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AdessoLaStoria


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Alle porte la quarta guerra
contro la popolazione di Gaza

L’escalation è cominciata la scorsa notte, quando le forze armate israeliane hanno colpito "oltre 140 obiettivi di Hamas" con il risultato di decine di feriti e omicidi mirati contro i membri della brigata paramilitare al-Qassam. Le forze armate israeliane hanno dichiarato di essere pronte "ad una operazione" terrestre nella Striscia di Gaza dopo che ieri sera altri sei razzi hanno colpito la città di Sderot nel territorio israeliano. I margini per fermare l’escalation sembrano essere sempre più labili: da una parte il primo ministro Benjamin Netanyahu che cerca di sopravvivere politicamente alle inchieste giudiziarie che lo chiamano in causa giocando l’unica carta a sua disposizione: la presunta minaccia alla sicurezza di Israele. Dall’altra parte Hamas che con il lancio di missili sul territorio israeliano e con la carta della resistenza armata cieca e inutile cerca una nuova legittimazione indirizzando contro l’occupante la rabbia e la mortificazione di una popolazione sempre più ridotta allo stremo. La popolazione di Gaza – verso il quale rinnoviamo la nostra solidarietà – è ostaggio dei due nemici che, sebbene non equiparabili, praticano una analoga logica di guerra e di uccidibilità, di terrore e di violenza. Le vittime innocenti della spirale di guerra sono sempre le donne e i bambini ma anche i giovani palestinesi incitati al suicidio quotidiano. I rapidi passi di questa ennesima spirale di guerra possono essere interrotti. Sottraendosi alla propaganda e alla logica di guerra e di vendetta e ricercando un compromesso umano che seppur difficile non è impossibile, ripensando alla propria storia e a quella altrui, immedesimandosi non nelle paure ma nelle speranze umane comuni, rifiutandosi di consegnare la propria vita nelle mani della politica criminale dell’una e dell’altra parte.

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