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Modi e il Kashmir

Un pericolo per tutti

Il parlamento indiano ha deciso la revoca dello statuto autonomo della regione del Kashmir che era già sotto la sua giurisdizione. Il Kashmir, già diviso tra una parte controllata dal Pakistan, una dall’India ed una porzione anche dalla Cina, è l’unica regione indiana a grande maggioranza musulmana - a differenza degli altri stati della federazione che sono a maggioranza indù. New Delhi per garantirsi il controllo del Kashmir lo occupava militarmente sin dalla nascita dello stato indiano, ma concedendogli uno statuto autonomo che prevedeva alcune relative concessione formali e sostanziali. Ora tutto ciò è stato cancellato d’imperio, l’occupazione militare si è intensificata, sono in corso arresti di centinaia di persone e ci sono le prime vittime della repressione delle proteste. In primo luogo, nel denunciare l’occupazione e la repressione dello stato indiano in Kashmir, la nostra solidarietà va alle popolazioni e alle persone colpite.
Questa misura draconiana e il giro di vite repressivo sono volute dall’attuale premier Modi e dal suo partito, il BJP: si tratta di un nazionalismo indù spiccatamente bellicista, patriarcale e razzista con tratti nazistoidi che ha vinto con grande margine le recenti elezioni. Pezzi forti della campagna elettorale di Modi sono stati un raid aereo proprio nel Kashmir pakistano e la promessa di “liberare” tutta la regione. Sono certamente preoccupanti le dinamiche di degrado morale e culturale in atto nella società indiana, testimoniate dall’ampio appoggio di cui godono Modi e il nazionalismo indù. Nello stesso tempo pericoli di guerra si addensano di nuovo nella regione del Kashmir – già al centro di diversi conflitti aperti tra India e Pakistan, entrambi bellicosa potenze nucleari – e in tutto il subcontinente. La democrazia indiana, come tutte le democrazie, è stata sin dalla sua nascita autoritaria e bellicista, segnata peraltro dal terribile bagno di sangue dello scontro tra indù e musulmani nella partizione del ’47. Essa vive però oggi - come anche in altri paesi – un’ulteriore torsione ancor più bellicista, autoritaria e razzista. Tutto ciò è un pericolo concreto per le popolazioni del Kashmir, del subcontinente indiano e per tutti noi.

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