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Cda2020

        

                           

             
al 17 febbraio            
abbiamo raccolto          

202.874 euro    


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Solidarietà ad Emergency  per l’ immediata liberazione di Francesco Azzarà 

Francesco Azzarà, un operatore di Emergency è stato rapito da uomini armati il 14 agosto a Nyala, in Darfour (Sudan), laddove prestava la sua coraggiosa opera di cura alla gente di questa terra sofferente, nell’ospedale pediatrico locale dell’associazione  umanitaria . Non sono chiare, a tutt’ora le motivazioni del rapimento e secondo quanto affermato da Rossella Miccio coordinatrice dell’ufficio umanitario dell’associazione, i rapitori non hanno preso nessun contatto diretto con loro. Esprimiamo la nostra piena solidarietà a Francesco Azzarà, ai suoi cari e ad Emergency affinché Francesco venga liberato immediatamente. Purtroppo la solidarietà umana  di questi tempi è sempre più attaccata, in questo caso da un gruppo non ancora identificato, più spesso da bande paramilitari o statali come dimostra la tragica vicenda di Freedom Flotilla dell’anno scorso. Perciò ci auguriamo che si sviluppi la maggior solidarietà possibile per la liberazione di Francesco Azzarà che veda il protagonismo di tutte le associazioni solidali, di volontariato, religiose, politiche e sindacali. Da questo punto di vista non condividiamo il silenzio stampa richiesto da Emergency e l’esclusivo affidarsi a canali istituzionali e statali che sono - direttamente o indirettamente - i primi responsabili della guerra e delle miserie che attraversano il mondo e che cercano di sottomettere ed irreggimentare  le più autentiche spinte umane alla solidarietà. 
 
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Solidarietà con il popolo siriano
Via il regime dittatoriale di Assad

 
In Siria milioni di donne e uomini stanno coraggiosamente lottando per la libertà e la dignità contro la sanguinaria dittatura del regime di Bashar Al Assad. L’insorgenza del popolo siriano è parte dell’ondata rivoluzionaria che sta attraversando il mondo arabo dalla Tunisia all’Egitto fino allo Yemen. Siamo solidali con i popoli in lotta per la libertà contro le dittature e le complicità del sistema degli Stati. Siamo solidali con il popolo siriano e denunciamo la feroce repressione perpetrata dal regime di Assad che ha già causato migliaia di vittime innocenti. Perciò rivolgiamo un forte appello a tutte le comunità, le associazioni solidali, le forze e le realtà per costruire una iniziativa di mobilitazione solidale a fianco del popolo siriano.    
تضامن مع ألشعب السوري
فليسقط نظام ألأسد ألديكتاتوري
في سوريا اليوم هنالك الملاين من النساء والرجال الذين يقاتلون بشجاعة من أجل ألحرية وألكرامة ضد نظام بشار ألأسد الدموي.
انتفاضة الشعب ألسوري هي أمتداد لموجة الثورات ألتي تمر في ألعالم ألعربي من تونس وحتى مصر واليمن.نحن متضامنون مع
ألشعوب في نضالها ضد الديكتاتورية ونظام الحكومات. نحن متضامنون مع ألشعب ألسوري,ونستنكر بشدة ألأعتداء ألسافر
من قبل نظام ألأسد الذي أودى في حياة ألاف ألأبرياء .لهذا نوجة دعوى عامة لجميع ألموئسسات وألجمعيات وألقوة ألمتضامنة
لتنظيم مبادرة تضامنية مع ألشعب ألسوري    
 
adesioni:
Socialismo rivoluzionario - Associazione “3 febbraio” - Alex Zanotelli (missionario comboniano) - Hassan Dgaim (attivista Comunità siriana di Milano) - Unicobas - Socialismo Libertario - Lega abitanti della città di Idlib (Siria) in Lombardia - Danova Mohamad dir. Casa della cultura islamica via Padova (Milano) - Sabrina Grilli Telereporter (Mi) - Comunità marocchina e araba di Centocelle (Roma) - Coalizione nazionale per il sostegno alla rivolta siriana / Italia - Associazione amicizia Iraq / Italia
(seguono altre firme)
 
 
 

 

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ancora sulla Gran Bretagna

Cameron sceglie la repressione

Ieri il premier britannico Cameron ha tenuto un discorso estremamente violento a proposito delle vicende degli ultimi giorni. Ha dichiarato che si tratta di pura e semplice criminalità, che il governo è intenzionato a riportare l’ordine e che intende punire severamente i teppisti. Subito, con un enorme dispiegamento di polizia (sedicimila uomini!) e di mezzi blindati la

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Londra, verità e giustizia per Mark Duggan

No alla repressione poliziesca

Si al protagonismo popolare
senza violentismo distruttivo

Da giorni interi quartieri di Londra, ed ora anche di altre città inglesi come Birmingham, Manchester e Liverpool, sono teatro di una ribellione semi-spontanea che si sviluppa soprattutto nelle ore notturne coinvolgendo alcune migliaia di persone, in maggioranza giovani. Si contano centinaia di arresti, devastazioni ed incendi, alcuni feriti. Si tratta di una ribellione alimentata da una condivisibile rabbia contro le tante ingiustizie della società e dello Stato britannico. Tuttavia i contenuti e le modalità sono prevalentemente distruttivi, dunque inefficaci quando non direttamente negativi. È del tutto sbagliato (anche se a volte espresso strumentalmente dai media) riferirsi a tali avvenimenti richiamando la rivoluzione, facendo erronei parallelismi con l’ondata rivoluzionaria di questi mesi e con la rivoluzione siriana in corso.

La scintilla che ha scatenato la ribellione è stata l’omicidio di Mark Duggan nel quartiere londinese di Tottenham da parte della polizia, quasi certamente a freddo e non nel corso di un conflitto a fuoco come inizialmente dichiarato da Scotland Yard. I primi scontri sono scoppiati tra la polizia e un assembramento di persone indignate che pretendeva chiarezza e giustizia per la morte dell’uomo, scontri che poi si sono rapidamente estesi ad altri quartieri della capitale.

Denunciamo la dura repressione statale, le sue responsabilità puntuali in questo omicidio come le mille ingiustizie e vessazioni quotidiane con cui opprime le maggioranze. Istituzioni in crisi, recentemente travolte dagli scandali – il mese scorso i vertici della polizia sono stati costretti alle dimissioni per la corruzione nel caso del gruppo “News International” di Rupert Murdoch – intendono rovesciare sulla popolazione il loro fallimento non solo economico ma d’assieme.

La rabbia nei confronti dell’oppressione statale è comprensibile e condivisibile: ingiustizia e impunità per i potenti, grave peggioramento delle condizioni materiali, crescita della violenza razzista, mentre continua l’impegno bellico britannico contro la vita e la libertà di altri popoli.

Tuttavia saccheggi di negozi e incendi di abitazioni e di auto mettono a repentaglio in primo luogo le persone comuni; sono di ostacolo allo sviluppo coscienziale, all’estensione ed alla radicalizzazione della protesta. La repressione statale ne approfitta per inasprire la repressione, nascondere le proprie responsabilità e offuscare le ragioni di un giusto e diffuso malcontento.
A Londra come a Roma o Milano, per impegnarsi e lottare efficacemente nel miglioramento della propria esistenza, arginando e respingendo la crescente violenza statale, occorre sottrarsi alle sue logiche distruttive e mortifere (alla radice: belliche) affermando e costruendo un’alternativa di vivibilità fuori dal sistema.

9 agosto 2011 h.8
 

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Siria: il coraggio dei rivoluzionari, la ferocia degli oppressori

Dalla Siria le notizie giungono frammentarie ed eloquenti. La rivolta in corso da 6 mesi si trasforma in rivoluzione mentre deve fronteggiare quella che ormai è una vera e propria guerra controrivoluzionaria scatenata dal regime baath. Hama è diventata il nuovo epicentro dell'ascesa, che si approfondisce e radica ulteriormente a Homs e Dera'a, Deri Zor e Latakie, Kamishli e Damasco, e a un elenco sempre più lungo di centri abitati, piccoli, intermedi o grandi, ad est ed ovest, nord e sud. Ieri 31 luglio questi centri ed in particolare Hama hanno subito una vera e propria operazione militare, con carri armati e colpi di mortaio, che hanno provocato centinaia di morti ed un numero infinito di feriti.
Nelle strade e nei luoghi di culto di questi centri vanno oggi in scena i frutti di 6 mesi di mobilitazioni straordinarie per il coraggio e la determinazione delle loro protagoniste e dei loro protagonisti, per la consapevolezza che dimostrano del minimo che ormai possono accettare, per la tenace continuità dell'impegno per ottenerlo ma anche per la qualità di tale impegno, vista la loro capacità di conquistare il consenso e di coinvolgere settori sempre più ampli e variegati di società. Una capacità spiegabile solo con una scelta convinta e convincente, che esprime esigenze e aspirazioni comuni a donne e uomini da moltissimo tempo divisi da contraddizioni storiche e da un regime che da decenni le manipola facendo di ciò uno dei fondamentali pilastri del proprio potere, insieme alla repressione sempre puntuale e feroce di qualsiasi istanza di libertà e vita dignitosa, che in queste settimane ha compiuto un salto di qualità.
Il regime di Damasco ha a lungo avuto una solida base sociale che ora  si sta manifestamente erodendo, spingendolo a  ricorrere ad aerei e carri armati, non riuscendo finora ad impedire la crescita del processo.
Sei mesi dopo l'inizio della rivolta a Dera'a, mentre comincia il ramadan, si è ormai giunti oltre il punto di non ritorno; l'alternativa è tra la caduta del regime che tenacemente chiedono centinaia di migliaia di donne e uomini o il pieno dispiegarsi di una orribile e sanguinosa guerra controrivoluzionaria già in corso. E che avrebbe già mietuto molto più delle circa 2000 vittime censite finora non fosse per la decisa scelta delle protagoniste e dei protagonisti dell'ascesa a non scendere sul piano di chi li tratta da nemici - quello bellico -, per quella che sembra essere una consapevole opzione pacifista combinata alla capacità di organizzare l'autodifesa, ispirandosi in questo a Piazza Tahrir e al tempo stesso andando oltre, anche in considerazione del mostro da fronteggiare.  
Tutto ciò è in profondo contrasto con il clamoroso e vergognoso isolamento di cui soffrono e di cui sanno, al punto di avere dedicato le mobilitazioni di venerdì scorso al tema “Il vostro silenzio ci uccide!”, rivolgendosi al mondo intero e denunciando le complicità aperte o ipocrite di cui gode il regime di Assad a Teheran e Washington, Pechino e Bruxelles, Tel Aviv e Riad, ma anche da parte di Hezbollah nonché di diversi settori ed ambiti che si dichiarano antagonisti al sistema.
Di fronte a quanto sta succedendo emerge con forza la cinica convergenza di tutti gli oppressori e urge il nostro schieramento solidale ed attivo con i protagonisti e le vittime siriane. Questo è quanto abbiamo scelto di suscitare e promuovere lanciando un appello in questo senso e impegnandoci per realizzarlo, con l'emozione e la determinazione che ci ispirano le nostre sorelle e i nostri fratelli siriani e di tutta quell'area che da sette mesi hanno riaperto e stanno allargando gli orizzonti della nostra comune storia.

1 agosto h.18

 


Solidarietà con la rivoluzione siriana!
Basta repressione!
Via subito il regime di Assad!

 

 

 

 

1 agosto 2011 h.18

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