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AdessoLaStoria


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sciopero del 28 gennaio

una mobilitazione sotto tono

L’esito dello sciopero generale dei metalmeccanici del 28 gennaio non ha avuto il risultato che la Fiom-Cgil si aspettava. Non tanto per i dati di adesione allo sciopero che stando a ciò che dichiara la Fiom dicono di una media di partecipazione intorno al 70%, quanto per la mobilitazione in piazza e ancora di più per il clima presente nei cortei. Sono scesi in piazza diverse decine di migliaia di persone nelle principali città soprattutto a Torino, Milano,

Padova, Bologna (il giorno prima), Genova, Massa e nelle località dove sono presenti le aziende della Fiat, non solo lavoratori e lavoratrici metalmeccanici ma anche settori del pubblico impiego mobilitati dal sindacalismo di base (Unicobas e Cobas avevano proclamato lo sciopero inter-categoriale) e di studenti. A livello di testimonianza la presenza delle forze politiche della sinistra decadente e resistenziale e del cartello “Uniti contro la crisi”, totalmente appiattiti sui contenuti della Fiom.
A parte qualche eccezione molti cortei sono stati silenziosi e poco combattivi. Ha prevalso un sentimento di sfiducia, di confusione e di debolezza verso le prospettive a cui ha fortemente contribuito il carattere e il contenuto dato dalla Fiom-Cgil a questa mobilitazione, finalizzata a “chiedere un nuovo accordo” a Marchionne per rilanciare “l’economia nazionale”. Una logica tutta interna alle compatibilità padronali e governative che sommata alla scelta di convocare lo sciopero dopo il referendum truffa a Mirafiori ha determinato un coinvolgimento molto al di sotto delle necessità a fronte della gravità dell’attacco in atto alle condizioni di lavoro, di vita e alla dignità umana dei lavoratori.
Eppure lo stesso esito del referendum di Mirafiori indica una voglia di reagire che avrebbe meritato e merita molto di più, per affermare e costruire un’alternativa solidale contro la prepotenza padronale e democratica. In tal senso si è contraddistinta la presenza nei cortei de La Comune e di Sr che in diverse città ha animato un settore unitario assieme ai Comitati solidali e antirazzisti e all’Associazione antirazzista “3 febbraio”.

 

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