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solidarietà con la lotta dei giovani e del popolo tunisino

via il regime assassino e corrotto
di Ben Alì

Tunisia la protesta popolare cresce: da Gafsà nel sud, fino dentro la capitale, Tunisi.
Diamo solidarietà ai fratelli ed alle sorelle tunisini che vogliono la libertà, una vita dignitosa, il pane ed un lavoro decente.
La rivolta è cresciuta in questi anni, come la collera della gente. Prima nelle regioni delle miniere, nelle città interne dove la disoccupazione è sempre più alta,  ma è totale l’indifferenza del potere. Poi nelle università dove i giovani e le giovani studentesse sono lasciati a marcire o costretti ad emigrare.
Una gioventù con alti tassi di istruzione superiore e priva di sbocchi lavorativi; un regime autoritario e nepotista, profondamente corrotto, una Europa capace solo di chiudere le frontiere: molti fattori concorrono alla crisi attuale che, al di là degli sviluppi futuri, pone ineludibili esigenze  d’assieme, materiali e morali.
In Tunisia i giovani sono tantissimi, sono la maggioranza del paese, una grande energia viva costretta al silenzio e privata della dignità. Ricordiamo Mohamed Bouazizi che si è dato fuoco qualche settimana fa per il dolore, la rabbia, per lanciare un messaggio anche se disperato ed autodistruttivo.
Ben Alì è al potere da 23 anni, il suo regime, i funzionari, i politici, i sindacalisti ufficiali sono corrotti, il regime ha privato di libertà la popolazione in modo asfissiante. Ben Alì ha definito terroristi i giovani che lottano, ha mandato contro di loro l’esercito, ha provocato decine di morti. Ma chi semina il terrore è proprio il potere assassino di Ben Alì. Oggi questo potere corrotto vacilla, è costretto a fare concessioni, per paura della vasta mobilitazione popolare, che però sembra non fermarsi. Sono nati probabilmente nuovi sindacati indipendenti e nuove associazioni di base della gente che lotta, ma non dobbiamo sottovalutare gli imbrogli dei politici e dei finti oppositori e dei vecchi apparati che oggi si ripresentano. 
I governi democratici europei, Francia ed Italia in testa, sono stati amici di Ben Alì. Oggi continuano a dargli consigli per cercare di calmare la rivolta popolare e mantenere il controllo. È l’ipocrisia democratica che sembra accorgersi ora della fame e della oppressione del popolo tunisino, ed intanto continua a chiudere le frontiere e negare l’ingresso ed il soggiorno agli immigrati in Italia.
Sosteniamo queste lotte e ci rivolgiamo a tutti i fratelli e le sorelle immigrati in Italia per dare solidarietà e coraggio a questa popolazione che lotta.
Non lasciamo soli i nostri fratelli tunisini e algerini che lottano! Uniamoci alla loro voce per chiedere libertà, dignità e pane per la popolazione tunisina, perché sia cacciato il regime corrotto!
Ai fratelli tunisini, algerini ed in generale arabi, a tutti gli immigrati, che sentono queste lotte come le loro, rivolgiamo un invito a  dare voce alla grande forza che è la solidarietà umana ed internazionale, al di là delle etnie, delle differenze religiose e di origine.
In queste ore la repressione ed il massacro del macellaio Ben Alì continuano, con decine di morti e feriti, facciamo sentire la nostra voce per porre fine al massacro.
In questi giorni vogliamo far conoscere queste lotte, discutere con i fratelli del Maghreb che sono in Italia, fargli sentire la solidarietà nelle strade, rafforzare la unità degli immigrati in Italia per denunciare l’ipocrisia dei politici italiani, per cercare di migliorare la vita dei fratelli immigrati anche qui.

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