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Venezuela

Guaidò e Maduro: politici in guerra per il potere

In Venezuela lo scontro tra l’opposizione di Juan Guaidò e il regime di Nicolas Maduro sembra entrato nella retta finale. Il primo – che rappresenta gli interessi delle classi dominanti tradizionali – ha chiamato in un video alla rivolta finale la popolazione e i militari a scendere in campo a l suo fianco, facendosi ritrarre circondato da soldati. Il secondo – che garantisce gli interessi dei nuovi ceti arricchitisi negli ultimi anni di “repubblica bolivariana” – denuncia un tentativo di golpe, assicura che i militari sono dalla propria parte e chiama i propri sostenitori e squadracce armate a mobilitarsi. La crisi che si trascina da mesi può sfociare in una drammatica e sanguinosa guerra civile in cui nessuno dei due contendenti rappresenta niente di positivo per la popolazione. Nel loro scontro finale i due nemici non fanno che confermare una caratteristica intrinseca dei poteri oppressivi: l’essenza degli stati e della politica è la violenza concentrata e la guerra. E infatti per entrambi è decisivo il fattore militare: lo schieramento dell’esercito e della sua cupola, che in Venezuela non solo garantisce una repressione implacabile della popolazione ma che è anche un protagonista delle vita economica del paese. Proprio nella fase di crisi e decadenza che vive la politica - quando i suoi meccanismi di mediazione non funzionano più e le sue capacità di cooptazione della popolazione sono sempre più ristretti - appare senza veli quello che da sempre è il nocciolo duro del’oppressione, cioè il ricorso alla guerra: sempre più a decidere e a contare per i poteri negativi è la forza militare e la capacità di uccidere e di terrorizzare. In questa fase cruciale dello scontro, tantopiù risalta l’internità di entrambi i contendenti alle leggi dell’oppressione e la loro specularità: la colonna vertebrale del regime di Maduro, erede del colonnello Chavez, è stato ed è l’esercito, nella cui fedeltà risiede la speranza di sopravvivere; Guaidò altrettanto si affida a quei militari e recentemente non ha escluso addirittura il ricorso ad un intervento militare esterno – persino degli Usa - per decidere la partita. 

30 aprile 2019, ore 16.30