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elezioni regionali del 31 maggio 2015

astensione contro la corruzione

La prossima tornata elettorale che coinvolge alcune regioni – Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Campania, Puglia – si svolge in un contesto di degrado, di violenza, di cinismo dilaganti.
La politica – in tutte le sue varianti – è contrapposta alle esigenze più elementari di miglioramento della vita ed alimenta la corruttela, gli interessi egoistici, il razzismo, le divisioni.
Il governo Renzi svela la sua intima natura antipopolare. Basti pensare agli ultimi esempi: attacca pesantemente il mondo della scuola con toni sprezzanti verso la mobilitazione di migliaia di insegnanti e precari, difende le frontiere secondo logiche militari in spregio alla vita di profughi e immigrati, mentre peggiorano le condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, dei pensionati, della gente comune. Piccole e spesso demagogiche concessioni rispondono alla cinica logica di alimentare le divisioni e la competizione egoistica tra le persone, tra le generazioni, tra le categorie (e al loro interno). È il brodo di coltura in cui proliferano logiche reazionarie e generalmente regressive, e infatti, non a caso, lo stesso Pd – come dimostra la vicenda della lista capitanata da De Luca nella regione Campania – non esita ad allearsi con squallidi personaggi di destra.
Non è sul terreno di queste elezioni che si può contrastare l’odiosa offensiva fascioleghista che si accanisce in primo luogo contro i fratelli e le sorelle immigrate, ma unendosi in chiave solidale e aut organizzata e costruendo un fronte unico comune contro Salvini e i suoi compari.
Il Movimento 5 stelle ha dimostrato che dietro il fumo protestatario che riesce ad attrarre un certo consenso ci sono da parte dei suoi leader posizioni direttamente reazionarie contro gli immigrati e pesantemente patriarcali contro le donne.
Dentro il quadro politico elettorale non ci sono alternative nemmeno parzialmente positive, favorevoli al miglioramento della vita per la maggioranza della popolazione.
Nella società emergono iniziali controspinte umane come quella delle mobilitazioni degli insegnanti, del personale non docente e degli studenti, di coraggiose lotte di immigrati contro la schiavitù, di spinte associative e di quotidiana solidarietà all’opera. Segnali di reattività da sostenere e alimentare contrastando anche gli intenti strumentali di riassorbimento da parte della politica che fa indietreggiare il  protagonismo e favorisce la delega.
Queste tensioni meno che mai in queste elezioni potranno trovare risposte e alternative da parte della politica. Milioni di persone sono giustamente indignate di fronte al malaffare della politica e disertano le urne. Questo ovviamente non basta e di per sé non conduce a niente di positivo. Una possibilità di reagire sta nell’impegno tenace e paziente della ricostruzione di un tessuto di solidarietà, nel sostegno ai movimenti indipendenti e ai processi di autorganizzazione. Per noi questo è parte di un impegno per costruire un’alternativa che parta dalla vita e da una logica di vivibilità al di fuori dalle logiche politiche e dal sempre più stanco rituale elettorale. Perciò il 31 maggio diciamo di non votare, di astenersi o di annullare la scheda.

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