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AdessoLaStoria


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presunto terrorista arrestato a Napoli

la preoccupazione e il bisogno di reagire

La notizia è che un richiedente asilo gambiano di 22 anni, stando alle accuse che si fondano su un video girato dallo stesso e sui primi interrogatori, avrebbe fatto giuramento di affiliazione all’Isis con la volontà di compiere un attentato con un’auto sulla folla. Ora è in carcere in stato di fermo. Negli ultimi tempi in Italia si moltiplicano arresti o espulsioni di questo tipo. È inoltre noto che l’Italia  è un luogo di passaggio o di ritorno di questi vigliacchi assassini come è stato il caso di Anis Amri, l’attentatore di Berlino.  Ci sono in questo Paese reti di sostegno che procurano documenti e gli stessi inquirenti hanno parlato di un circuito terroristico attivo nella zona di Napoli. Al di là del gergo e delle rassicurazioni che danno le istituzioni c’è da stare allerta e giustamente preoccupati. La diffusione del terrorismo, il veleno, inoculato in alcuni dal mostro dell’Isis non pienamente sconfitto e dalla cultura dell’odio che cresce nelle varie società nel mondo, sono un humus favorevole per la crescita di questo male. A ciò si aggiungono condizioni sempre più disperate e un’accoglienza sempre più indegna di masse di persone che cercano speranza e trovano frustrazioni, cosa che non giustifica scelte scellerate e negative ma che è da considerare. Purtroppo mentre si dà spazio a queste notizie c’è chi impone il ritorno alla normalità. È presente a Napoli una vulgata per cui gli attentati non potrebbero esserci perché “la camorra presidia il territorio”. Questo argomento è irresponsabile,  proprio perché non tiene conto dell’enorme diffusione delle armi  e della mentalità violenta presente da queste parti. C’è, pur nella differenza, una similarità di questi mali: pensiamo ai tanti morti innocenti, agli spari in pieno giorno e alle gang criminali che imperversano. Per questo abbiamo salutato positivamente le coraggiose manifestazioni dei giovani che in questi mesi hanno reagito. Altra retorica pericolosa è quella del bearsi della crescita del turismo che vede il riversarsi di masse enormi senza una minima attenzione alla sicurezza (un esempio: nessun museo è provvisto di metal detector!). C’è bisogno quindi di più attenzione quotidiana. Lo abbiamo detto, ma c’è bisogno di più coerenza. Nel nostro impegno a fianco della gente del mondo, ancora di più oggi, mentre contrastiamo il razzismo, le generalizzazioni superficiali e le paure sconsiderate, le meschinità chi attacca l’immigrato in quanto tale, sentiamo con forza il dovere di combattere la disumanità del terrorismo da qualsiasi parte venga. Impariamo ad essere attenti, cerchiamo conoscenza e vicinanza per esseri più sicuri. È vero che c’è una grande dose d’imprevedibilità degli attacchi, ma i margini si restringono se mettiamo al lavoro le nostre capacità umane. Al tempo stesso impariamo a reagire con tempestività quando sorge un’espressione negativa, così la combattiamo meglio e la possiamo frenare o sconfiggere.

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