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AdessoLaStoria


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strage di immigrati a Foggia

la nuova schiavitù uccide, l’ipocrisia pure

Tra sabato 4 e lunedì 6 agosto in due incidenti stradali analoghi sono morti 16 immigrati africani che lavoravano come braccianti agricoli nelle campagne in provincia di Foggia. Erano stipati in autoveicoli malridotti che li riportavano nelle bidonville ove alloggiano durante la stagione della raccolta dei pomodori. I feriti hanno avuto difficoltà a trovare posto negli ospedali della zona.

Sono le ultime vittime di una nuova forma di schiavitù, a cui contribuisce il caporalato, diffusa nelle campagne italiane, che permette profitti a pochi e terribili sofferenze ai più e oggi si acutizza nell’intreccio col razzismo dilagante.

Esprimiamo la solidarietà più sincera ai compagni di lavoro delle vittime e ai loro cari, ci schieriamo con le manifestazioni che si sono svolte nei luoghi della strage e nello stesso tempo denunciamo le insopportabili ipocrisie e le menzogne che da più parti si sono espresse in questi giorni. Infatti ad uccidere è stata una nuova e antica forma di schiavitù ben nota, funzionale e integrata nel meccanismo economico dello sfruttamento dei braccianti: lo stesso caporalato e le organizzazioni criminali sono pienamente parte del tessuto politico e imprenditoriale. E mentre l’attuale governo, lo Stato e le sue istituzioni razziste diffondono odio ed espongono immigrati e profughi a crescenti discriminazioni, offese e violenze quando arrivano in Italia o li fanno morire in mare e torturare nei lager in Libia, il Senato celebra un minuto di silenzio per le vittime, le istituzioni tutte promettono di far “guerra” al caporalato, il ministro degli Interni, il fascioleghista Salvini può permettersi di incontrare i compagni di lavoro delle vittime insieme al suo premier Conte e di dir loro: “Aiutiamoci reciprocamente”. La demo-ipocrisia e le menzogne servono a coprire le responsabilità, salvare la faccia e far sì che questa barbarie possa continuare impunemente.

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