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AdessoLaStoria


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dall'assemblea sindacale delle scuole
di Firenze e provincia

scuola: statale o solidale?


Posti in piedi al teatro Saschall la mattina del 15 settembre, code all'ingresso, altoparlanti per chi è rimasto fuori. La Comune va a ruba (“questo giornale è solidale con te”), copie esaurite in meno di un'ora, volantini anche. Noi di Socialismo rivoluzionario di Firenze che lavoriamo, anche da precari, nella scuola ci siamo dati appuntamento coi nostri colleghi e colleghe, tanti altri li rincontriamo al momento.

 Di scena, migliaia di protagonisti. La maggioranza non è avvezza al palco, ma la loro presenza è impattante. Sono le persone che lavorano, o non lavorano più, o aspettano una chiamata, nelle scuole di tutta la provincia. Spaccato umano di centinaia di migliaia di colleghi in tutto il Paese che vivono un presente incerto come mai prima ed il cui futuro dipende da loro (anche se ancora non lo si sa abbastanza), da noi. 140 mila, al 2011, sono i posti di lavoro che il governo sta tagliando: un  licenziamento di massa che non ha eguali.
Maestri e maestre, professori e professoresse, insegnanti di sostegno, amministrativi e amministrative, tecnici e tecniche, collaboratori e collaboratrici, qualche studente. E' grazie alla loro volontà, alla determinazione di noi tutti a non sottostare alle insopportabili prepotenze della ministra Gelmini che l'assemblea è stata un successo di partecipazione: così ha esordito Maria Bicchielli, dirigente di SR, nel suo intervento a nome del Comitato solidale e antirazzista Iqbal Masih delle elementari di Bagno a Ripoli. Il merito non va dunque a CGIL, CISL, GILDA e COBAS. Loro convocano e chiamano a raccolta a scongiurare il disfacimento della scuola pubblica statale, quella democratica, legale, del tetto massimo per gli studenti immigrati, dell'istruzione stanca e stancante. La maggioranza degli interventi dal palco è per salvarne il salvabile, il bisogno di dignità umana affiora e preme tra le migliaia di presenti, ma gli applausi scrosciano in difesa della scuola così com'è, anzi com'era. L'arroganza governativa fa indignare e preoccupare, sono le vite di chi nella scuola lavora e studia ad essere sotto attacco, ma le persone, che tali si sentono e come tali vogliono essere rispettate, confidano nell'identità di cittadini della società civile di cui questa scuola è maestra. Si fatica ad immaginarne una diversa, migliore, mentre si difendono giustamente dei diritti elementari. Federico Gattolin, come Maria dirigente di SR, parla dopo di lei. Anche la sua è una voce fuori dal coro ma è al contempo la più sintonica coi sentimenti speranzosi dei presenti e ne coinvolge all'istante l'attenzione, applaudito da una consistente minoranza: “Anche noi insegnanti dobbiamo imparare. Se vogliamo educare tanti giovani ad essere persone migliori, dobbiamo esserlo noi per primi: costruire solidarietà umana e comitati solidali antirazzisti e di noi lavoratori per una scuola davvero aperta e accogliente è la strada giusta. Non uno di meno, dei 140 mila che il governo sta licenziando!”.
Su la Repubblica del 16 settembre, c'è una foto di maestre nella sala del Saschall, una alza un cartello: “La parola agli insegnanti”. Impegnandoci perché siano quelle giuste.

 

Lucia Baragli  

 

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