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Cda2020

        

                           

             
al 24 febbraio            
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manifestazioni popolari in tutto l’Egitto

periferie del sistema in rivolta

Il Cairo, Alessandria, Assuan, Assiut, Ismaylia: manifestazioni spontanee si sono svolte ieri in molte città dell’Egitto, come non si vedeva da decine di anni. Sfidando la repressione, più di diecimila persone, forse il doppio, sono scese nelle strade a Il Cairo lanciando slogan contro il faraone Mubarak (al potere da trent’anni), scontrandosi duramente con le forze dell’ordine, richiamandosi apertamente alla rivolta tunisina. Al termine della giornata, il bilancio complessivo sembra essere di quattro morti e decine di feriti.
La manifestazione era stata proposta – con un appello su internet sottoscritto da oltre 90 mila persone – da alcuni attivisti; questi avevano indicato il 25 gennaio, festa della polizia, per denunciare i metodi  brutali in seguito ai quali un giovane agli arresti era morto. La mobilitazione è stata cautamente salutata dall’opposizione laica e da quella religiosa, ma ha avuto evidenti tratti di spontaneità, ed ha espresso una forte carica di cambiamento contro un potere corrotto e violento, che sembra eterno, e contro il peggioramento delle condizioni materiali di vita per i più.

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14 gennaio 2011, ore 22

Ben Alì ha lasciato la Tunisia!

solidarietà con la rivolta del popolo tunisino

Ben Alì il presidente corrotto della Tunisia, al potere da 23 anni è stato costretto a lasciare il paese sull’onda della mobilitazione popolare. La rivolta giovanile e popolare di queste settimane ha prima fatto vacillare poi costretto alla fuga il dittatore probabilmente anche per le pressioni di una parte del potere e dell’esercito che ha rifiutato di sparare e che cerca di riprendere il controllo sulla popolazione e di frenare la sua lotta.
Diamo solidarietà ai fratelli ed alle sorelle tunisini che hanno espresso con la loro rabbia la volontà di libertà, di una vita dignitosa, di pane e lavoro decente.

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solidarietà con la lotta dei giovani e del popolo tunisino

via il regime assassino e corrotto
di Ben Alì

Tunisia la protesta popolare cresce: da Gafsà nel sud, fino dentro la capitale, Tunisi.
Diamo solidarietà ai fratelli ed alle sorelle tunisini che vogliono la libertà, una vita dignitosa, il pane ed un lavoro decente.
La rivolta è cresciuta in questi anni, come la collera della gente. Prima nelle regioni delle miniere, nelle città interne dove la disoccupazione è sempre più alta,  ma è totale

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Tunisia, pane e libertà

abbasso il regime assassino e corrotto
di Ben Alì!

Siamo al fianco dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nella loro lotta per una vita degna. Da circa un mese la Tunisia, ad appena un braccio di mare dalle coste italiane, è percorsa da mobilitazioni in ogni città, anche piccola, della gioventù in lotta per il lavoro e per la libertà. Sin dall’inizio le manifestazioni hanno assunto un profilo drammatico, quando in dicembre un giovane si è dato fuoco per protesta.

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da Tunisi ad Algeri, la protesta si allarga 

Guardiamo con partecipazione, solidarietà e preoccupazione ai giovani che manifestano da Tunisi ad Algeri. Mentre in Tunisia le mobilitazioni cominciate a dicembre non si placano ed anzi cresce il bilancio drammatico delle vittime nei durissimi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, la rivolta investe anche le città e i piccoli centri dell’Algeria. Qui il governo annuncia un passo indietro sull’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità ma allo stesso tempo reprime con durezza i giovani nelle strade: oltre ad alcuni morti, vi sarebbero già un migliaio di arresti, tra cui molti minorenni. La disoccupazione molto alta, le politiche europee di repressione dell’immigrazione e l’impennata dei prezzi dei generi alimentari sono fattori che hanno innescato le mobilitazioni ma la crisi, al di là degli esiti immediati, è più complessiva, investe il piano esistenziale e le prospettive di vita della gioventù, cioè della grande maggioranza della popolazione algerina. Protagonisti sono giovani nati durante la guerra civile dei primi anni Novanta in cui lo scontro tra il terrore di Stato e quello religioso causò oltre 150 mila morti. È molto significativa la diffusione simultanea e spontanea della protesta in tante città; il suo indirizzo, per ora prevalentemente rabbioso e distruttivo, ne restituisce tutta la drammatica problematicità.

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