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a proposito delle manifestazioni del 4 novembre

un altro imbroglio politico

L’Unione degli studenti (Uds) ha indetto un’altra giornata di mobilitazione nazionale studentesca con diversi appuntamenti nelle città. Anche questa volta, come per il 7 ottobre, la piattaforma presenta non pochi problemi. Manca una denuncia chiara del governo Berlusconi e non si nomina nemmeno la riforma della scuola del ministro della pubblica istruzione Gelmini. Nella piattaforma si rivendica la manifestazione del 15 ottobre, disastrosa per contenuti e fallimentare per gli esiti (e alla quale hanno partecipato circa 40

mila persone e non 500 mila come dicono quelli dell’Uds). Contenuti generici, mancanza di schieramento con i settori più poveri come gli immigrati, contenuti maschilisti e beceri a partire dallo striscione d’apertura “Stiamo andando tutti a puttane”: questo è stato il 15/10. E se nella piattaforma del 4 novembre si denunciano genericamente le logiche repressive, contro le quali noi siamo da sempre schierati (dalla repressione poliziesca alle misure prese a Roma da Alemanno che ha proibito cortei per un mese), si tace irresponsabilmente sulla violenza reazionaria contro le cose e le persone che si è scatenata il 15/10 e che ha impedito al corteo persino di svolgersi. Violenza che è stata scatenata da piccole minoranze che sovente provengono da ceti borghesi benestanti o addirittura ricchissimi e che sopratutto sono borghesi nelle movenze e nelle aspirazioni: vogliono essere garantiti dallo Stato o esprimono una violenza cieca priva di sbocchi positivi. Poche centinaia di farseschi guerriglieri pericolosi che si vogliono rappresentanti autonominati dei ceti più poveri, che non ci risulta fossero in piazza a fare gli scontri: dagli studenti fuori sede agli immigrati, dai pensionati ai milioni di poveri che vivono in questo paese. Inoltre nella piattaforma del 4 novembre c’è un appello alla riduzione delle spese militari, che ovviamente vede tutto il nostro accordo. Se, tuttavia, ci si appella e si difende quella stessa democrazia italiana armata fino ai denti che, grazie alla sua costituzione, permette di fare la guerra (vedi Libia) partecipando a organismi internazionali come l’Onu e la Nato (art.11) questo appello risulta generico, strumentale o, come dicono loro stessi, semplicemente provocatorio. Lo Stato italiano potrebbe lenire immediatamente gli effetti della crisi economica riducendo in maniera drastica le spese militari e sostenendo i ceti più deboli ai quali, invece, governo e opposizione vogliono imporre nuovi sacrifici. Per questi contenuti, per l’ambiguità e i silenzi della piattaforma noi di Socialismo rivoluzionario non aderiamo, non partecipiamo e non saremo presenti con il nostro giornale La Comune a queste mobilitazioni: esse non aiutano a rendere la scuola un luogo più utile e vivibile ma al contrario fanno arretrare la coscienza e il protagonismo delle persone.

 

                                          giovani di   

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