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Algeria

la forza delle mobilitazioni,
le trappole del regime

Il movimento di protesta che sta invadendo le strade di Algeri e delle altre città del paese ha costretto Bouteflika a ritirare la propria candidatura per un quinto mandato presidenziale. La moltitudinaria manifestazione di venerdì 8 marzo, preceduta da settimane di mobilitazioni crescenti, ha così ottenuto un primo risultato; la (relativa) marcia indietro del presidente è una espressione della forza del movimento, ma la partita con il regime è ancora tutta da giocare.

Gli uomini che controllano le leve del potere hanno preso atto del crescente rifiuto popolare nei loro confronti ma non sono intenzionati ad uscire di scena. La rinuncia alla candidatura è stata annunciata contestualmente alla sostituzione del capo del governo con il suo ministro degli Interni e, soprattutto, al rinvio delle elezioni.

È un gioco di prestigio, un imbroglio, solo formalmente differente da quanto già respinto dai manifestanti: prolungare il quarto mandato presidenziale (misura peraltro incostituzionale) non è qualitativamente meglio di un quinto mandato contro cui milioni di persone sono scese in piazza.

Il tentativo di inganno non è riuscito: l’esultanza e i festeggiamenti sono durati ben poco mentre si moltiplicano gli appelli a proseguire la mobilitazione.

Sono giorni delicati. Il regime è in difficoltà; manovra e prende tempo, punta a confondere e a dividere, sempre riservandosi la carta della repressione aperta.

Siamo al fianco della gente comune che ha dato vita alle proteste, con i giovani e le donne che ne sono state l’anima, sosteniamo la loro lotta per la libertà che è appena cominciata.

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