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sorellanza2019


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solidarietà con le mobilitazioni popolari in Libia

via Gheddafi ed il suo regime assassino
abbasso i suoi complici italiani

La scintilla della rivoluzione araba incendia anche la Libia, da oltre quarant’anni sotto il tallone del feroce regime guidato da Gheddafi. Con grande coraggio, settori crescenti di popolazione manifestano da giorni nonostante una repressione durissima. Le poche notizie che filtrano parlano di oltre 80 morti e dell’impiego dell’esercito, in particolare a Bengasi. Notizie difficili da verificare parlano di spaccature sia tra i militari che ai vertici politici con le dimissioni di alcuni esponenti storici dei “comitati rivoluzionari” che nel 1969 deposero la monarchia.
Il regime libico ha finora svolto una funzione peculiare ed odiosa nel compito (oggi in crisi) di garantire l’ordine in Nord Africa per conto del sistema democratico totalitario. Esso ha imbavagliato ed immiserito la popolazione combinando una ferrea centralizzazione statale con strumentali alleanze con i vecchi poteri locali ed ha sviluppato oltre misura la corruzione, fiorita intorno allo sfruttamento degli immensi giacimenti petroliferi. Allo stesso tempo si è conquistato un ruolo di sfruttatore e carceriere (per conto dell’Europa) di centinaia di migliaia di profughi e di emigranti in transito dal Corno d’Africa o da altre aree del continente.
Lo Stato italiano ha delle enormi responsabilità, storiche ed attuali, dirette ed indirette, di cui oggi il governo è solo l’ultimo protagonista. Dalla guerra di sterminio e di conquista con cui, giusto un secolo fa, l’Italia ha massacrato quasi un decimo dell’intera popolazione, fino ai recenti accordi con cui si consegnano i profughi alle galere libiche; responsabilità che spiegano il silenzio di questi giorni in cui la Farnesina non spreca neppure parole di circostanza contro l’efferata repressione dei manifestanti.
Siamo al fianco dei giovani libici che con coraggio ed ispirandosi ai loro fratelli tunisini ed egiziani hanno ripreso il vento rivoluzionario e di libertà che soffia in tutto il mondo arabo. Nell’esprimere la nostra solidarietà verso le loro aspirazioni e contro la criminale repressione, denunciamo le gravi complicità e gli aiuti al regime dittatoriale portati in questi anni dal governo italiano.

 

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con i profughi tunisini, magrebini, egiziani

accoglienza e solidarietà

Una rivoluzione ha scosso tutto il mondo arabo, abbattendo i rais, portando avanti ideali di libertà e giustizia sociale, a partire dalla Tunisia e dall’Egitto.
Migliaia di persone stanno cercando di cambiare e migliorare i propri paesi. Fra loro vi sono anche alcuni che vogliono muoversi verso l’Italia, la Francia, altri paesi. Il nostro impegno ed il nostro auspicio è accoglierli con dignità ed amicizia. Da una parte all’altra di queste coste si può costruire un ponte di solidarietà e cooperazione. Chi è più fortunato ed ha più possibilità come lo è in generale la popolazione in Italia, può accogliere come fratelli e sorelle chi cerca di migliorare la propria vita, quella dei propri cari e del proprio paese.
Il ministro Maroni, La Lega Nord, ma con loro quasi tutte le forze politiche disegnano scenari

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13 febbraio, manifestazioni in decine di città

qualcosa sta cambiando?

Centinaia di migliaia di persone, in grande maggioranza donne, hanno riempito le piazze di molte città. Nei cortei del 13 febbraio c’è stata una partecipazione festosa e accogliente, con modalità tipiche di una manifestazione di carattere popolare, con tante donne che hanno portato cartelli autoprodotti, con molte persone che da tempo non scendevano in piazza, con tanta gente che ha sentito il bisogno di esserci e di farsi sentire per esprimere indignazione e distanza dal sordido mercimonio di Berlusconi e dei suoi cortigiani. Manifestazioni senza dubbio diverse. Significativa è stata anche l’accoglienza che ha ricevuto il nostro giornale La Comune dedicato alla rivoluzione araba che comincia.
Le tante persone che sono scese in piazza non hanno risposto all’appello di un partito

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COMUNICATO  STAMPA

Tahrir, Milano, non è così lontano!

Manifestazioni si sono tenute oggi a Milano, Firenze, Roma, Napoli e Palermo al fianco del popolo egiziano e della rivoluzione araba. Alcune migliaia di persone a Milano e centinaia nelle altre città hanno raccolto l’appello promosso dall’Associazione antirazzista ed interetnica “3 febbraio” e dall’assemblea riunitasi domenica scorsa a Milano che chiamava ad una iniziativa “a fianco di tutti i popoli arabi in lotta contro le dinastie oppressive e corrotte”.
Le manifestazioni si sono riallacciate idealmente alla grande piazza al-Tahrir del Cairo, festeggiando per la fuga di Mubarak, solidarizzando con l’inizio della rivoluzione araba, sostenendo la lotta per la  vita, la libertà e la dignità che scuote Tunisi, Algeri, Sana’a. 
Diverse associazioni e comunità hanno aderito alle manifestazioni, particolarmente segnate dalla presenza della comunità egiziana, dell’Associazione “3 febbraio”, di Socialismo rivoluzionario e de La Comune.
Una giornata importante che infrange il contesto politico e mediatico di questo paese, poco interessato a vicende che coinvolgono direttamente decine di milioni di persone e che stanno cambiando il mondo in cui viviamo.
 

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Mubarak in fuga, una prima vittoria della rivoluzione

A poche ore dal suo discorso, Mubarak è in fuga. Si realizza la prima, irrinunciabile condizione posta da milioni di persone in piazza al-Tahrir al Cairo e in tutte le città dell’Egitto. Salutiamo con gioia questa prima importante vittoria. Un dittatore è caduto grazie al coraggio ed alla determinazione di persone comuni che si sono unite per migliorare la propria vita, cominciando  a fare i conti con un potere oppressivo e corrotto: hanno agito in prima persona senza aspettare le promesse né arretrare di fronte alle minacce; così hanno cominciato a cambiare la propria vita. È il vento della rivoluzione che, da Tunisi al Cairo, rappresenta un motivo di speranza per milioni di persone nel mondo in lotta contro ogni potere oppressivo, che ci trasmette una lezione semplice e fondamentale: unendosi, la gente comune può rivoluzionare la propria vita, gli Stati non sono invincibili.
La situazione al Cairo rimane molto delicata. Mubarak si è dimesso consegnando il potere al Consiglio supremo delle forze armate. Cosa farà l’esercito, nelle cui mani è tutt’ora il potere? Gli alti ufficiali, fino ad oggi al fianco del dittatore e spina dorsale del regime sin dal 1952, hanno rinunciato a scatenare la repressione a causa della forza delle mobilitazioni, ma sono un pericolo per la rivoluzione e per  un cambiamento autentico. Non è possibile credere a costoro, ai loro appelli strumentali all’unità tra esercito e popolo. Tutt’altra cosa è la fraternizzazione tra la popolazione ed i soldati, che del popolo sono parte.
Le istanze di vita, libertà, dignità delle persone possono realizzarsi pienamente sviluppando quell’autotrasformazione appena cominciata in piazza al-Tahrir e nella vita quotidiana. Tutti i poteri oppressivi, al Cairo come a Washington come a Bruxelles, impossibilitati a contenere il protagonismo di milioni di esseri umani, preparano imbrogli e trappole per evitare ulteriori cambiamenti, avendo al tempo stesso ulteriormente dimostrato la loro crisi.
Tanto più c’è bisogno di sviluppare la solidarietà al fianco del popolo egiziano perché cresca la sua capacità di decidere liberamente della propria vita. Oggi ancor più di ieri:
NESSUNA FIDUCIA NELLE GERARCHIE MILITARI, NEL POTERE DI GENERALI ED UFFICIALI !
SI' ALL’UNIONE RIVOLUZIONARIA TRA POPOLO E SOLDATI !
NESSUNA MANOVRA ALLE SPALLE DELLE PROTAGONISTE E DEI PROTAGONISTI !
AUTODECISIONE, SVILUPPO ED ESPANSIONE DELLA RIVOLUZIONE !
In questo contesto assume una importanza ed una rilevanza ancor più grande la giornata di mobilitazione nazionale e solidarietà con i popoli arabi di sabato 12 febbraio per far giungere ai protagonisti e alle protagoniste della rivoluzione la nostra vicinanza e la nostra solidarietà.

11 febbraio 2011 h.21


                     
                   
 

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