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sentenza Eternit, o dell’ingiustizia

Ribaltando la precedente sentenza, la Cassazione ha oscenamente dichiarato prescritto il reato di disastro ambientale per il quale Stephan Schmidheiny era stato condannato a 18 anni. Dunque niente risarcimenti né tantomeno giustizia per migliaia di vittime e per un intero territorio avvelenati dall’amianto: non perché la strage non ci sia stata né perché il padrone della fabbrica non sia stato riconosciuto colpevole ma perché “è passato troppo tempo”. Per ottenere tale risultato i giudici, con un cavillo da azzeccagarbugli, hanno separato le cause (lontane nel tempo) dagli effetti tuttora in corso: di amianto, a Casale Monferrato e dintorni, si continua a morire, cosa di cui la direzione della fabbrica era a conoscenza ben prima di interrompere la produzione. Stiamo parlando di quasi tremila morti per tumori provocati dall’inalazione di polveri d’amianto.
Ai sopravvissuti, ai familiari delle vittime, alla comunità locale che si sono battuti con coraggio in tutti questi anni va tutta la nostra solidarietà.
Significativa la dichiarazione del procuratore che ha chiesto la prescrizione: “tra diritto e giustizia, il giudice deve sempre scegliere il diritto”, come a dire che la vita degli esseri umani conta meno della legge. Questa è la giustizia di Stato, della cui riforma da anni si discetta. Ma la verità è che le rare volte che in un’aula di tribunale si ottiene un po’ di giustizia contro un potente ciò dipende da qualche magistrato e giornalista onesto e soprattutto dall’impegno e dalla vigilanza delle persone comuni – spesso organizzate in comitati dei familiari delle vittime – impegnate contro insabbiamenti, depistaggi e cavilli.

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al 2 dicembre 2019


 

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