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nonostante la furia assassina statale e terrorista

la rivoluzione siriana rilancia

Lo straordinario coraggio delle persone comuni che continuano a manifestare nelle strade di tutte le città, di ogni villaggio della Siria (come testimoniano le poche immagini che giungono a noi da Damasco forzando le maglie della censura, vedi Le Monde del 21

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fine anno speciale

scuola di solidarietà

Ieri mattina a Scandicci (FI) si è svolta l'ultima assemblea d'istituto dell'anno al Liceo artistico Leon Battista Alberti di Firenze a cui erano presenti circa 200 giovani. Ospiti, “esperti” di solidarietà: l'Associazione antirazzista interetnica 3 febbraio, l'associazione dei giovani senegalesi

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Lettera aperta alle persone solidali ed a tutti i partecipanti alla manifestazione nazionale antirazzista del 17 dicembre a Firenze

come proseguire insieme

 Una novella di riscatto


Lettre ouverte aux personnes solidaires et à tous les partecipants à la manfestation nationale antiraciste du 17 décembre à Florence

comment poursuivre ensemble

Une nouvelle de rachat


Abbiamo reagito insieme all’assassinio dei nostri fratelli Mor e Modou. Migliaia e migliaia di persone, più di ventimila, provenienti da ogni parte di Italia e moltissimi dalla stessa città ospite, hanno riempito Firenze. Si è dato voce, visibilità e spazio al dolore ma anche alle esigenze di rispetto e dignità dei fratelli e delle sorelle immigrate, senegalesi in maggioranza come i due uccisi, ma anche nigeriani, ghanesi, pachistani, latinoamericani, arabi e di tanti altri paesi, spesso profughi che in Italia non hanno trovato accoglienza. Donne e uomini di colori, fedi e linguaggi diversi, normalmente divisi hanno sfilato

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 Il Cairo, Egitto. Ieri alcune migliaia di donne hanno dato vita ad una manifestazione di protesta contro la violenta

 

 

repressione dei giorni scorsi e in particolare contro la brutalità dimostrata dalle forze repressive nei confronti delle manifestanti. Il corteo ha esplicitamente chiesto la fine della giunta militare e la destituzione del suo capo, il generale Tantawi.

 

 

 

 

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l'esercito torna a sparare al Cairo

solidarietà con la rivoluzione egiziana!

 

Da venerdì scorso, 16 dicembre, la repressione statale ha ricominciato a uccidere per le vie del Cairo: in questi tre giorni la polizia militare ha cercato più volte di sgomberare piazza Tahrir – cuore della rivoluzione – dove si concentrano manifestazioni permanenti di protesta contro il Consiglio supremo delle forze armate, tutt’ora al potere. In questi tre giorni sono almeno 16 le vittime, circa 500 i feriti. Perfino alcuni medici volontari sono stati arrestati. Solo poche settimane fa, in occasione del primo turno elettorale, la giunta militare si era macchiata dell’uccisione di oltre 40 manifestanti; la brutale repressione di questi giorni (ampiamente documentata da video che hanno fatto il giro del mondo) coincide con il secondo turno di voto. In un contesto così difficile, sono ancor più preziosi  il coraggio e la determinazione di migliaia di avanguardie che cercano di mantenere vive le prospettive di un cambiamento autentico e radicale. Suonano minacciose e gravi le dichiarazioni ufficiali, da quelle del primo ministro al-Ganzouri – che ha tacciato di provocatori e controrivoluzionari i manifestanti – fino a quelle del generale Amara che in conferenza stampa ha dichiarato che “il paese è in pericolo”. Si vuole screditare la gioventù rivoluzionaria cairota per isolarla dalle moltitudini che un anno fa si misero in movimento e per colpirla. A maggior ragione essa ha bisogno della solidarietà e del sostegno di tutti coloro che hanno guardato a piazza Tahrir con speranza, riconoscendosi in quella comunanza inizialmente benefica, appena abbozzata eppure straordinaria.

(All'opposto di tale solidarietà vi è l’ipocrisia senza pari del sistema democratico: mentre denuncia la brutalità della repressione dei militari egiziani, la Casa Bianca continua a rifornire questi ultimi di armi e gas lacrimogeni, mentre dalla Libia giungono proprio in questi giorni le prove delle numerose vittime civili, fino a oggi negate, causate dai raid NATO).

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