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Le mobilitazioni ad Hong Kong in un momento cruciale 

La convocazione dello sciopero generale del 5 agosto scorso ad Hong Kong in sostegno alle proteste che da settimane scuotono il Territorio autonomo segna un ulteriore approfondimento della mobilitazione popolare contro l’amministrazione filo-Pechino della governatrice Lam. Le proteste, nate per contestare una famigerata legge sulla giustizia che avrebbe permesso l’estradizione nello Stato cinese di oppositori e persone scomode, si sono estese ed acutizzate in questo mese anche dopo l’ottenimento della sospensione del provvedimento da parte delle autorità. Centinaia di migliaia di persone, in alcuni casi fino a due milioni, continuano a riversarsi nelle piazze per chiedere l’abrogazione definitiva del provvedimento, la cacciata della governatrice (longa manu del regime cinese) ed una inchiesta sull’operato criminale della polizia e di squadracce che hanno attaccato i manifestanti (probabilmente legate ad organizzazioni criminali e mafiose).

Alla testa delle proteste fino ad ora vi erano in prevalenza giovani e giovanissimi, con lo sciopero generale che ha toccato numerosi settori produttivi e dei trasporti, il coinvolgimento si è esteso a significativi ambiti di lavoratori.

E’ la più grave crisi dal 1997, come hanno ammesso le stesse autorità di Hong Kong, da quando cioè il territorio autonomo (che in passato era stato sotto il dominio inglese) ha avviato un’assimilazione con lo Stato cinese.

La popolazione dell’area è in maggioranza cinese ma, soprattutto fra i giovani, si estende la paura e l’ostilità verso la crescente annessione e sottomissione al tallone di ferro del dominio imperiale e burocratico di Pechino. L’attuale amministrazione transitoria è sempre più soggetta alle pressioni della potente e contigua dittatura e la situazione sembra avvicinarsi ad un punto critico. Pechino ha già “offerto” la disponibilità ad un intervento miliare diretto, anche se evidentemente preferirebbe strangolare o riassorbire la rivolta tramite le forze in loco. Per la dottrina imperiale cinese, ribadita dall’attuale leadership di Xi Jin Ping è essenziale che non venga messa in discussione la sovranità di ciò che viene considerata una parte indivisibile della madrepatria. D’altra parte – come gli stessi manifestanti hanno capito – nonostante la censura e la cappa oppressiva del regime totalitario e fascista di Pechino, l’immagine delle mobilitazioni moltitudinarie di Hong Kong giunge sottotraccia anche alle popolazioni dello Stato cinese e ciò non è certo gradito dentro le mura dei palazzi imperiali dominati dal Partito comunista.

Denunciamo dunque le minacce di Pechino e la repressione delle autorità locali del governatorato ed esprimiamo la nostra solidarietà alla popolazione vittima di violenze ed arresti mentre lotta per la difesa delle proprie libertà.

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