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13° fine settimana di proteste a Hong Kong

Nonostante il divieto della polizia e gli arresti, eseguiti nella giornata di venerdì, di attivisti e rappresentanti politici dell’opposizione, sabato 31 agosto migliaia di persone sono scese nuovamente per le strade di Hong Kong. Per aggirare il divieto sono state convocate veglie di preghiera nel centro dell’isola, mentre altre migliaia di persone si sono dirette verso gli Uffici di collegamento del governo centrale cinese, dove si sono verificati violenti scontri con la polizia, e i manifestanti sono stati dispersi dai cannoni ad acqua e da spari di avvertimento. Altri attivisti sono stati fermati e dal 9 giugno, inizio delle proteste, sono più di 800 le persone arrestate, in un crescendo di tensione con il governo locale, ma soprattutto con Pechino, che ha accusato i manifestanti di essere terroristi e ha inviato un corpo d’armata dell’esercito popolare ai confini con la penisola. La minaccia di intervento militare è una minaccia che per ora è rimasta tale: non è una scelta semplice per le ripercussioni a livello internazionale, però a Shenzhen è in corso l’addestramento di corpi paramilitari cinesi alle azioni antisommossa, sono quindi possibili altri scenari. I manifestanti intanto, la maggioranza dei quali sono giovani sotto i 30 anni e quasi la metà donne, continuano a denunciare le violenze della polizia e ieri hanno fatto sfilare una bandiera cinese con le stelle che disegnano una svastica, denunciando con lo slogan #chinazi il mancato rispetto dei diritti umani da parte di Pechino.

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