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corrispondenza da L'Aquila

anno nuovo, vecchi problemi

L'inizio del 2011 non ha portato sostanziali miglioramenti nella vita degli aquilani. La gran parte dei problemi è anzi rimasta invariata, o è peggiorata a causa dell'immobilismo e delle persistenti speculazioni del comitato del malaffare. Alcuni sfollati, ospitati ancora nelle strutture alberghiere, nelle prime settimane del nuovo anno sono stati “sfollati” per la seconda volta: sarebbero dovuti rientrare nelle loro case dopo la fine dei lavori di ristrutturazione, ed invece stanno pagando per i ritardi delle ditte incaricate di questi lavori.
Nel frattempo molti dei moduli abitativi del Progetto C.A.S.E. e dei M.A.P., in cui sono state alloggiate circa 20 mila persone, non sembrano in grado di affrontare la rigidità degli inverni aquilani, nonostante l'enorme spreco di denaro che è stato necessario per costruirli (2700 euro a mq). A dicembre e a gennaio sono state innumerevoli le segnalazioni di guasti degli impianti di riscaldamento, delle tubature dell'acqua, ed in alcuni casi della pericolosità degli impianti elettrici. Come durante lo scorso inverno, centinaia di persone sono rimaste al freddo e senza acqua calda, con temperature esterne di -10°, aspettando ditte che non sempre erano in grado di riparare i guasti.
Tutto ciò perché il progetto C.A.S.E. non è stato pensato per le esigenze della città, ma era un progetto già pronto in attesa di una qualunque catastrofe su cui speculare; in merito a ciò è anche in corso un'indagine sugli isolatori sismici utilizzati per la costruzione di queste piattaforme-dormitori: sembra infatti che oltre al loro costo spropositato, questi isolatori non abbiano neanche la necessaria omologazione. Questa tecnologia, nuova in Italia, non è stata testata sufficientemente, diversamente da quanto avvenuto negli States e in Germania; ma l'immenso potere della Protezione civile di agire in deroga a qualunque regola ha aperto innumerevoli possibilità ad affaristi di ogni risma.
 

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