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Siria: tra rivoluzione e tragedia


Ieri, sabato 25 agosto, è stata resa nota un’altra, ennesima strage compiuta dal regime siriano, questa volta a Deraya, vicino a Damasco. Le fonti parlano di almeno trecento o, probabilmente, più di quattrocento morti, di cui molte donne e molti bambini. Il modus operandi è quello ormai noto e di cui il massacro di Hula rappresenta il modello: ore e ore di bombardamenti aerei massicci, intervento di carri armati e truppe di terra, l’imperversare delle milizie shabiha che entrano nelle case, nelle scuole e negli ospedali, in ogni edificio dove le persone più indifese possono cercare riparo.
Questo massacro avviene mentre sta finendo il mese di agosto, che è stato il più sanguinoso dall’inizio della rivoluzione siriana. Oltre 4.000 persone hanno già perso la vita, portando il bilancio complessivo delle vittime ad oltre 25 mila. Quanto successo è il frutto concreto e drammatico dell’escalation bellica ricercata dal regime di Assad sin da marzo 2011, ogni giorno e con ogni mezzo, che ha conosciuto una svolta all’indomani delle offensive lanciate lo scorso fine luglio dall’Esercito libero siriano. Ne sono il frutto le battaglie in corso di Damasco ed Aleppo, la vera e propria guerra che si estende fino al Libano.
È grazie alla forza ed al coraggio delle rivoluzionarie e dei rivoluzionari siriani, all’impegno che hanno profuso sin dall’inizio per preservare e difendere la vita, che il bilancio non è molto più pesante. Non di meno si tratta di una tragedia in corso, spietatamente messa in atto dal regime per soffocare la straordinaria rivoluzione della gente comune siriana, con la complicità di coloro che lo armano e sostengono – Russia, Cina, Iran e non solo –, delle potenze occidentali e degli Stati mediorientali che dopo aver sperato e atteso che Assad raggiungesse il suo scopo oggi lo abbandonano per puntare su altri politici; con la complicità dell’ONU e della Lega araba, ambiti e strumenti dell’ipocrisia diplomatica ad uso e consumo di una “opinione pubblica” mondiale in gran parte indifferente.
Noi indifferenti non lo siamo mai stati e non lo saremo mai. All’indomani di questa nuova strage siamo solidali con la rivoluzione siriana e con le nostre sorelle e i nostri fratelli che ne sono protagonisti o ne vivono gli straordinari e drammatici sviluppi in Italia e altrove nel mondo e vi partecipano a distanza. A pochi giorni dalla fine del Ramadan e mentre si avvia a conclusione un’estate drammatica per la gente siriana, ci rivolgiamo a tutte le sorelle e a tutti i fratelli, immigrati da qualunque parte del mondo ed italiani, per continuare e far ulteriormente crescere l’impegno solidale e lo schieramento con la rivoluzione siriana e contro il regime assassino di Damasco, contro tutti coloro che direttamente o indirettamente compartecipano ai suoi odiosi crimini.

Mamadou Ly

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Sudafrica

La strage di Marikana e gli irrisolti dell’apartheid

Solidarietà alla lotta dei minatori

 

Giovedì 16 agosto la polizia sudafricana ha sparato ad altezza d’uomo sui lavoratori delle miniere di platino di Marikana, nel nord est del paese, in lotta da diverse settimane per ottenere un aumento dei loro salari, tuttora irrisori. I morti sono più di trenta, si contano diverse decine di feriti, alcuni molto gravi, e numerosi arresti.

Le immagini, agghiaccianti, del massacro - ma anche le giustificazioni della polizia che ha invocato la legittima difesa, e le dichiarazioni del presidente Jacob Zuma che ha deplorato “l’incidente” - hanno fatto tornare alla mente di molti sudafricani e sudafricane alcuni dei momenti più bui dell’apartheid, abolito appena 18 anni fa, quando le forze dell’ordine massacravano impunemente chiunque osasse esprimere dissenso o infrangere le leggi razziste,che fossero lavoratori o studenti, adulti o giovani, persino bambini.

L’apartheid è finito, l’Anc allora guidato da Nelson Mandela ed oggi da Zuma è salito al potere, ma gli irrisolti di una delle forme più odiose di oppressione si trascinano sanguinosamente. Non tutto è rimasto uguale in Sudafrica, ma le sue maggioranze rimangono oppresse e sfruttate, e coloro che protestano o disturbano continuano a rischiare la vita, colpiti da apparati repressivi che godono della licenza di uccidere. Una legge chiamata “Shoot to kill” infatti autorizza la polizia a sparare per combattere “la guerra” contro la criminalità reale o presunta. Introdotta alla vigilia dei mondiali di calcio del 2010 e mantenuta in un paese dove da tempo crescono, anzi si moltiplicano, non senza limiti e contraddizioni, lotte e proteste di tutti coloro che legittimamente hanno sperato in un miglioramento significativo delle proprie condizioni di vita.

E’ ormai finito da tempo l’entusiasmo degli anni novanta, così come si sono esaurite le illusioni che avevano permesso alle classi dominanti sudafricane e non solo di operare dei cambi inevitabili preservando le basi fondamentali dell’oppressione e dello sfruttamento nel paese più ricco di risorse del continente. Il Sudafrica, a cui guardano tanti fratelli e tante sorelle africane e non solo, che per la sua storia rimane un riferimento fondamentale della lotta contro il razzismo offre motivi e lezioni che sollecitano un impegno per riconoscere e lottare contro tutte le diverse e nuove forme di oppressione. Quanto successo a Marikana ne costituisce un’altra dimostrazione drammatica e da un certo punto di vista inedita dal 1994 ad oggi.

Mamadou Ly

17 Agosto 2012

 

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Stop ai bombardamenti sulla popolazione di Aleppo

Via il regime assassino di Assad

 

Viva la rivoluzione siriana

 

 Siamo solidali con la popolazione di Aleppo in queste ore terribili in cui i bombardamenti dell’esercito regolare siriano stanno mietendo vittime innocenti, distruggendo gran parte della città, provocando centinaia di migliaia di sfollati e di profughi.

L’escalation militare è dovuta alla rabbia cieca di un regime che cerca disperatamente di sopravvivere e che si è già reso responsabile di almeno ventimila vittime da quando è iniziata una straordinaria rivoluzione della gente comune in Siria, una rivoluzione che ha accomunato persone di storia, etnia, cultura e religione diverse in una lotta eroica per la libertà e la dignità, per una vita migliore. Viceversa l’informazione mediatica si concentra sempre di più sugli aspetti politici e militari, silenziando le aspirazioni e il protagonismo di milioni di persone in Siria.

Siamo di fronte alla furia assassina di una dittatura terribile, che ha perso il controllo di gran parte del territorio ormai in mano all’esercito siriano libero, composto in buona parte da gente comune costretta ad armarsi sostanzialmente per difendere la propria vita e quella della popolazione.

La dittatura vacilla di fronte alle tante defezioni di suoi generali e ministri, (gente che ha massacrato fino ad ieri il popolo siriano, come il primo ministro Riad Hijab), defezioni che sono il frutto della forza e della tenacia della rivoluzione e non dell’escalation militare in corso. Cresce lo scontro interno al regime di Assad che trema sempre di più sotto la spinta dell’iniziativa popolare, nonostante l’appoggio di stati potentissimi, con la complicità e il sostanziale silenzio della cosiddetta comunità internazionale.

La militarizzazione dello scontro fra rivoluzione e controrivoluzione, provocata dal regime, mette in difficoltà e a dura prova il carattere più positivo dell’insorgenza umana del popolo siriano. Vendette sommarie, attentati terroristici e sequestri di persona (per quanto gli iraniani presi prigionieri in queste ore sono con tutta probabilità addestratori militari al soldo del regime) sono distanti e antitetici alla lotta per la giustizia che caratterizza la rivoluzione siriana e al suo profondo contenuto di liberazione e pacificazione.

 

Oggi più che mai è urgente mantenere e anzi rinsaldare il carattere autentico della rivoluzione, continuando ad opporsi a qualunque intervento militare delle potenze occidentali e a rifiutare qualunque legame con gruppi fondamentalisti che cercano di infiltrarsi dall’estero.

Ci uniamo alle iniziative di solidarietà e schieramento con la rivoluzione siriana contro ogni tipo di intervento militare degli Stati. In queste ore drammatiche di bombardamenti e combattimenti facciamo appello a tutte le persone di buona volontà a moltiplicare un impegno solidale con la popolazione di Aleppo e per l’autodeterminazione del popolo siriano.

In questo senso esprimiamo la nostra vicinanza e solidarietà umana alle sorelle e ai fratelli siriani che in Italia stanno conducendo in grande solitudine una preziosa e coraggiosa iniziativa di controinformazione e di sostegno alla rivoluzione.

 

7 agosto 2012                    

 

 

 

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sabato 21 luglio ore 17

A FIANCO DELLA RIVOLUZIONE SIRIANA

CONTRO IL REGIME

DI BASHAR AL-ASSAD

E I DIVERSI VOLTI

DELLA CONTRORIVOLUZIONE

 

 coordina Mamadou Ly

(direzione editoriale della rivista Utopia Socialista)

 

Con l’attentato di mercoledì scorso – in cui sono morti altissimi esponenti del regime e della catena di comando della repressione – e mentre infuriano scontri armati fin nella capitale, la situazione in Siria vede una accelerazione molto forte e molto complessa da interpretare.

Da oltre un anno è in corso una rivoluzione della gente comune in cui strati sempre più vasti di popolazione si sono uniti in una lotta per la libertà spezzando la morsa soffocante della paura su cui un regime criminale ha basato il proprio potere. Assad e i suoi complici hanno fin’ora goduto del sostegno implicito o esplicito di tutti i poteri oppressivi: non solo dell’Iran, della Russia e della Cina, ma anche dell’Onu e della Lega Araba, della NATO e dei vertici del sistema democratico (USA in testa) che, dietro le ipocrite condanne hanno sostenuto il garante in loco del loro ordine e ora si stanno muovendo per un'alternativa, inevitabilmente ai danni della rivoluzione.

È senza precedenti l’isolamento in cui la rivoluzione siriana è stata lasciata: i suoi tratti migliori sono una minaccia per ogni potere oppressivo.

Una rivoluzione tendenzialmente pacifica – ferma restando l’indispensabile e legittima autodifesa – che fin’ora si è qualificata per l’iniziativa diretta e indipendente della popolazione, per il protagonismo di donne e giovanissimi, per l’esplicita ricerca di unità e amicizia tra le diverse componenti etniche e religiose che compongono il mosaico siriano, per la forza e la dignità nella ricerca di un futuro migliore.

Non potendo soffocare la rivoluzione neanche con stragi e carri armati, il regime ha cercato di trasformarla in guerra: l’ulteriore accelerazione bellica odierna ne è una conseguenza diretta, tragica e problematica a cui concorrono diversi soggetti.

 

Sugli sviluppi della rivoluzione siriana e su questi temi invitiamo a partecipare all’iniziativa, nell’ambito del programma della Lunga Estate di Vallombrosa, che si terrà presso la Casa della Cultura (Vallombrosa – Firenze)

per info: 055 8622714 • csutopia@tiscali.it • www.socialist-utopia.org

 

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manifestazione del 16 giugno pro-Assad

fallimento dei controrivoluzionari

La manifestazione nazionale che si è svolta a Roma il 16 giugno a Piazza del Popolo a Roma a sostegno del dittatore Bashar al-Assad, protagonista della feroce repressione del popolo siriano, è stata un totale fallimento. Solo uno sparuto gruppo di un centinaio di persone ha dato vita all'appuntamento reazionario convocato dal Comitato Giù le mani dalla Siria.
Come abbiamo denunciato nei giorni precedenti, questa manifestazione controrivoluzionaria ha visto la partecipazione di forze della destra fascista insieme ad esponenti della sinistra politica italiana e ha ricevuto consensi anche da parte di presunti pacifisti, tutti accomunati dalla stessa logica neo-negazionista finalizzata a sostenere che il dittatore Assad non è responsabile della repressione, delle stragi e delle esecuzioni sommarie delle donne, degli uomini e dei bimbi siriani.
Socialismo rivoluzionario sin dall'inizio è stata l'unica forza organizzata, insieme alla voce isolata e coerente di alcuni attivisti, che schierandosi al fianco della rivoluzione siriana si è espressa per l'attivo boicottaggio di questa adunata reazionaria. Viceversa la grande maggioranza delle altre realtà organizzate delle sinistre politiche e sindacali e dell'associazionismo sono rimaste colpevolmente in silenzio. A maggior ragione è positivo e siamo soddisfatti assieme ai protagonisti della rivoluzione siriana che la manifestazione sia fallita.
Socialismo rivoluzionario fa appello a tutte le realtà e persone autenticamente solidali, schierate con i popoli contro le diverse oppressioni, di prendere le distanze da coloro che sostengono o tacciono sulla repressione di Assad  e di sviluppare assieme una mobilitazione e una solidarietà umana con il popolo siriano contro il dittatore Assad, gli stati suoi complici e i diversi sostenitori di destra e di sinistra.
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nell’ambito del programma della Lunga Estate di Vallombrosa:
Sabato 21 luglio ore 17 c/o Casa della Cultura (Vallombrosa  Firenze)

A FIANCO DELLA RIVOLUZIONE SIRIANA 
CONTRO IL REGIME DI BASHAR AL-ASSAD 
E I DIVERSI VOLTI DELLA CONTRORIVOLUZIONE 
Coordina Mamadou Ly (direzione editoriale della rivista Utopia Socialista)

per info tel: 055 8622714 • csutopia@tiscali.it   www.socialist-utopia.org

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