tragedia dimostra la disumanità delle leggi razziste, delle frontiere chiuse che gli stati europei ergono contro persone che cercano di mettersi in salvo e sfuggire a guerre e violenze. Sarebbe giusta, ma finora da parte dei governanti non è stata minimamente presa in considerazione, la possibilità di aprire corridoi umanitari direttamente nei luoghi da cui partono le migliaia di profughi costretti a viaggi in condizioni disumane. È l’unico modo per non dover assistere a queste tragedie e rispettare l’umanità. Nelle ultime 48 ore le fonti di informazione parlano di oltre 5000 persone giunte in Italia e oltre 50 mila da gennaio. La grandezza dell’emergenza sta creando nei luoghi di sbarco forti tensioni alimentate ad arte dai razzisti e dalla disinformazione. Più che mai ora c’è bisogno di accoglienza umana, di solidarietà e di attenzione all’umanità delle persone che arrivano.

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Palermo, contro le ordinanze repressive dell'amministrazione comunale di Orlando

una lotta indipendente per il diritto alla vendita per tutti

per la dignità, la libertà e la fratellanza

 
L'ultima ordinanza dell'amministrazione comunale di Palermo del 3 maggio vieta ai venditori ambulanti di lavorare nelle principali vie della città, in particolare quelle del centro storico. L'assessore alle Attività produttive Marco Di Marco ha dichiarato che il provvedimento “serve a mettere ordine e tutelare i commercianti regolari da chi invece è abusivo” e continua “i vigili sono già in azione per sanzionare i fuorilegge”. In realtà gli ambulanti – sono circa 2000 a Palermo – pagano annualmente al Comune una somma cospicua per una licenza di vendita ambulante che li obbliga a spostarsi ogni ora, dunque non sono né abusivi, né “fuorilegge”. Il sindaco Orlando, che si presenta come “amico degli immigrati”,  ha sottoscritto l'ordinanza nonostante la maggior parte di questi venditori siano bengalesi. Tutto questo in una città sempre più insicura dove la criminalità, il razzismo e il bullismo crescono e rimangono per lo più impuniti. Un aggressore omofobo, che ha colpito con un martello un ragazzo, è stato subito rilasciato. Le aggressioni contro gli ambulanti, soprattutto bengalesi, sono quotidiane: in via Cavour giovanissimi bulli e razzisti sono giunti a  lussare una spalla e a ledere un braccio a un uomo bengalese di 47 anni; vicino la stazione centrale è stato brutalmente ucciso – con una coltellata – Hossain Sagar, ragazzo bengalese di soli 27 anni. La comunità bengalese, insieme all'Associazione 3 Febbraio, noi di Socialismo rivoluzionario e al CSA Diversa-mente insieme, non siamo rimasti a guardare. È cominciato un percorso in cui centinaia di persone hanno cominciato a riunirsi, confrontarsi e progettare. Prima e dopo la coraggiosa manifestazione del 17 aprile, per la verità e la giustizia sulla morte di Hossain, si sono svolte molte e partecipate assemblee. L'ultima composta da circa un centinaio di venditori ambulanti bengalesi, marocchini, senegalesi e italiani ha indetto una manifestazione lunedì 13 maggio (ore 10 da piazza Politeama) per il diritto al lavoro, per la libertà e la dignità, contro la repressione. Chiediamo il ritiro immediato dell'ordinanza, e la richiesta di aree del centro dove sostare per 12 ore consecutive. Sarà una lotta difficile, ma siamo determinati a condurla con convinzione e richiamando la solidarietà di ogni persona che crede nella possibilità di poter vivere onestamente e liberamente, forti di ciò che stiamo realizzando insieme finora. La lotta si sta nutrendo di un percorso di dialogo e conoscenza, di autentico protagonismo e solidarietà tra molti fratelli bengalesi, per lo più ambulanti, l'Associazione 3 Febbraio, il CSA Diversa-mente insieme, noi di Socialismo rivoluzionario  insieme ai protagonisti del Comitato promotore del Primo maggio di solidarietà in piazza Verdi. Un percorso estraneo e per molti versi incomprensibile a chi è abituato a orchestrare nei palazzi del potere, a fare trattative segrete, a chi non concepisce la possibilità che sia la gente a impegnarsi direttamente per affermare i propri bisogni. Vogliamo che sull'utilizzo degli spazi debba poter scegliere insieme la gente comune, e non un'autoritaria (e ipocrita) giunta comunale, vogliamo che venga rispettato il diritto al lavoro di ogni persona e che esso sia un motivo di solidarietà (e non di becero egoismo, come spesso incentivano le istituzioni), vogliamo una città migliore perché le persone che ci vivono imparano a essere migliori, solidale e interetnica e in cui si possa convivere nelle differenze... chi è stato in piazza Verdi il Primo maggio sa di cosa sto parlando.

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• n. 354


dal 24 febbraio
al 9 marzo 2020

supplemento 
speciale




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- il pamphlet -

 Mai così tante persone a
Casa al Dono: 850 iscritti, 
di differentei paesi e
provenienze, da una sponda
all'altra dell'oceano...



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umanesimo
socialista
n.5

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