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manifestazione studentesca 17 novembre

perché non ci saremo, che cosa proponiamo

Il 17 novembre prossimo è prevista anche in Italia la manifestazione internazionale studentesca promossa come tutti gli anni dall’Unione degli Studenti. La sfilata, quest’anno,

è al grido degli slogan indignati del momento: “siamo il 99%”, “occupy the world”, “join the global revolution”, “siamo i Draghi ribelli” eccetera. Socialismo rivoluzionario non aderisce, non partecipa e invita gli studenti a non andare a questa manifestazione. Il perché è presto detto: il percorso abbracciato dall’UdS e dalla Rete della Conoscenza che sfocerà nel 17 novembre – dal loro sito “lo sciopero generale del 6 settembre, la grande giornata di mobilitazione studentesca del 7 ottobre, l’esperienza di occuparebancaditalia e soprattutto il 15 ottobre”, quest’ultimo rivendicato in toto e senza una mezza parola di condanna delle violenze avvenute – lungi dal costituire, come pretendono tali sigle, la crescita di un possibile movimento studentesco, sta rappresentando al contrario una traiettoria minoritaria sempre più decadente e greve, che non solo non va nel senso di costruire un’alternativa effettiva di vivibilità nelle scuole e per la maggioranza dei giovani, bensì vede in prima fila settori estremamente risicati e per lo più privilegiati di gioventù che come unico orizzonte hanno quello di bussare e/o gridare per farsi aprire la porta da settori di potentati economici e politici (leggi: la prima causa della crisi) usando il loro stesso linguaggio condito di machismo, condividendo la loro stessa visione del mondo e delle persone (in primo luogo delle donne), reclamando per sé ‘la grana’, difendendo la scuola statale che cade a pezzi, che è sempre più distante dai bisogni dei giovani, che non educa ad essere persone migliori ma competitive ed egoiste e che non dà nemmeno una strada per affermarsi positivamente nella vita.
La possibilità di un riscatto anche per i giovani in questo paese è un’opera complessa ma possibile, prendendo le distanze dai settori violentisti o che ammiccano al violentismo e dal veleno che la loro logica negativa e distruttiva alimenta tra altri giovani. Tale logica è mutuata interamente dal sistema statale democratico, dal suo riformismo totalitario, dal suo bellicismo costitutivo. Una logica a cui la scuola di Stato – che UdS e simili non mettono mai in discussione – da sempre, per altro, istruisce e addestra.
C’è un’altra strada per noi, che si basa in primo luogo su un protagonismo diffuso e costruttivo, ovunque ci siano giovani che desiderano impegnarsi in prima persona per cambiare la scuola insieme agli altri e renderla un luogo più utile e vivibile per tutti, provando a soddisfare i propri bisogni elementari di studenti (sicurezza degli edifici, spazi e tempi di aggregazione e autogestione, libertà di espressione, diritto allo studio gratuito per tutti) schierandosi al tempo stesso a fianco dei più colpiti dalla crisi, di quelli che più la stanno pagando in questi anni e che continueranno a pagarla anche con questo nuovo governo di emergenza nazionale Monti contro il quale siamo nettamente schierati: in primo luogo gli immigrati e le immigrate, le lavoratrici e i lavoratori, le donne, i disabili e gli infermi, i precari, gli anziani, i settori meno agiati della gioventù, le popolazioni colpite dai disastri naturali.
Con questa logica saremo in piazza pacificamente il 3 dicembre prossimo alla manifestazione nazionale della CGIL contro la crisi, senza illusioni rispetto alle logiche di difesa degli interessi statali e padronali di questo sindacato, ma dando vita a un settore unitario “Solidali contro la crisi”, insieme ai Comitati Solidali Antirazzisti e all’Associazione nazionale antirazzista e interetnica 3 Febbraio; fin da oggi invitiamo tutti i giovani che lo vogliono a costruire con noi questo appuntamento, incontrandoci a scuola o nel quartiere, riunendosi con i Comitati Solidali Antirazzisti già presenti nel proprio istituto o incontrandosi per fondarne di nuovi.

giovani di

                                            

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