Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

AdessoLaStoria


Stampa
PDF

l'unione fa la scuola,
anzi la cambia

Federico GattolinIntervistiamo Federico Gattolin, insegnante presso l’Istituto Balducci di Pontassieve (Fi) e rappresentante sindacale unitario per l’Unicobas. è responsabile di ispirare l’impegno della Comune umanista socialista tra coloro che lavorano nella scuola.

Nel mondo della scuola italiana si sta affacciando una significativa protesta che coinvolge insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, genitori contro la riforma voluta dal governo. Puoi spiegare quali sono i punti salienti di questa riforma e le ragioni per contestarla?

La protesta in corso nella scuola nasce dall’opposizione al progetto del governo che peggiora le condizioni di lavoro e di studio, definito con grande ardire “Buona scuola”. È fin troppo evidente che la scuola attuale non risponde alle esigenze migliori di insegnanti, studenti e personale Ata, ma la proposta del governo va in direzione opposta a tali esigenze. È un inganno. Il fiore all’occhiello di questo progetto è l’assunzione dei precari. Ma, a parte il numero esiguo di precari che verrebbero assunti, va ricordato che il governo è obbligato a ciò da una sentenza della Corte europea pena una multa di 4 miliardi di euro se non affronta la questione dei precari, la cui assunzione a tempo indeterminato costa ben di meno. In chiave ricattatoria chiede agli insegnanti di accettare tutta una serie di peggioramenti: dall’introduzione della meritocrazia, cioè del premio salariale per una esigua parte di insegnanti “meritevoli” secondo giudizi e parametri stabiliti da ministero e dirigenti, alla mobilità territoriale dei nuovi assunti e di tutti coloro che, chiedendo un trasferimento o diventando soprannumerari, saranno chiamati in una data scuola a totale arbitrio del dirigente, dall’aumento vertiginoso di potere assegnato ai dirigenti e al loro staff selezionato scuola per scuola alle porte aperte agli interessi dei privati con conseguente potere di incidere a proprio vantaggio sulle attività scolastiche. Dietro formule ingannevoli si celano quindi obiettivi che mirano a portare nella scuola modelli aziendalistici, di accentuata competizione tra persone, aumento dei poteri della scala gerarchica, dirigenti scolastici e ispettori in primis. Per questo è l’impianto d’assieme che va rigettato senza mediazioni. Le ragioni del fermento si spiegano in relazione al sentimento, diffuso nella categoria, di essere di fronte a un attacco senza precedenti per organicità. Molti insegnanti avvertono che la meritocrazia sarebbe funzionale alla crescita del conformismo e del servilismo e intuiscono anche quanto ciò peggiorerebbe le loro condizioni di lavoro precipitandoli in un clima di guerra di tutti contro tutti. Questo concorre a spiegare anche l’ampiezza della protesta, per ora culminata nello sciopero del 5 maggio scorso con un’adesione record nella categoria. Tuttavia nelle scuole non stanno fiorendo comitati di agitazione o di lotta, perché ancora si tende a delegare all’azione sindacale e, aspetto fondamentale, non c’è ancora chiarezza sugli obiettivi. La coscienza è infatti variegata e spesso confusa: si va da chi rivendica una specifica questione a chi spera di poter modificare questo o quell’articolo per sventare le minacce della “Buona scuola”, a chi giustamente sostiene che essa sia da rigettare in toto ma poi guarda con nostalgia alla scuola di ieri e non fuoriesce dall’orizzonte di una scuola statale. Le prossime settimane saranno molto importanti per cercare di accrescere la consapevolezza di ciò che è in gioco.

Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda sono stati chiamati dal governo a trattative che palesemente mirano a disinnescare la protesta. Su cosa fanno leva e cosa sarebbe invece necessario secondo te?

Qui si cela un ulteriore inganno. A parole le burocrazie sindacali sembrano opporsi fieramente al governo. Il segretario nazionale della Cgil scuola, Pantaleo, al comizio di Roma il 5 maggio ha prospettato una forma di lotta radicale, lo sciopero degli scrutini, da decenni aborrito dalla Cgil. Questo è segno della pressione molto forte che il più grande sindacato della scuola e non solo ha avvertito. In realtà, però, loro come gli altri stanno discutendo con il governo modifiche inessenziali, lasciando intatto l’impianto di fondo della “Buona scuola”. Per esempio, non è messa in discussione la meritocrazia, ma solo la modalità con cui introdurla, o ancora si discute di quanti precari assumere a tempo indeterminato, lasciando invariati gli altri aspetti che abbiamo tratteggiato sopra. Le burocrazie sindacali sanno di avere uno spazio di manovra consentito dalle debolezze coscienziali presenti nella categoria, tra cui anche quella che permette l’abitudine alla delega. A maggior ragione è importante un’opera di chiarificazione e di denuncia del significato e dei fini delle manovre sindacali e del governo, sostenendo in parallelo il protagonismo e l’autorganizzazione ovunque possibile.

Come vivi il tuo essere insegnante? Sappiamo – anche dalle pagine del nostro giornale – che sei protagonista, insieme ad altri colleghi e colleghe, studenti e studentesse, di una peculiare esperienza nella tua scuola. Puoi raccontarcela?

Cerco il più possibile di non attuare separatezze tra il mio essere una persona che ha scelto l’umanesimo socialista e lo svolgere la professione di insegnante nella scuola di Stato. Impresa complessa, irta di difficoltà e dilemmi. Si è chiamati a svolgere un ruolo che implica verticalità, autoritarismo e riproduzione delle ideologie dominanti. Affermare tutt’altro approccio richiede molto impegno, comporta anche scendere a compromessi dichiarati, però può essere illuminato dalla scelta di alcuni valori fondamentali che aiutano a instaurare rapporti umani in cui si possa provare a sottrarsi ai dettati costituiti e ad affrontare sotto un punto di vista altro anche gli argomenti imposti dai programmi ministeriali. Anche in base a questo, ormai da cinque anni si è potuto costituire a scuola un Comitato solidale e antirazzista peculiare perché è composto da studenti e insegnanti che si relazionano da pari e con rispetto reciproco. Un Csa che ha animato varie iniziative di solidarietà: da quella con i profughi dalla Libia nel 2011a quella con la rivoluzione siriana e poi con le popolazioni del Medio Oriente che resistono contro l’Isis neonazista, aspetto su cui ci siamo molto concentrati quest’anno. Attorno a questo tema abbiamo Cerco il più possibile di non attuare separatezze tra il mio essere una persona che ha scelto l’umanesimo socialista e lo svolgere la professione di insegnante nella scuola di Stato. Impresa complessa, irta di difficoltà e dilemmi. Si è chiamati a svolgere un ruolo che implica verticalità, autoritarismo e riproduzione delle ideologie dominanti. Affermare tutt’altro approccio richiede molto impegno, comporta anche scendere a compromessi dichiarati, però può essere illuminato dalla scelta di alcuni valori fondamentali che aiutano a instaurare rapporti umani in cui si possa provare a sottrarsi ai dettati costituiti e ad affrontare sotto un punto di vista altro anche gli argomenti imposti dai programmi ministeriali. Anche in base a questo, ormai da cinque anni si è potuto costituire a scuola un Comitato solidale e antirazzista peculiare perché è composto da studenti e insegnanti che si relazionano da pari e con rispetto reciproco. Un Csa che ha animato varie iniziative di solidarietà: da quella con i profughi dalla Libia nel 2011a quella con la rivoluzione siriana e poi con le popolazioni del Medio Oriente che resistono contro l’Isis neonazista, aspetto su cui ci siamo molto concentrati quest’anno. Attorno a questo tema abbiamo scelto di partecipare alla marcia Perugia-Assisi, abbiamo prodotto un video in occasione della Giornata della memoria e pensato l’incontro tra gli studenti del Csa e quelli di una scuola media della zona, per portare anche ai più giovani il nostro approccio. E per questo abbiamo deciso di accogliere come Csa l’invito a partecipare alla manifestazione della Comune del 10 maggio a Firenze. Quella del nostro Csa è un’esperienza importante e singolare, in cui ti prendi il piacere di ascoltare uno studente o una studentessa a proprio agio nel dire ciò che pensa, anche in disaccordo con un insegnante che a sua volta riesce a dire di aver cambiato idea. Ecco, abbiamo iniziato, appena iniziato, a mettere in discussione dei ruoli precostituiti. E quello che possiamo dire, ciascuna e ciascuno, è che ci piace, viviamo meglio.

da  il tema de la comune  n.255

Ultimo Numero

• n. 322


dall'8 al 22 ottobre 2018


è uscito
umanesimo
socialista
n.4

us4