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l’armaiolo del terrorista

È in carcere in Francia da quasi un anno, già accusato di traffico internazionale di armi; ora gli inquirenti indagano anche su un suo coinvolgimento negli attentati di Parigi del gennaio scorso. Claude Hermant, già dirigente del Front National, mercenario, probabilmente spia al soldo dei servizi segreti francesi e belgi, avrebbe fornito le armi con cui Coulibaly ha ucciso una poliziotta e quattro tra le persone che teneva in  ostaggio nel supermercato kosher. Nel suo criminale curriculum – secondo le sue stesse dichiarazioni – c’è anche quella di agente provocatore: all’epoca delle rivolte nelle banlieus della capitale aveva il compito di alzare ulteriormente la tensione per fomentare una reazione xenofoba e securitaria favorevole al partito di Marine Le Pen.

Ricapitolando: un criminale dell’estrema destra bianca e razzista, xenofoba e islamofoba è accusato di aver armato il terrorista assassino sostenitore del neonazismo in salsa islamica dell’Isis. Fantapolitica? Tutt’altro: la storia è credibile e in ogni caso verosimile. Essa ci racconta di come progetti diversi e contrapposti – ma che si fondano entrambi sull’esclusione violenta di chi è diverso e sulla negazione di una possibile convivenza rispettosa e nella solidarietà umana – si alimentino vicendevolmente poiché basati su un’analoga logica di sopraffazione fino all’estremo limite della negazione della vita altrui. La notizia di oggi ci dice anche di inconfessabili traffici che si svolgono dietro le quinte tra cotanto ignobili attori, sempre e comunque contro persone comuni per lo più indifese.

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