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AdessoLaStoria


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referendum Mirafiori

il ricatto vince di misura

Nella serata del 15 gennaio 2011 si è svolto il referendum tra i lavoratori di Mirafiori che dovevano esprimere – con un assenso o diniego – la validità del famigerato accordo sottoscritto il 24 dicembre 2010 tra Fiat e Fim-Cisl, Uilm Uil, Fismic e Ugl, che segna il destino della storica fabbrica di Torino e soprattutto delle persone che vi lavorano.
I SI hanno ottenuto il 54% e i NO il 46 % ( a Pomigliano a luglio 2010 i NO sono stati del 36%). Tra gli operai però – dove si applicherà questo accordo -  i dati cambiano: 2314 SI e 2305 NO, appena nove voti di differenza ; sono stati gli impiegati e quadri che con 421 SI e 20 NO hanno permesso all’intesa di ottenere la maggioranza.
Nonostante il pesante ricatto di Marchionne – che comunque aveva gia deciso di non rispettare l’eventuale esito negativo della consultazione – e nonostante uno strumento come il referendum –  in cui vince chi prende più voti e gli altri non esistono più – speranze e bisogni non sono stati schiacciati dalle comprensibili paure. L’esigenza di migliorare la vita assieme difendendo e affermando valori umani come la dignità, la libertà e la salute è stata strenuamente difesa da molti operai delle catene di produzione – in particolare in montaggio e lastratura dove hanno prevalso i NO  – mentre in verniciatura e altri reparti i SI hanno raggiunto a fatica il 51%.
D’altronde il fronte del SI non è  particolarmente convinto, come si evince da numerose dichiarazioni del tipo “ è un SI triste” oppure “ voto SI ma contro coscienza” (dal sito www.repubblica.it).
Nell’esito e nell’alta percentuale di partecipazione al voto (95%) dei lavoratori di Mirafiori possiamo rintracciare la loro volontà – utilizzando il referendum, uno strumento distorto, parziale e ingannevole come ogni strumento democratico – di continuare a lavorare ma senza ridursi a macchine, di non asservirsi totalmente alla produzione, di mettere al centro il miglioramento della vita  e non la disumanizzazione come impone la logica della competitività e del mercato. Intendimenti che hanno bisogno di nuove strade e di un nuovo impegno per affermare altruismo, cooperazione, amicizia e solidarietà, in alternativa alle logiche egoiste e distruttive che l’ideologia del profitto alimenta; propositi da sostenere  dentro e fuori la fabbrica, senza affidarsi a nessuna burocrazia sindacale – Fiom compresa – ma ad un principio di autorganizzazione solidale da attivare insieme ai colleghi ed alle colleghe.
Più fiorirà solidarietà umana e più verrà difesa la comune umanità di ogni persona che lavora, più l’unità si accrescerà e si potranno fronteggiare ritmi forsennati e condizioni disumane. Che panorama potrà delinearsi se alla base della catena di montaggio, di lastratura, di verniciatura… ci saranno organismi di lavoratori solidali, se per ogni turno di lavoro ci saranno “delegati della solidarietà” che sorveglieranno insieme ai colleghi che la salute e la dignità vengano rispettate?
 

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