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AdessoLaStoria


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Egitto, Yemen, Siria

un venerdì di diffusa mobilitazione per la libertà

Egitto. Venerdì decine di migliaia di persone si sono nuovamente incontrate a Piazza Tahrir, per manifestare la loro crescente insoddisfazione, per chiedere che vengano processati Mubarak e la sua cerchia di assassini e corrotti, per chiedere le dimissioni di alti esponenti dell'esercito, al vertice già nel regime dell'ultimo rais, a cominciare da Al Tantawi. Alcune centinaia di persone hanno protratto la protesta fino a notte fonda, subendo una carica dall'esercito che ha sparato e ucciso almeno due manifestanti, ferendone molti.

La manifestazione di venerdì è stata la più poderosa dai giorni di febbraio, che hanno visto

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Costa d’Avorio

né con Ouattara né con Gbagbo,
per la tolleranza e la riconciliazione

La situazione nel Paese sta sanguinosamente precipitando. Le mediazioni e i negoziati per risolvere la contesa per la presidenza della repubblica tra Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara hanno lasciato il posto e la parola ai cannoni e ai kalashnikov. In questa settimana lo scontro politico-militare ha conosciuto una drammatica escalation, il regolamento dei conti sembra giungere a termine, a discapito di Laurent Gbagbo, presidente in carica da 10 anni. Il bilancio in vite umane è altissimo: diverse fonti parlano di migliaia di morti, nella stragrande maggioranza dei casi civili, e di incalcolabili danni materiali. Alle vittime ed alle

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PER LA LIBERA AUTODETERMINAZIONE
DEL POPOLO LIBICO
E DEI POPOLI IN LOTTA

VIA GHEDDAFI!

STOP ALLA GUERRA E AI BOMBARDAMENTI!

ACCOGLIENZA PER TUTTI!

Viviamo un incrocio epocale senza precedenti, ma si deve fronteggiare la quotidiana distorsione della realtà operata dall’informazione asservita ai potenti che provoca disorientamento e confusione. Perciò Socialismo Rivoluzionario ha deciso di realizzare per il 30 marzo una “giornata nazionale di chiarificazione”.
 
Cosa succede nel mondo (arabo)?
Milioni di persone si stanno mobilitando ed hanno ripreso l’iniziativa. è un’ondata rivoluzionaria che coinvolge un’intera area del mondo: dalla Tunisia all’Egitto fino alla Libia, allo Yemen, al Barhein, alla Siria e si sta estendendo ad altri paesi. Milioni di persone hanno ripreso l’iniziativa in prima persona per affermare le proprie esigenze di libertà e dignità e per questo stanno mettendo in discussione dittature e regimi oppressivi, sostenuti dalle potenze occidentali. Dentro questo processo di autoattività e autodeterminazione, c’è stata la straordinaria esperienza di Piazza Tahrir in Egitto, dove si è cominciato a sperimentare un embrione di un altro potere delle donne e degli uomini, uniti e solidali.
Gli Stati, tanto i regimi locali che le potenze mondiali, stanno reagendo a questa ondata rivoluzionaria con la repressione e in Libia con l’intervento militare sotto l’egida dell’Onu con l’Italia compartecipe. Il massacratore Gheddafi sta utilizzando le armi ricevute dai suoi amici occidentali. Le potenze occidentali democratiche e i regimi dittatoriali agiscono militarmente per difendere i loro interessi politici, economici e militari e soprattutto per impedire la libera autodeterminazione dei popoli.
 
Perché ci riguarda tutti?
Siamo di fronte a uno sconvolgimento epocale di proporzioni colossali che riguarda la vita di tutti. Perché le esigenze umane che milioni di persone stanno affermando con la loro lotta e il nostro impegno sono universali, riguardano le speranze per un futuro migliore per tutti e ciascuno. Perché migliaia di fratelli e sorelle originari di quei paesi vivono quotidianamente in questo paese e altre migliaia vi stanno giungendo e meritano rispetto e accoglienza, mentre i vari governi italiani hanno appoggiato i dittatori come Gheddafi e hanno negato accoglienza agli immigrati.
 
Cosa ne consegue?
è necessario sviluppare la più ampia solidarietà a fianco dei popoli in rivoluzione per la loro libera autodeterminazione contro tutti i dittatori e l’intervento militare. In ragione del riconoscimento della comune umanità è necessario essere solidali con tutte le persone che stanno arrivando. Per questo scegliamo di impegnarci per un’accoglienza incondizionata contro le misure razziste del governo Berlusconi e dello Stato italiano.
Perciò verso la giornata nazionale di mobilitazione del 2 aprile vogliamo sostenere l’iniziativa dei Comitati Solidali e Antirazzisti, dell’Associazione Interetnica “3 febbraio”, delle tante associazioni di volontariato solidale impegnate ad accogliere. Per fare del 2 aprile una giornata della solidarietà a fianco dei popoli e per affermare: “La terra è di tutti, nessuno è straniero. Accoglienza per tutti”.
28 marzo 2011 ore 19
 
                    

 

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perché non si è giunti ad una iniziativa unitaria di mobilitazione per il 2 aprile

Vogliamo offrire a tutti una precisa informazione sul perché non è stata possibile una iniziativa unitaria per il 2 aprile al fianco dei popoli in rivolta e in lotta per la libertà contro tutti i regimi oppressivi, contro Gheddafi e l’aggressione militare delle potenze occidentali.
A fronte della guerra d’aggressione delle principali potenze occidentali sotto l’egida dell’ONU e della NATO contro la popolazione libica abbiamo scelto conseguentemente di proporre un appello per una mobilitazione nazionale unitaria a cui hanno risposto positivamente diverse realtà e associazioni a partire da quelle che compongono il coordinamento StopRazzismo.
Sulla base di questo impegno abbiamo partecipato all’incontro nazionale promosso dall’ARCI giovedì 24 marzo a Roma che aveva come intento quello di promuovere una mobilitazione unitaria. Erano presenti quasi tutte le principali associazioni pacifiste,organizzazioni sindacali e politiche. 

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l’ondata rivoluzionaria avanza, malgrado la repressione

anche la Siria nell’occhio del ciclone

L’ondata rivoluzionaria avanza, minacciata e colpita con le bombe da diversi e convergenti nemici dell’umanità, ma decisa e tenace. Nell’indifferenza da questa parte del Mediterraneo ma con consapevole determinazione le mobilitazioni prendono piede in Marocco, in particolare trainate da giornalisti e giovani, i manifestanti giordani tornano in piazza e la lotta iraniana per la libertà continua nel profondo della società senza rinunciare a sfruttare ogni occasione per venire allo scoperto. Le mobilitazioni nello Yemen sono ormai una presenza stabile dei resoconti quotidiani dei sommovimenti in corso nel mondo arabo e forse è più vicina che mai a vivere una decisa accelerazione.
Ovunque la controrivoluzione, nei suoi diversi volti – in Libia tanto quello di Gheddafi che quello della coalizione guidata da Francia, Inghilterra, Usa e Italia –  tenta sanguinosamente di prendere il sopravvento, come nel Bahrain, nello stesso Yemen, ecc., provocando morte e distruzione, ma finora invano. La “novità” qualitativa è costituita dalla Siria, dove da una settimana le mobilitazioni continuano e crescono. Il processo è partito da Deraa, dove malgrado la repressione sono ormai migliaia le persone coinvolte, e si è ormai esteso a Damasco,  Hama, Lattaquieh, Banyas… dove venerdì 25 marzo diverse migliaia di persone hanno partecipato alla “giornata della dignità” e sabato 26 tante di loro

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