Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

bannercorsibig 


Stampa
PDF

14 gennaio 2011, ore 22

Ben Alì ha lasciato la Tunisia!

solidarietà con la rivolta del popolo tunisino

Ben Alì il presidente corrotto della Tunisia, al potere da 23 anni è stato costretto a lasciare il paese sull’onda della mobilitazione popolare. La rivolta giovanile e popolare di queste settimane ha prima fatto vacillare poi costretto alla fuga il dittatore probabilmente anche per le pressioni di una parte del potere e dell’esercito che ha rifiutato di sparare e che cerca di riprendere il controllo sulla popolazione e di frenare la sua lotta.
Diamo solidarietà ai fratelli ed alle sorelle tunisini che hanno espresso con la loro rabbia la volontà di libertà, di una vita dignitosa, di pane e lavoro decente. In Tunisia c’è una rivolta della miseria. Una rivolta drammatica. In queste settimane hanno perso la vita uccisi dal potere assassino decine e decine di giovani.
“Libertà e dignità no all’umiliazione”, “Pane ed acqua sì, no a Ben Alì” gridava la folla in questi giorni. Una gioventù con alti tassi di istruzione superiore e priva di sbocchi lavorativi, tantissimi e tantissime giovani, la maggioranza del paese, si sono rivoltati sfidando lo stato d’assedio e la repressione. In Tunisia, chiamata la Svizzera del Nord Africa, la fame è resa ancora più amara dalla corruzione e dalla ingiustizia dilagante. Ciò ci può lasciare immaginare le conseguenze dello sfruttamento e della rapina delle risorse che hanno vissuto decine di paesi africani e nordafricani, di per sé ricchi di risorse ma resi poveri dal depredare delle potenze occidentali e dalla corruzione dei regimi locali.
In Tunisia vi è anche una riprova del fallimento del sistema democratico internazionale.
I politici democratici, da Chirac a Sarkozy, da Craxi a Berlusconi, hanno fatto affari per decenni con Ben Alì, hanno taciuto la mancanza di libertà, hanno depredato le risorse della Tunisia.
Oggi sono probabilmente già in corso tentativi per calmare la collera del popolo e per privarlo dei frutti della sua lotta e del suo sacrificio: la libertà ed una vita dignitosa.
A cominciare dal primo ministro Ghannouchi, fino a ieri servo di Ben Alì, o i capi dell’esercito che hanno preso le distanze dal dittatore dopo anni di complicità. Non dobbiamo sottovalutare gli imbrogli dei politici e dei finti oppositori, dei vecchi apparati che oggi si ripresentano parlando di democratizzazione.
Il futuro delle popolazioni tunisine, la loro autodeterminazione ha bisogno dei propri ambiti, di una prospettiva di liberazione, basandosi su organizzazioni ed associazioni libere, su di una propria riorganizzazione e ricostruzione sociale dopo 23 anni di dittatura e parcellizzazione.
Ai fratelli tunisini, algerini ed in generale arabi, a tutti gli immigrati che sentono queste lotte come le loro, rivolgiamo un invito a dare voce alla grande forza che è la solidarietà umana ed internazionale, al di là delle etnie, delle differenze religiose e di origine.
Alla gente comune italiana che spesso considera la Tunisia solo come un luogo dove fare vacanze a buon mercato, o dove imprenditori senza scrupoli fanno affari, rivolgiamo l’appello a schierarsi in maniera solidale. In questi giorni vogliamo far conoscere queste lotte, discutere con i fratelli del Maghreb che sono in Italia, fargli sentire la solidarietà nelle strade, rafforzare l’unità degli immigrati in Italia per denunciare l’ipocrisia dei politici italiani, per cercare di migliorare la vita dei fratelli immigrati anche qui.

 


 

Ultimo Numero

 • n. 348


dal 18 novembre
al 2 dicembre 2019


 

bannersideconvegno

 

- il pamphlet -

 Mai così tante persone a
Casa al Dono: 850 iscritti, 
di differentei paesi e
provenienze, da una sponda
all'altra dell'oceano...



è uscito
umanesimo
socialista
n.5

us4