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Ciao Massimo

Improvvisa la notizia: Massimo Bordin, voce storica ed ex-direttore di Radio Radicale, ci ha lasciato.

Avevo notato un certo affanno nella tua voce durante le ultime trasmissioni che hai condotto, e nelle scorse settimane mi preoccupava non sentirti. Negli ultimi anni mi avevi riavvicinato alla radio, era dai tempi di "Tutto il calcio minuto per minuto" e di "Alto gradimento" - mi scuserai per gli antecedenti pop - che non l'ascoltavo regolarmente. Impagabili le tue rassegne stampa: acute, condite d'ironia, capaci di cogliere particolari succosi senza mai perdere il quadro generale, obiettive ma sferzanti, complete ma insolite, sempre rigorose e talvolta divertenti, sullo sfondo percebile una solida cultura. Utilissimi i commenti e le segnalazioni anche per orientarsi nella lettura cartacea, ma al tempo stesso per me "stampa e regime" è stato motivo di un inaspettato quanto gradito reincontro via etere. La tua voce inconfondibile, quell'accento romano verace e gustoso, l'accurata scelta di un aggettivo o di un avverbio: hai accompagnato le mie riflessioni nelle camminate mattutine e ravvivato la simpatia che mi suscitasti qualche decennio fa. Ci siamo conosciuti, non troppo bene per la verità, in un'altra epoca, quando il trotskismo ancora sembrava contenere un messaggio di emancipazione; cercammo pure di svilupparlo quel messaggio, fieramente minoritari in un contesto minoritario, senza riuscirci. Abbiamo imboccato altre vie, allontanandoci da quella nobile ma sorpassata e pericolosa visione, in direzioni decisamente diverse : tu verso il partito radicale io verso l'umanesimo socialista. Per chi crede in una causa è sempre e non è mai tempo di bilanci, non credi? Cammini diversi, per tanti versi divergenti, ma la distanza avvertita non ha cancellato la simpatia per te, un sentore di vicinanza in sottofondo. Penso, per come ci tocca direttamente, a come hai documentato in radio il nostro impegno antirazzista dal 3 febbraio 1996 in poi. Poi qualche anno fa ci incontrammo tu, Renè ed io a Piazza Esedra: una mezz'ora passata assieme fu sufficiente ad avvalorare quella sensazione. Non siamo mai diventati amici ma perlomeno sono diventato un tuo ascoltatore, curioso, attento, concentrato. Apprezzare il tuo senso critico, la tua acutezza di giudizio non mi ha impedito certe volte di arrabbiarmi per certe posizioni che esprimevi; talvolta coglievo qualche esitazione o imprecisione ma sentivo, e non di rado condividevo, la tua passione nell'esplorare le notizie. E stato anche grazie a te e alla tua rubrica che ho cominciato a leggere "Il foglio", un giornale lontanissimo da tante mie convinzioni eppure tra i più acuti ed interessanti sulla piazza per approccio, analisi e documentazioni. Ora ci hai lasciato ma mi lasci qualcosa: innanzitutto l'idea che davvero si può apprezzare chi la pensa diversamente e la sua libertà (in versione Voltaire o Luxemburg va bene uguale). Continuerò ad ascoltarti anche se con la voce di Taradash, Cappato e le/gli altri giornalisti di Radio Radicale, a cui andrà ancor più convinta la nostra solidarietà ed appoggio per impedirne la chiusura. Ai tuoi cari, alle tue compagne/i della radio come alle/ai colleghe/i del "Foglio" il mio sincero cordoglio e a te un abbraccio ideale.

per "La Comune", Dario Renzi 18 aprile 2019

 

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