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scuola, il governo attacca il diritto di sciopero

Matteo Renzi e la ministra Giannini hanno portato un attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Nella scuola infatti c’è crescente fermento contro il disegno di legge della “Buona scuola”: il 24 aprile uno sciopero promosso da gran parte del sindacalismo di base ha cominciato a dimostrare una certa reattività e la preoccupazione che lo sciopero del prossimo 5 maggio, convocato anche dai sindacati di stato, sia molto partecipato ha fatto sì che le famigerate prove Invalsi, da settembre in calendario per quella data, siano state posposte dal governo per evitare che saltino ovunque. Immediate le reazioni di vari sindacati contro un’azione chiaramente antisindacale e lesiva del diritto di sciopero. 
Un attacco che da un lato dimostra che lo sciopero è uno strumento ancora utile, altrimenti non si spiegherebbe perché le controparti mirino a sabotarlo, e che dall’altro indica quanto i meccanismi democratici non siano affatto uno scudo per la tutela dei diritti.
Aspetti che motivano ulteriormente l’impegno contro la “Buona scuola”: partendo dalla dignità di persone che lavorano e che in solidarietà cercano di difendere e migliorare le proprie condizioni di lavoro e di vita si può costruire uno sciopero massiccio che non si limiti a ritoccare il disegno del governo, ma ne esiga invece il ritiro definitivo.

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