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la speranza di Meer e la verità degli Stati

Il Gigante, dopo essere stato dal suo amico, il mago di Cornovaglia, per sette anni, tornò al suo castello. Lì trovò molti bambini che giocavano nel suo giardino ed erano felici. Ma il Gigante, infuriato, li scacciò tutti, costruì un muro e pose un cartello con scritto: “Gli intrusi saranno puniti”. Meer non è una bimba della fiaba ma è palestinese e risiede con la propria famiglia in Germania. Ma anche lei, come nella fiaba di Oscar Wilde, affida ad un adulto che ha potere la speranza che i propri sogni e desideri vengano presi in considerazione ed esauditi.
Ciò che è accaduto a Rostock in Germania, è ben diverso dalla fiaba. Infatti i sogni e le speranze di una bambina sono stati infranti in nome della ragion di Stato e del cinismo delle leggi della democrazia razzista. Durante un incontro della cancelliera tedesca Angela Merkel con un gruppo di alunni, la piccola Meer racconta infatti di temere di essere rimandata in Libano, da dove proviene. Vive da quattro anni in Germania. Parla bene il tedesco e dice alla Merkel: “Signora cancelliera, perché volete espellere me e la mia famiglia, perché volete strapparmi il sogno di studiare con i miei compagni di classe? È così difficile vivere con la paura di venire mandati via, senza poter vivere una vita normale. Io vorrei studiare, vorrei vivere qui…”. Parla per sé ma anche per tanti che sono nelle sue medesime condizioni, cioè di rifugiata da guerre e devastazioni. “A volte la politica deve essere dura. In Libano ci sono migliaia di persone nei campi profughi, e pensate pure all’Africa – le risponde la Merkel imperturbabile – mica possiamo dire a tutti di venire in Germania, altrimenti non ce la faremmo… quel che posso promettere è che, in futuro, le procedure per valutare le richieste d’asilo saranno più celeri”. A questo punto la piccola Meer scoppia in lacrime. Si scontra con la cruda verità della politica, con la sincerità nemmeno compassionevole e ben che meno empatica della politica. Ciò che ottiene sono solo due occhi gelidi e una frase ed una goffa carezza che non la consolano e non promettono niente di buono, anzi. Così come tutti i rappresentanti dei governi democratici europei, la Merkel è anch’essa “sul piede di guerra” contro gli immigrati, per rendere la vita ancor più difficile a coloro che cercano salvezza in Europa. Possiamo immaginare la piccola Meer che fugge con la propria famiglia dalla guerra permanente che imperversa contro i palestinesi, dal terrore dell’Isis che devasta la Siria e l’Iraq e costringe milioni ad assieparsi nei campi di rifugiati in Libano. Fugge dal destino che la politica internazionale ha riservato ai palestinesi espulsi dalla propria terra. Meer è parte delle nostre vite, non solo perché palestinese ma perché è una giovane vita in cammino, parafrasando l’intenso e profondo dialogo di Dario Renzi e Gianluca Petruzzo “Le sfide delle nostre vite in cammino”. Non sappiamo come Meer è giunta in Germania con la sua famiglia ma ne immaginiamo le peripezie, le paure e, soprattutto, le speranze. Per questo siamo solidali con Meer, perché ci impegniamo per affermare una nuova solidarietà umana. Una solidarietà che inizia anche dalle lacrime che andrebbero comprese e affrontate umanamente ma che invece sono intese dai governi democratici e razzisti come una questione affaristica e di contabilità.
La verità della politica è cinica e inamovibile anche se incarnata da una donna e non si scuote di fronte alle lacrime colme di dignità umana di una piccola bambina palestinese.


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