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AdessoLaStoria


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Incendi in Russia

Responsabilità criminali degli oppressori

Gli incendi devastano la Russia in ampissime zone del suo territorio e minacciano in particolare la zona di Mosca, rendendo  l’aria irrespirabile: i decessi sono raddoppiati nell’ultima settimana a causa di malattie respiratorie, con oltre 300 morti accertati causati dagli incendi di queste settimane, migliaia di intossicati e feriti. Milioni di persone, la loro vita e le loro case, sono minacciate dalle polveri tossiche e direttamente dal fuoco. Sicuramente l’estate eccezionalmente calda e torrida e i venti stanno amplificando le dimensioni della tragedia, ma ci sono delle cause umane, più precisamente dovute all’agire dei poteri opressivi, che l’hanno facilitata e che ostacolano adesso la possibilità di difendere le persone dagli incendi e dalle loro conseguenze. 

 

 

Come denunciano in molti, mancano le mascherine per riparare bocca e naso dal fumo, ci sono solo 10 mila pompieri in tutta la Federazione Russa, le infrastrutture e i mezzi di pronto intervento per spenger gli incendi e assistere la gente sono debolissimi, è stato dimezzato il numero delle guardie forestali ed è assente il minimo coordinamento tra gli enti preposti alla gestione dei boschi. Nel frattempo  il presidente Medvedev dà consigli su come fare una limonata dissetante e discetta di archeologia, il sindaco di Mosca aspetta una settimana intera prima di tornare dalle vacanze e Putin scappa al sicuro in Abkhazia, non senza aver prima gettato la colpa sulle amministrazioni locali. Non c’è dubbio che queste ultime abbiano la propria parte di responsabilità, ma il comportamento delle massime autorità russe è estremamente emblematico: nel momento del massimo bisogno, quando c’è da tutelare la vita nel senso più elementare, la preoccupazione dei poteri oppressivi è in primo luogo tutelare se stessi, disinteressandosi cinicamente dell’esistenza delle persone comuni. Questo è ancora più significativo perché avviene in Russia, una delle principali potenze sulla scena internazionale, che dispone di grandi riserve finanziarie (grazie in primo luogo ai profitti legati alle proprie risorse energetiche). E’ una potenza che si esprime nella repressione interna e nelle minacce e nelle azioni belliche verso i paesi vicini, nei ricatti in relazione alla somministrazione di gas e altre fonti di energie, nel rinnovato peso nelle relazioni e negoziati tra governi e stati vari, ma non è una potenza utile alla vita, a salvaguardarla e migliorarla, anzi la minaccia in modo crescente, direttamente e indirettamente.  E’ questo tratto di uccidibilità a imparentare in primo luogo tutte le potenze oppressive, da quelle democratiche (basti pensare alla gestione militarizzata e speculativa del terremoto de L’Aquila in Italia e di quello ad Haiti da parte del governo USA) all’impero capitalista burocratico cinese in cui centinaia di persone muoiono nelle miniere o, come in questi giorni, nelle inondazioni. Anche in Russia, come sempre di fronte alle tragedie, migliaia di persone comuni s’impegnano e lottano per salvarsi e salvare altre vite, malgrado gli ostacoli posti dalle istituzioni statali e dagli altri poteri oppressivi, scuotendosi dalla passività. Da questo traiamo un messaggio di speranza e di vita, a queste persone, alle volontarie e ai volontari, alle vittime, a chi cerca di ricostruire va tutta la nostra solidarietà.

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