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Prospero Gallinari

uno stalinista che ha contribuito
alla normalizzazione dei movimenti

Il 14 gennaio è morto Prospero Gallinari, uno dei capi storici delle Brigate Rosse. Quando muore una persona dispiace, ma andrebbe ricordata per ciò che è stata nella vita. Il leader brigatista scomparso è stato celebrato da tanti. I telegiornali gli hanno dedicato servizi dipingendolo come un rivoluzionario coerente. Il manifesto gli ha dedicato un intera pagina

ripubblicando stralci del suo libro ricalcando la tesi dei “compagni che hanno sbagliato”, ma sostanzialmente rivendicandolo nel proprio album di famiglia. Gli altri gli ha dedicato un ricordo titolando “Gallinari uno stalinista, una persona meravigliosa”. Ai suoi funerali, oltre ai vecchi leader brigatisti, c’erano esponenti di Rifondazione Comunista, di Centri Sociali e di ciò che resta dei gruppuscoli filo-stalinisti. Tutti insieme per rivendicare la persona. Tutti a celebrare come rivoluzionario un personaggio che ha contribuito ad un progetto reazionario, che ha favorito la normalizzazione e la repressione dei movimenti come è stata la sciagurata vicenda brigatista. Chi è stato Gallinari? Prima di diventare brigatista era un attivista della Federazione giovanile comunista italiana di Reggio Emilia. È stato un fervente e convinto stalinista cresciuto con il mito dell’URSS e del socialismo dei gulag; lui stesso ha più volte dichiarato, non a torto, la continuità tra queste sue origini e la scelta del terrorismo.
È stato quindi uno dei leader delle Brigate Rosse che con il loro agire distruttivo ed omicida hanno causato danni gravi alla nostra gente e alle coscienze, favorendo sempre gli oppressori, la repressione e la normalizzazione dei movimenti. Le BR hanno fatto comodo, e continuano a farlo, per deturpare l’idea stessa di rivoluzione, facilitando l’identificazione tra questa ed il bagno di sangue. In realtà Prospero Gallinari è stato parte di quel gruppo di terroristi maggiormente implicati in accordi, patti e azioni congiunte con settori dei servizi segreti. Infatti, insieme a Mario Moretti, è stato parte essenziale del commando che ha rapito e poi ucciso Aldo Moro. Nel caso del rapimento del politico democristiano sono provate le innumerevoli connivenze con i servizi segreti, senza le quali la banda ultraminoritaria di brigatisti non avrebbe mai potuto gestire il rapimento di Moro per ben 55 giorni. Non casualmente Gallinari insieme a Moretti era stato legato a Corrado Simioni, uomo legato alla CIA e ai servizi segreti e per questa ragione denunciato all’epoca da tutta l’estrema sinistra. Fu denunciato dallo stesso Renato Curcio, capo storico delle BR, come una spia e un provocatore. Gallinari non ha mai fatto autocritica, ha sempre respinto le tesi “ dietrologiche” rivendicando la purezza brigatista. Negli ultimi anni ha girato l’Italia per tenere conferenze in tanti centri sociali dove è stato celebrato e accolto come un esempio di rivoluzionario. Gallinari non ha però mai risposto ad alcuno dei quesiti sollevati dalla drammatica vicenda del rapimento di Moretti tutt’ora rimati “misteriosi”. Per esempio non ha mai spiegato perché i brigatisti scelsero di tenere nascosto il memoriale Moro o perché non abbiano mai rivelato chi fossero i killer sulla moto Honda, visti da testimoni, che svolsero un ruolo fondamentale nell’agguato di via Fani. Va ricordato, quindi, per quello che è stato: uno stalinista con frequentazioni con i servizi segreti mai chiarite.

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