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sciopero del 14 novembre

diverse piazze … con problemi di fondo

Nella giornata del 14 novembre si è intrecciato lo sciopero dei metalmeccanici della Fiom e quello “generale e sociale” proclamato da una parte del sindacalismo di base, insieme ai centri sociali e alcune realtà studentesche. Le decine di migliaia di persone che sono scese in piazza confermano la disponibilità e la volontà a dare continuità alla mobilitazione contro le politiche antipopolari del governo delle piccole/larghe intese e dei ceti padronali che lo sostengono.
Sono state piazze molto diverse tra loro per composizione e modalità, ma bisogna riconoscere alcuni seri problemi che si ripropongono e che ostacolano la possibilità di far crescere fiducia, unità, solidarietà e di indicare un’alternativa credibile. Ciò potrebbe avvenire se si discutesse di più su come soddisfare i bisogni immediati insieme a quelli umani più essenziali come lavoratori, precari e senza lavoro, ma anche come vittime di alluvioni e dei disastri ambientali; sul modo di far incontrare questi bisogni con quelli delle persone immigrate sottoposte ad una vandea razzista capeggiata dalle destre sempre più minacciosa; su come far crescere relazioni solidali contro l’inimicizia e la violenza che rendono la vita quotidiana più difficile per tutti; su come comprendere che la resistenza popolare al mostro dell’Isis riguarda umanamente anche noi. In breve scendere in piazza è importante, ma oggi è più che mai decisivo incontrarsi, confrontarsi, discutere e condividere quali siano le idee e i valori su cui unirci fronteggiando un contesto sociale e morale molto difficile.
In questo senso non aiuta fissare un ansioso calendario di scioperi come terreno di dannosa competizione e divisione tra le molteplici sigle dello stesso sindacalismo di base, così come tra questo e la confederazione burocratica di Cgil, Cisl e Uil. Non aiuta enfatizzare il successo del 14 moltiplicando la partecipazione ai cortei come hanno fatto i rappresentanti del sindacalismo di base, pur sapendo che in piazza come organizzazioni si contavano in poche centinaia. Nello stesso tempo è sempre più dannoso l’agire di quei gruppettari che – non sapendo proporre altro – vanno in piazza unicamente per incrociare i propri bastoni con i manganelli della polizia.
Tutto ciò è da ostacolo alla crescita di un autentico protagonismo delle persone. Le burocrazie sindacali insieme a ciò che resta della sinistra dominata sono organicamente contro questa possibilità. Non a caso la principale preoccupazione è la gara tra di chi mette la prima bandierina sul prossimo sciopero generale. Così si è mossa la Cgil convocando lo sciopero generale del 5 dicembre non cercando nemmeno formalmente l’unità con Cisl e Uil con le quali non ha certamente differenze strategiche. Questi scontri all’interno delle caste burocratiche riproducono nuove divisioni tra le persone che vogliono reagire, mentre c’è bisogno di suscitare fiducia, unità e solidarietà.

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