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strage razzista a Charleston

tutto questo ci riguarda

Davvero non ci fa pensare nulla ciò che è avvenuto a Charleston, South Carolina, quando, intorno alle 21 del 17 giugno un uomo bianco armato è entrato in una chiesa simbolo della lotta antischiavista e antisegregazionista e ha premeditatamente fatto fuoco e ucciso 6 donne e 3 uomini, fra cui il pastore, anche senatore democratico dello Stato e tra le anime della veglia per Walter Scott, l’ennesimo giovane nero disarmato ucciso da un agente bianco lo scorso aprile?
Davvero la solidarietà umana con le vittime innocenti, con i loro cari, con un’intera comunità e il senso di rabbia e di perdita per un altro eccidio razzista non ci porta a riflettere sull’odio assassino che si arma materialmente di strumenti per uccidere e ideologicamente di nuovi nazismi volti a liquidare la vita di chiunque non sia conforme o sia considerato pericolosamente diverso? Davvero pensiamo che questo non abbia nulla a che vedere con la guerra che gli Stati stanno conducendo contro profughi e immigrati in Europa e con l’odio meschino e pauroso che essa rinfocola nella pancia delle società in disgregazione?
Certo le differenze sono molte, il che fa dire al presidente Obama che solo negli Stati uniti avvengono eccidi del genere. Ma è vero che da tempo non ne avvenivano di queste proporzioni e che questo è il segno di un’escalation razzista che cresce in seno al disfarsi della società democratica, e questo non riguarda solo gli Usa. Certo, la comunità afroamericana è parte strutturale della società e non da oggi, perciò appare tanto più delirante quel “dovete andarvene perchè stuprate le nostre donne e state conquistando l’America” che Dylann Roof, l’assassino – ancora presunto – catturato nelle ore successive, ha pronunciato compiendo la strage. Il giovane “ariano” è un fanatico dell’apartheid, ritratto con i simboli del movimento per la supremazia bianca. Al fondo non è così diverso da un miliziano dell’Isis – è solo un altro fondamentalismo per cui alcuni sono degni di vivere, altri no – e ha un’altra divisa, ma non altre basi ideologiche rispetto a quella di poliziotti bianchi che ogni giorno uccidono in strada neri disarmati, contro cui si è levata l’America antirazzista nelle proteste dei mesi scorsi.
Se identifichiamo i carnefici è anzitutto perché scegliamo di identificarci bene con le vittime, delle quali sappiamo una cosa essenziale: che sono esseri umani come noi. Sappiamo che erano di pelle nera. Sappiamo che perciò sono stati uccisi. 
Sappiamo con dolore, e ancor più dopo Charleston, che il razzismo è una piaga che sta crescendo e che disumanizza fino ad indurre a fare strage di propri simili, perciò dobbiamo combatterlo qui e ovunque. Pensiamoci, adesso che sentiamo gli statisti europei parlare del “problema” degli immigrati o dei profughi, da risolvere con chiusure di frontiere, cariche di polizia e bombardamenti di barconi. Questa cultura nutre la crescita di altri Dylann Roof. 
We Shall Overcome è più che un tributo alle vittime innocenti di Charleston. È la speranza che potremo superare tutto questo: ma perciò bisogna schierarsi oggi.