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Al fianco della popolazione algerina

Ieri, 8 marzo, centinaia di migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Algeri, di Orano, di Costantina. Nella capitale i mezzi di trasporto sono fermi e chi è partito dai quartieri periferici ha dovuto camminare a lungo per unirsi ai manifestanti che, sfidando la paura della repressione cantano: “Il popolo non vuole né Bouteflika né suo fratello Said”, “Dignità”, “Libertà”, “No al quinto mandato presidenziale”. È un’onda potente e commovente che sembra raccogliere il testimone delle rivoluzioni del 2011 in Egitto e Siria nonostante tutta la violenza e la guerra con cui queste sono state soffocate.

A lungo il popolo algerino è rimasto in silenzio: non solo gli esempi più recenti delle sconfitte nei paesi vicini, ma soprattutto le ferite che hanno insanguinato il paese negli anni Novanta – la terribile guerra civile – hanno svolto il ruolo di monito e di ricatto con cui il regime ha allontanato ogni cambiamento per rimanere aggrappato al potere.

Ora sta succedendo qualcosa di nuovo e le foto di ieri sono eloquenti: giovani, anziani, tantissime donne. Uno striscione recita: “Non si può liberare il paese se non si libera la donna”. Intervistate, persone comuni ci offrono gemme di speranza: “Non mi sono mai sentito libero come oggi”, “Siamo la storia in cammino”. C’è anche Djamila Bouhired, eroina della battaglia di Algeri che la Francia condannò a morte all’epoca della guerra di liberazione. La sua presenza in piazza sancisce la perdita di autorità morale di un regime che si vuole erede e continuatore di quella stagione.

Le opposizioni ufficiali sono divise e spiazzate dagli avvenimenti; il regime tergiversa ma è pericolosamente avvezzo alla più dura repressione. I pericoli sono tanti, incluso internazionali, poiché i partner del regime (Francia e Italia in testa) sono interessati a mantenere la stabilità a tutti i costi. Ogni sviluppo è possibile.

Siamo al fianco della gente comune che ha cominciato a mobilitarsi in Algeria, cui esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Ci impegniamo a conoscere e a far conoscere la loro lotta, a sostenerla, a trarne lezioni e a diffonderle.

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