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Ad un anno dal crollo del ponte Morandi

DA NOI DIPENDE LA POSSIBILE SPERANZA DI UN FUTURO MIGLIORE

La demolizione del ponte Morandi è arrivata in queste ore a conclusione. Le più alte cariche istituzionali, in piena crisi di governo, saranno presenti alle celebrazioni per l’anniversario del crollo del 14 agosto. È l’ulteriore conferma che la politica, soprattutto in crisi, ha bisogno di lucrare sulla sofferenza e la paura, sulla morte e la distruzione di cui è anche direttamente o indirettamente responsabile.

Una parte dei familiari delle vittime ha già pubblicamente preso le distanze dalle stesse istituzioni un anno fa in occasione dei funerali di Stato, e oggi altri si aggiungono nel volere ricordare i propri cari con i soccorritori e tutte le persone che si sono adoperate in quelle ore per salvare vite umane. A loro e tutte le persone colpite come un anno fa e in questi mesi va la nostra vicinanza e solidarietà.

Una tragedia annunciata che ha provocato 43 vittime, centinaia di persone che hanno perso i loro cari, altre centinaia che hanno perso la casa, diversi quartieri sconvolti ed esposti quotidianamente ai pericoli della demolizione e della ricostruzione. Ad oggi, malgrado le indagini della procura sul reperto 132 e le iscrizioni nel registro degli indagati di vari funzionari istituzionali, nessuno di questi è stato sospeso dal proprio incarico. Il grottesco teatrino di Conte, Toti e Bucci sul Decreto Genova ha significato fare arrivare velocemente molti soldi e prometterne molti di più, accompagnati da una battente e assordante propaganda sul ritorno alla normalità e sul rilancio dell’economia genovese a cui in molti hanno creduto e in cui diversi hanno cercato un egoistico vantaggio. A tutto ciò si è aggiunta la demagogia di Toninelli e Di Maio sulla minaccia di sospensione della concessione alla Società Autostrade dei Benetton che si perderà in un’annosa battaglia legale di ricorsi.

Nessuna di queste istituzioni vuole e può garantire verità e giustizia e tanto meno ad esse possiamo affidare la difesa della vita o la possibilità di migliorarla. Sono gli stessi co-responsabili di questa tragedia così come lo sono della morte di tante persone che ogni giorno perdono la vita nel Mediterraneo; sono gli stessi che con l’ultimo decreto sicurezza voluto da Salvini, e approvato da tutti, rappresentano un pericolo per tutte e tutti noi.

Alcuni tra i comitati, le maestre, gruppi di abitanti dei quartieri hanno in questi mesi compreso che la vita e la salute non solo non hanno prezzo, ma non possono essere delegati a nessuno: diverse sono state le iniziative promosse (le centraline di rilevazione delle polveri alternative, la conquista di una giornata per far giocare in sicurezza i bimbi il giorno dell’esplosione e tante altre) che sosteniamo e ci auguriamo si possano moltiplicare, estendere e incontrarsi.

Possiamo unirci per difendere la vita e pensarla meglio assieme, per rendere i nostri quartieri luoghi più vivibili e sicuri perché innanzitutto chi ci vive può provare in prima persona a costruire relazioni di vicinanza e solidarietà quotidianamente. Il protagonismo di ciascuno è ciò che può essere garanzia della cura e la difesa della vita in questi quartieri e in questa città, che potrà significare anche monitorare ad esempio lo sviluppo delle indagini, l’impatto ambientale e sulla salute di ogni processo o lo smaltimento dei rifiuti della demolizione.

Impegnarsi insieme per una città a misura dei bimbi e più umana e accogliente per tutti è il modo migliore, anche in questo 14 agosto, di guardare al futuro e non dimenticare.

13 agosto 2019

La Comune Genova

 

 

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