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una visita al Centro Baobab di via Cupa

In palestra ho visto Loredana, mi ha detto che è andata al centro di accoglienza di via Cupa. Si è recata  al supermercato con una sua amica ed ha incontrato due suoi ex studenti: anche loro stavano facendo la spesa per i rifugiati e così, fatta la spesa, sono andati tutti insieme al centro. Hanno portato principalmente sapone, dentifricio, spazzolini, perché si erano informati e gli era stato detto che servivano prodotti per l’igiene personale. 
Anche Gianfranco mi ha detto che è andato al centro con Rossana, ed anche loro hanno portato prodotti per l’igiene perché si erano informati prima di andare a fare la spesa.
Bravi, solidali, generosi, ed attenti perché si sono informati su cosa portare pensando alle persone che andavano a trovare.
Sono andata anch’io al centro di accoglienza. Tantissime persone: la maggior parte giovanissimi, qualche donna e alcuni bambini, quasi tutti eritrei.
Sono arrivate parecchie persone, portavano cibo, vestiario e qualche gioco per i bimbi. 
Ho incontrato una signora, le ho chiesto perché fosse li. “Ho visto alla tv i racconti di questi giorni sui profughi e ho pensato che non se ne può più di sentire parlare tutti i giorni di morti in mare, di vedere arrivare tutte queste persone che probabilmente non avranno la possibilità di realizzare i loro progetti, che non vengono accolti ed aiutati, che non viene data loro la possibilità di spostarsi, e così sono venuta a portare delle bottiglie di latte, della carne, della frutta. Non si può rimanere indifferenti di fronte a queste persone pensando anche da dove vengono e a tutto quello che hanno passato prima di arrivare qui. Che meriti ho io per avere più privilegi di loro, per essere stata più fortunata? Il destino di una persona non può dipendere dal colore della pelle”.
Intanto arrivano tante persone alla spicciolata, lasciano le loro buste e se ne vanno, non si fermano, non parlano con le persone. Arrivano anche grosse macchine stracariche di aiuti, sono dei circoli del Pd, una arriva anche da Civitavecchia, ma la pasta non serve e se la riportano indietro. Loro non si sono informati su cosa serviva.
Incontro una giovane donna di un comitato cittadino, parliamo positivamente di tanta solidarietà. Mi chiedo come mai in un paese piuttosto razzista in certi momenti però scatta la solidarietà. “In fondo siamo un paese accogliente, la solidarietà prevale sul razzismo” mi risponde.
Me ne vado pensando alla manifestazione di domani.
Roma, 19 giugno 2015

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