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AdessoLaStoria


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la peste negazionista

Denominiamo una volta per tutte le cose con il loro nome appropriato: il negazionismo ed i negazionisti. Sono personaggi che dalla fogna infetta della rete si presentano come "anime candide", come "pensatori controcorrente" che scrutano i segni di presunte cospirazioni e dell'oppressione di oscure lobbies terzomondialiste. Si autoproclamano "propugnatori del libero pensiero" e dell'essere anticonformisti. Sui social network nugoli di questi ceffi negli ultimi giorni hanno negato che i bambini morti in mare siano davvero annegati e che addirittura siano davvero bambini. Le foto sarebbero quindi immagini di bambolotti iperrealistici messi lì da qualcuno (le "famigerate" Ong). I bambini perciò non annegano perché non ci sono, quindi non esistono. Di conseguenza altri brutti ceffi al governo o nei dintorni attraverso la fogna del web e dei social ironizzano cinicamente e senza freno sulle magliette rosse indossate da tante persone - giovani, donne e altri bambini - per ricordare il piccolo Aylan morto sulle coste della Turchia e i tanti piccoli che muoiono ancora e di cui non conosceremo il nome. Il negazionismo è come la peste, si diffonde nascondendosi tra le spire maleodoranti del web e giunge alle chiacchiere al bar, negli autobus, dal barbiere.... È sempre più importante attivarci per prosciugare il brodo di rabbia, di ignoranza, di razzismo, di pregiudizio, di disumanizzazione alimentati dalla retorica negazionista. Alla barbarie negazionista l'alternativa è la forza dell'empatia, dell'essere comune umanità differente, della cultura umanista socialista, della solidarietà e della conoscenza attiva dell'altro ma anche sella memoria attiva di ciò che è stato e che si ripresenta.