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AdessoLaStoria

                           

                           

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La nostra Corrente

Di persone, sentimenti e rivoluzioni

Quello che discutiamo, deliberiamo e progettiamo racconta chi siamo.
Si può iniziare restituendo qualche aspetto saliente del nuovo corso che abbiamo imboccato. Innanzitutto abbiamo deciso di cambiare nome alla nostra corrente, dopo quattordici anni: da Utopia socialista a Umanesimo socialista. Perché è il tempo di affermare ancor più nel presente quello che siamo e proponiamo e non solo di rincorrere l'aldilà da venire per quanto nobile nelle intenzioni.
Siamo umanisti per vocazioni essenziali e complessive: crediamo che l'umanità abbia in sé le potenzialità del bene comune e del riscatto da ogni schiavitù.
Siamo socialisti per convinzione storica, etica ed utilitaristica: intravediamo già nel nostro sperimentare la validità e l'attualità di una comunanza umana innovativa su più piani.
Siamo rivoluzionari per simpatia, opportunità e necessità: sosteniamo gli esempi della nostra gente migliore, che ieri come oggi cerca di ritornare al meglio di sé rovesciando con la lotta lo stato di cose presenti.
L'essere umanisti si intreccia inseparabilmente e si qualifica con l'essere socialisti, ma al tempo stesso definisce il nostro socialismo come diverso da tutti gli altri perché subordinato alla più vasta e determinante dimensione dell'umano. Da umanisti socialisti ci rapportiamo e giudichiamo le rivoluzioni.

In questi termini intendiamo la priorità della vita rispetto all’impegno e la loro profonda simbiosi, per quanto ci riguarda. Che siano inseparabili, non perciò coincidenti, astrattamente dovrebbe essere evidente ma concretamente non lo è affatto. Stiamo sfidando una pratica politica plurisecolare  segnata da confusioni e separazioni. L’ingaggio unilaterale nelle battaglie sociali ha troppo spesso significato la dimenticanza o il sacrificio inutile dell’esistenza da parte dei protagonisti. Al tempo  stesso, e sempre più frequentemente nella contemporaneità, il fare politica è stato scisso dal  campare quotidiano. Questa assurda e sospetta cesura è stata esaltata dalla democratica separazione tra “pubblico e privato”, che ovviamente comporta una doppia contabilità (im)morale. Da un lato si curano i propri interessi personali, dall’altro ci si occupa della res publica: come minimo comun denominatore funge “il fine che giustifica i mezzi”. Prestando attenzione alla condizione umana è possibile accorgersi che questa prassi ha ridotto l’impegno ad un esercizio volontaristico puntuale e senza effetti durevoli o ad una pura ritualità o effimera appartenenza elettorale, e soprattutto impoverisce la vita delle persone, a tutto vantaggio della sopravvivenza dei poteri oppressivi. Viceversa ricondurre al proprio bene la scelta di battersi per il bene comune può significare qualificare in modo soddisfacente l’agire per la collettività ed innanzitutto arricchire l’essere di ciascuno umano tra gli umani. Umanisti cioè più profondamente ed eticamente umani, socialisti come interpreti innovatori della società. La ricerca della nostra comunanza trova origine nell’intima speranza di felicità che coltiviamo e ad essa deve rispondere. Offriamo agli altri quello che noi stessi cerchiamo: il benessere. In questo senso si può dire che abbiamo un “interesse superiore”.

La storia non è finita, come invece raccontano gli integrati, ma non si ripete, come predicano gli apocalittici. L’imperversare delle guerre, frutto e alimento permanente degli Stati, segna il destino  della nostra specie che però dalla sua intimità sprigiona energie ancestrali di potenziale rinnovamento e politicamente incontenibili. Primeggia nel far emergere la speranza il genere femminile. Germogliano continuamente coscienze e attività di tante donne in varie parti del mondo: rappresentano una controspinta alla temperie bellica e alla violenza patriarcale e maschilista e innanzitutto una formidabile scossa positiva per il futuro dell’umanità. L’angustia, spesso mortifera, delle frontiere nazionali persiste eppure si incrina sotto la potentissima ed inarrestabile spinta dei flussi migratori. È la tensione alla società mondiale: un caos incontrollabile per i poteri oppressivi in cui nuove attese si mischiano a vecchie illusioni. L’ossessione conservativa o retrograda, stimmate  di ogni politica, è stata infranta tanto clamorosamente quanto provvisoriamente dalle rivoluzioni della gente comune in Egitto e Siria: una lezione inedita ed imperitura per chi è desideroso di proiettarsi in un’avventura di costruzione collettiva benefica.
Tutto può cambiare per chi vuole e sa 
guardare alle autentiche e nascoste risorse delle essenze umane, niente cambierà per chi si ostina a trascinarsi nelle esperienze consunte e coatte portandosi appresso il fardello di vecchi e falsi schemi. Il meglio della vita quotidiana, accuratamente censurato dall’informazione di regime, così come lo sviluppo delle scienze cognitive cominciano a raccontarci una storia diversa sulle aspirazioni e le qualità che tutti possediamo sin dalla nascita. Abbiamo una disposizione antropologica alla ricerca dell’altro, dello stare assieme, della felicità; non il vizio antropofago a prevalere, all’inimicizia, a stare male come ci mostrano continuamente le varie istituzioni oppressive e ci ripetono stancamente i giullari di corte.
Assumere un nuovo sguardo sull’umanità 
e della nostra stessa umanità vuol dire scegliere una visione del bene comune, quindi etica e morale. Saper eleggere in piena indipendenza i valori di cui vogliamo vivere, ed apprenderli, pensarli, praticarli significa autosuperarsi per essere felici. In sintesi ricercare costantemente ed affermare  positivamente il valore della vita, per cui vale la pena di impegnarsi, negando e contrastando i disvalori dell’oppressione mortifera.
È questo al centro del nostro imparare a discutere, stare, agire e progettare assieme. Mentre ci schieriamo al fianco del popolo palestinese, diffidando delle sue direzioni, contro l’ennesima prepotenza distruttiva dello Stato sionista di Israele e difendiamo tutte le popolazioni del luogo contro il mostro neonazista dell’Isis, cerchiamo di ragionare intorno ai grandi e pulsanti problemi irrisolti del nostro essere umani.
Perciò l’incontro annuale tra i nostri ispiratori si è concentrato sulla rivoluzione umana e quindi sulla soggettività e la sentimentalità della specie. Se lo vorrete proveremo a raccontarvi e chissà a coinvolgervi in questa riflessione.

 28 agosto 2014
(tratto da La Comune n. 238) 

 

 




(tratto da: Dario Renzi, La nostra Corrente. Di persone, sentimenti e rivoluzioni. Tema de La Comune n. 238)

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