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AdessoLaStoria


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Torino

uniamoci per difendere la vita

Nella serata di sabato 3 giugno circa 30.000 persone si sono ritrovate in piazza San Carlo a Torino per seguire sul maxischermo la finale di Champions League. Per cause ancora da chiarire, probabilmente lo scoppio di alcuni petardi, nella folla raccolta in piazza dilaga il panico: il timore tra i presenti è che si tratti di un attentato. Nel tentativo di mettersi in salvo molte persone cercano di trovare riparo nelle case private, nei cortili dei palazzi,  nei negozi rimasti aperti. Purtroppo molti  nella fuga sono stati calpestati da altre persone; a tutt’oggi i feriti sono circa 1500 tra cui molti bambini, infatti il più grave ha solo di sette anni. Le istituzioni, in questo caso il Comune di Torino, dimostrano ancora una volta di non essere in grado di difendere anche elementarmente la vita umana: non erano state organizzate vie di fuga e piani di evacuazione per un evento di tale portata.  Tutto questo accade nella stessa notte in cui Londra, ancora una volta, è stata teatro di un attacco terroristico rivendicato dall'ISIS. Questa è la normalità a cui ci chiedono di tornare i politici e le diverse istituzioni nelle loro varie espressioni, è una quotidianità intrisa di uccidibilità che va dall'attentato terroristico all'omicidio per futili motivi o ad eventi come quelli di Torino. Ciò che è successo ci restituisce ancora di più l'importanza di impegnarci tutti i giorni per difendere la nostra e altrui vita senza delegare la sicurezza a Stati e istituzioni nazionali e locali.  Possiamo scegliere di fare attenzione, di non andare in alcuni luoghi perché più insicuri di altri, ad esempio perché molto affollati come dimostra questa triste vicenda. Possiamo comprendere che questa normalità ci spinge a pensare che non sia cambiato nulla, che la vita debba andare avanti come prima ma non è così:  perché la nostra vita è già cambiata. Prenderne coscienza significa scegliere di difendere il bene più prezioso che abbiamo: la vita umana.

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