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Strage di piazza della Loggia a Brescia: tutti assolti

L'ennesima strage di Stato impunita

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia hanno assolto gli imputati nel VI processo per la strage di Piazza della Loggia., dove il 28 maggio 1974 una bomba posizionata ai margini di una manifestazione sindacale antifascista causò la morte di otto persone e oltre cento feriti.
Gli imputati nel processo – Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, appartenenti a Ordine Nuovo, Maurizio Tramonte, uomo dei servizi segreti e il generale dei carabinieri Francesco Delfino – per la giustizia statale e democratica non sono colpevoli. Al contrario, gli stessi giudici “condannano” i familiari al pagamento delle spese processuali, dopo quarant’anni di depistaggi, insabbiamenti e segreti di Stato. Questo ennesimo verdetto si va a sommare alla lunga serie di stragi impunite di cui è costellata la storia di questo Stato di cui c’è poco da essere fieri. Stragi Impunite che non possono aver giustizia attraverso la magistratura democratico statale. La nostra solidarietà va ai familiari delle vittime a cui ci uniamo per continuare a chiedere con loro verità e giustizia.

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profughi e rifugiati

una lotta coraggiosa e radicale

È di questi giorni la notizia dell’indagine del Consiglio d’Europa in cui emerge la responsabilità criminale della NATO che l’anno scorso, davanti alla costa libica, ha lasciato morire 63 persone che cercavano di fuggire dalla guerra. 63 persone lasciate morire di fame nonostante i loro appelli alla guardia costiera e alle stesse navi che si sono avvicinate loro. Così hanno raccontato i superstiti e altre fonti come un documentario della televisione svizzera RSI. Questo è il quadro di partenza, i rischi concreti attraversati

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migliaia di docenti "inidonei"

una lotta esemplare

Incontriamo Filippo, Titti e Lea, docenti di Roma impegnati in una lotta che riguarda la vita ed il futuro, oltre che loro, di migliaia di colleghi in Italia che, a causa di patologie che non gli permettono più di svolgere l’attività di insegnamento di un tempo, sono attualmente definiti “inidonei”. Loro non la pensano certo così di se stessi e il loro impegno per la dignità è tuttora in corso.

 

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La sacra unione di banchieri, politici e burocrati sindacali è contro la gente comune

No all’attacco all'articolo 18!

Difendiamo la dignità
ed i bisogni vitali delle persone!
Si alla solidarietà, No alla delega!

L’avidità dei padroni della Confindustria e dei banchieri italiani ed europei non ha freni. In questi mesi il governo Monti-Fornero, raccogliendo il testimone da Berlusconi ha portato avanti un pesantissimo e sistematico attacco alla gente comune. Si è cominciato con le pensioni, elevando l’età pensionabile e colpendo il potere d’acquisto dei pensionati, si è continuato con il pubblico impiego introducendo mobilità, blocchi di assunzioni e salari; ora tocca al privato con la libertà di licenziamento. A ciò fa da sottofondo l’impoverimento generale della popolazione con l’aumento dei prezzi, l’aumento della disoccupazione, e della precarietà esistenziale, il peggioramento della vita degli immigrati e dei profughi. È chiaro che tutto questo va ben oltre l’articolo 18. Il governo, padroni e banchieri (con l’avvallo tra l’altro delle istituzioni ed in particolare del presidente della repubblica Napolitano) stanno lanciando un messaggio preciso: i lavoratori devono sottomettersi ai loro interessi: per farlo dividono e tolgono diritti e dignità alle persone che lavorano e più in generale alla gente comune. Grazie alla complicità dei vertici sindacali cresce sempre più la divisione fra chi lavora e la tendenza a cercare di risolvere i problemi ciascuno per sé. La CGIL adesso parla di sciopero generale, ma dopo aver accettato per mesi di condividere le trattative e molti dei provvedimenti odiosi fatti in nome dell'“Europa” che non vuol dire altro che i voraci interessi di un sistema ingiusto.
Ma non dobbiamo rassegnarci a questo. La delega, le divisioni e la rassegnazione ci stanno facendo sempre più arretrare. La difesa dei bisogni vitali e delle condizioni di esistenza riguarda tutti, dai milioni di precari e disoccupati spesso giovani alle persone che lavorano, fino ai pensionati. Superiamo le divisioni che ci vogliono far accettare, separazioni tra mansioni diverse, tra sindacati, tra chi ha un lavoro più o meno precario, tra immigrati ed italiani. Uniamoci con la solidarietà, in un impegno quotidiano per ricostruire la forza e l’aggregazione solidale, necessaria anche solo per difendere la condizione elementare del salario, della dignità e delle condizioni di lavoro. Il sindacato sta fallendo anche su queste cose minime, completamente asservito all’unione con il governo dei banchieri.
Valorizziamo tutte le opportunità per reagire: le assemblee, la raccolta di firme, le elezioni delle RSU fino agli scioperi che convoca il sindacato. Ma il nostro impegno non si può fermare ad una reazione momentanea: costruiamo un’alternativa solidale.
I comitati solidali che stanno nascendo sui luoghi di lavoro possono essere una strada di impegno in questa direzione, una possibilità di unirsi ed agire in modo solidale e cooperativo contro il governo dei banchieri, per affermare la dignità.

 

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 Afghanistan

ennesima strage dell’esercito USA

Sedici persone – donne, bambini, anziani – sono state massacrate in un villaggio presso Kandahar, a pochi metro da una base militare americana. Sono state sorprese nei loro letti mentre dormivano, trucidate e poi bruciate. Le autorità militari si affrettano ad attribuire questa ennesima strage ad un singolo militare impazzito cercando così di occultare o sminuire l’atrocità di quanto accaduto, che è invece la norma. Non è possibile distinguere tra offensiva militare e libera iniziativa omicida di singoli, come generali e politici vorrebbero: bombe che cadono su pastori adolescenti, soldati che si fanno fotografare mentre infieriscono sui cadaveri, militari che uccidono civili per gioco, offensive belliche che sterminano i commensali di un matrimonio; è ogni giorno così, da oltre dieci anni, è la guerra e non conosce altro modo di svolgersi.

Le truppe d’occupazione in Afghanistan hanno perso il conflitto ma non smettono di spargere morte e barbarie. Sono le avanguardie della distruzione di un sistema democratico globale in profonda crisi e perciò ancor più pericoloso. Significativamente, la violenza si accanisce contro le donne e i bambini svelando in questo modo il suo contenuto centrale di uccidibilità, una logica vigente permanentemente e che in ogni momento si può realizzare colpendo vite e minacciando l’intera specie umana: in divisa in un paese straniero o da reduce divenuto serial-killer tra le pareti domestiche.

La tragedia è di tale ampiezza ed evidenza da mettere a nudo le ciniche menzogne della propaganda democratica sulle guerre giuste, sulla liberazione delle donne afgane, sulla lotta al terrorismo e quant’altro. Eppure colpisce il silenzio e l’assenza del movimento pacifista, anche in questo paese. Lo Stato italiano è complice e protagonista di prima linea nella guerra con il voto quasi unanime del parlamento e su iniziativa dei governi di centrodestra, di centrosinistra e tecnici succedutisi in questi anni. Noi, impegnati nella costruzione di un’alternativa radicale fuori dal sistema e dagli imbrogli della politica, facciamo appello ad una reazione umana in difesa della vita e contro la barbarie per il ritiro immediato e senza condizioni dall’Afghanistan degli eserciti di occupazione.

solidarietà con la popolazione afgana!

 via le truppe assassine

ritiro immediato e senza condizioni di tutti gli eserciti d’occupazione

 

 

 

 

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