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elezioni spagnole

tonfo del PP, non trionfa un’alternativa positiva

Crolla il Partito popolare al governo, la destra corrotta che ha portato avanti con impietosa coerenza il piano di scaricare i dissesti dell’economia padronale e dello Stato sulla gente comune. Perde il Psoe, anch’esso corrotto e che aveva aperto la strada a tagli e sacrifici imposti alla società. Soprattutto è in crisi profonda l’ordinamento politico uscito dalla transizione post-franchista negli anni ’70. I due partiti che raccoglievano fino a poco fa i consensi di circa l’80 per cento dei votanti, adesso insieme raggiungono a mala pena il 50 per cento (solo dei votanti, a loro volta il 65 per cento degli aventi diritto).
Anche in Spagna vediamo come gli assetti costituiti delle democrazie traballino, screditati agli occhi delle maggioranze. Mentre altrove in questa crisi prendono corpo ipotesi reazionarie, impastate di egoismo sociale, razziste ed ultranazionaliste, in Spagna per il momento sembrano prevalere aspettative (generiche) di un cambiamento positivo (ma vago) nel senso della giustizia sociale, di alcuni diritti e bisogni comuni, della denuncia degli abusi e delle sperequazioni ad opera dei potenti. A questo sembra rispondere la vittoria di persone estranee alla politica tradizionale, di nuove liste e coalizioni come quelle di cui è parte saliente Podemos. Tuttavia la strada indicata, seppure fumosa nei programmi e progetti concreti rimane rigorosamente interna all’ordine costituito, cioè prigioniera di quelle istituzioni statali che sono il baluardo dell’ingiustizia, in Spagna come altrove e che in un contesto di decadenza come quello attuale non possono che peggiorare ulteriormente. In questo modo, in Spagna come in Grecia come ovunque, le speranze di cambiamento sono destinate ad essere deluse. Vanno cercate altre strade, realmente alternative.

(Per una valutazione del voto in Spagna vedi anche www.socialismolibertario.org/)

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