Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

AdessoLaStoria

                           

                           

                                         all'11 marzo
                                       abbiamo raccolto

                               389.128 euro

 


Stampa
PDF

Strasburgo, il terrorismo uccide ancora

Ieri sera un uomo ha sparato sui passanti nei pressi di un mercatino di Natale: tre le vittime, quattordici i feriti. Di nuovo una strage crudele su vittime inermi e scelte a caso. Il dolore e la rabbia possono motivare una reazione: sentimentale, in primo luogo, al fianco delle persone colpite e dei loro cari, e di pensiero, per imparare a difendere la vita nostra e altrui.

Non è proprio il caso di abbassare la guardia. La sconfitta militare dell’Isis in Siria non significa che il terrorismo nazi-jihadista sia scomparso, né che abbia smesso di essere attrattivo per i cosiddetti lupi solitari, come sembra essere Cherif Chekatt, l’attentatore di Strasburgo. Successivamente la polizia ha anche fermato quattro sospetti che forse lo hanno aiutato nei suoi progetti e nella fuga. Di fronte a questo ennesimo attentato – e considerando i pericoli di vario genere che si moltiplicano nelle società disgregate in cui viviamo – è necessario mantenere una costante attenzione: evitiamo di esporci incautamente ai pericoli, a luoghi affollati e insicuri; impariamo a guardarci attorno.

Ma guardiamoci anche da istituzioni incapaci e irresponsabili fino alla complicità: non siamo di fronte a una tragedia inevitabile. La polizia francese conosceva perfettamente l’attentatore; ieri mattina i gendarmi sono andati al suo domicilio senza trovarlo; dopo la strage lo hanno intercettato e perso di nuovo. Dunque le autorità sapevano in anticipo di un grave pericolo ma hanno scelto la solita linea di comportamento: the show must go on, lo spettacolo della normalità deve continuare. Nessun allarme era stato diramato, né si era presa la minima precauzione chiudendo il mercatino nonostante i numerosi precedenti: esso infatti è nel mirino degli attentatori sin dal 2000 e a più riprese. Gli apparati repressivi dello Stato, in questo caso francese, non proteggono la vita umana dalla furia degli assassini, al contrario: sono fonte di ulteriori pericoli.