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AdessoLaStoria


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migliaia di docenti "inidonei"

una lotta esemplare

Incontriamo Filippo, Titti e Lea, docenti di Roma impegnati in una lotta che riguarda la vita ed il futuro, oltre che loro, di migliaia di colleghi in Italia che, a causa di patologie che non gli permettono più di svolgere l’attività di insegnamento di un tempo, sono attualmente definiti “inidonei”. Loro non la pensano certo così di se stessi e il loro impegno per la dignità è tuttora in corso.

 

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La sacra unione di banchieri, politici e burocrati sindacali è contro la gente comune

No all’attacco all'articolo 18!

Difendiamo la dignità
ed i bisogni vitali delle persone!
Si alla solidarietà, No alla delega!

L’avidità dei padroni della Confindustria e dei banchieri italiani ed europei non ha freni. In questi mesi il governo Monti-Fornero, raccogliendo il testimone da Berlusconi ha portato avanti un pesantissimo e sistematico attacco alla gente comune. Si è cominciato con le pensioni, elevando l’età pensionabile e colpendo il potere d’acquisto dei pensionati, si è continuato con il pubblico impiego introducendo mobilità, blocchi di assunzioni e salari; ora tocca al privato con la libertà di licenziamento. A ciò fa da sottofondo l’impoverimento generale della popolazione con l’aumento dei prezzi, l’aumento della disoccupazione, e della precarietà esistenziale, il peggioramento della vita degli immigrati e dei profughi. È chiaro che tutto questo va ben oltre l’articolo 18. Il governo, padroni e banchieri (con l’avvallo tra l’altro delle istituzioni ed in particolare del presidente della repubblica Napolitano) stanno lanciando un messaggio preciso: i lavoratori devono sottomettersi ai loro interessi: per farlo dividono e tolgono diritti e dignità alle persone che lavorano e più in generale alla gente comune. Grazie alla complicità dei vertici sindacali cresce sempre più la divisione fra chi lavora e la tendenza a cercare di risolvere i problemi ciascuno per sé. La CGIL adesso parla di sciopero generale, ma dopo aver accettato per mesi di condividere le trattative e molti dei provvedimenti odiosi fatti in nome dell'“Europa” che non vuol dire altro che i voraci interessi di un sistema ingiusto.
Ma non dobbiamo rassegnarci a questo. La delega, le divisioni e la rassegnazione ci stanno facendo sempre più arretrare. La difesa dei bisogni vitali e delle condizioni di esistenza riguarda tutti, dai milioni di precari e disoccupati spesso giovani alle persone che lavorano, fino ai pensionati. Superiamo le divisioni che ci vogliono far accettare, separazioni tra mansioni diverse, tra sindacati, tra chi ha un lavoro più o meno precario, tra immigrati ed italiani. Uniamoci con la solidarietà, in un impegno quotidiano per ricostruire la forza e l’aggregazione solidale, necessaria anche solo per difendere la condizione elementare del salario, della dignità e delle condizioni di lavoro. Il sindacato sta fallendo anche su queste cose minime, completamente asservito all’unione con il governo dei banchieri.
Valorizziamo tutte le opportunità per reagire: le assemblee, la raccolta di firme, le elezioni delle RSU fino agli scioperi che convoca il sindacato. Ma il nostro impegno non si può fermare ad una reazione momentanea: costruiamo un’alternativa solidale.
I comitati solidali che stanno nascendo sui luoghi di lavoro possono essere una strada di impegno in questa direzione, una possibilità di unirsi ed agire in modo solidale e cooperativo contro il governo dei banchieri, per affermare la dignità.

 

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 Afghanistan

ennesima strage dell’esercito USA

Sedici persone – donne, bambini, anziani – sono state massacrate in un villaggio presso Kandahar, a pochi metro da una base militare americana. Sono state sorprese nei loro letti mentre dormivano, trucidate e poi bruciate. Le autorità militari si affrettano ad attribuire questa ennesima strage ad un singolo militare impazzito cercando così di occultare o sminuire l’atrocità di quanto accaduto, che è invece la norma. Non è possibile distinguere tra offensiva militare e libera iniziativa omicida di singoli, come generali e politici vorrebbero: bombe che cadono su pastori adolescenti, soldati che si fanno fotografare mentre infieriscono sui cadaveri, militari che uccidono civili per gioco, offensive belliche che sterminano i commensali di un matrimonio; è ogni giorno così, da oltre dieci anni, è la guerra e non conosce altro modo di svolgersi.

Le truppe d’occupazione in Afghanistan hanno perso il conflitto ma non smettono di spargere morte e barbarie. Sono le avanguardie della distruzione di un sistema democratico globale in profonda crisi e perciò ancor più pericoloso. Significativamente, la violenza si accanisce contro le donne e i bambini svelando in questo modo il suo contenuto centrale di uccidibilità, una logica vigente permanentemente e che in ogni momento si può realizzare colpendo vite e minacciando l’intera specie umana: in divisa in un paese straniero o da reduce divenuto serial-killer tra le pareti domestiche.

La tragedia è di tale ampiezza ed evidenza da mettere a nudo le ciniche menzogne della propaganda democratica sulle guerre giuste, sulla liberazione delle donne afgane, sulla lotta al terrorismo e quant’altro. Eppure colpisce il silenzio e l’assenza del movimento pacifista, anche in questo paese. Lo Stato italiano è complice e protagonista di prima linea nella guerra con il voto quasi unanime del parlamento e su iniziativa dei governi di centrodestra, di centrosinistra e tecnici succedutisi in questi anni. Noi, impegnati nella costruzione di un’alternativa radicale fuori dal sistema e dagli imbrogli della politica, facciamo appello ad una reazione umana in difesa della vita e contro la barbarie per il ritiro immediato e senza condizioni dall’Afghanistan degli eserciti di occupazione.

solidarietà con la popolazione afgana!

 via le truppe assassine

ritiro immediato e senza condizioni di tutti gli eserciti d’occupazione

 

 

 

 

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Comunicato di solidarietà con gli studenti aggrediti al liceo Righi

Oggi davanti al liceo Righi di Roma si è verificato un grave episodio di violenza: mentre gli studenti si radunavano all’entrata per partecipare alla manifestazione indetta per lo sciopero generale dei metalmeccanici promosso dalla FIOM, un gruppo di fascisti – quasi tutti estranei alla scuola – li ha aggrediti per impedirgli di andare in corteo. Diversi ragazzi sono stati colpiti, tre di loro sono stati ricoverati al pronto soccorso di cui uno ha riportato la frattura del setto nasale, con trenta giorni di prognosi.
Esprimiamo tutta la nostra vicinanza e solidarietà con chi è stato colpito moralmente e fisicamente; siamo dalla loro parte e vogliamo unirci perché atti del genere non si ripetano più. Negli ultimi tempi, gli attacchi razzisti e fascisti alla gente comune, agli immigrati, alle persone solidali si stanno moltiplicando. Un episodio simile era avvenuto nei giorni scorsi a Roma, e ricordiamo bene l’omicidio di Mor e Modou a Firenze da parte di un fascista vicino a Casa Pound, uccisi perché erano senegalesi, perché erano neri. Non è un caso che anche oggi siano stati colpiti dei giovani che volevano schierarsi in solidarietà con i lavoratori in piazza: a essere colpita è la possibilità di unirsi e reagire alle offensive del governo contro i bisogni della gente. Le bande fasciste sono gli interpreti più estremi e violenti del razzismo e della prepotenza democratica che ogni giorno vediamo nei palazzi del governo e del parlamento.
Per fermare la violenza è decisivo unirsi, per difendere la nostra libertà d’espressione e di manifestazione, sapendo che chi tocca uno di noi tocca tutti noi. Vogliamo sviluppare la solidarietà tra la gente perché attraverso di essa possiamo difendere dignità e diritti, per isolare gli squadristi e organizzare l’autodifesa, per tutelare la sicurezza e la vita di tutti.

Costruiamo solidarietà e autodifesa
Per fermare la violenza fascista

Roma, 9 marzo 2012

Socialismo Rivoluzionario

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Siria : il coraggio della gente comune che vuole la libertà sta fermando il criminale Assad!

c’è bisogno anche della tua solidarietà!

 

Da quasi un anno il popolo siriano si è levato, con straordinario coraggio contro il rais che lo domina – il criminale assassino Assad - lottando per la dignità e la libertà. Tante città di cui abbiamo imparato i nomi in questi mesi: Homs, Dera’a, Hama, così come intere zone della capitale Damasco sono permanentemente in mobilitazione. La gente si è organizzata sotto le bombe e le mitraglie per continuare a vivere, per curare i feriti di nascosto, per far mangiare le persone care, per proteggere i bimbi, vi sono ospedali clandestini, giornali, blog, comitati di autorganizzazione e di autodifesa e mille testimonianze di solidarietà fra le persone.
La repressione sin dall’inizio ha colpito moltissimo anche i bambini, le donne, le persone anziane, in una logica di terrore che diventa sempre più incontrollata e violenta mettendo a ferro e fuoco le città. La repressione di Assad è sempre più cruenta man mano che va in crisi il suo regime. Infatti sempre più soldati disertano e si rifiutano di sparare sui propri fratelli scegliendo di dar vita ad una milizia che si contrappone al despota. Molte associazioni umanitarie sono scese in campo, da associazioni di reporter indipendenti a Medici senza frontiere che denuncia repressione ed assassinii verso i medici che curano la gente in lotta, fino all’Unicef che denuncia l’assassinio da parte delle truppe governative di più di 400 bambini in questi mesi. L’opinione pubblica internazionale è distratta e colpevolmente silenziosa. Dalle città siriane è giunto un appello di aiuto: “ il vostro silenzio ci uccide”, ci dicono. È rivolto a ciascuno di noi.
I politici democratici ed i grandi mass media sono direttamente complici del silenzio. Regimi reazionari come quello russo, cinese o iraniano hanno dato direttamente sostegno ad Assad, mentre le grandi potenze occidentali - Usa ed Europa - al di là delle parole di propaganda attendono, magari sperando che Assad alla fine riesca a fermare la gente in rivolta. L’Onu, come già in Rwanda o in Bosnia, si rivela una maschera ipocrita, utile ai potenti quando devono avere una copertura per le loro malefatte come in Libia, ma altrimenti impotente. D’altra parte proprio la Libia insegna che nessun intervento militare delle grandi potenze aiuta i popoli ma è solo un nemico in più nel gioco.
La solidarietà internazionale è servita altre volte a rompere l’isolamento ed a far conoscere la voce di chi soffre e lotta, così come per paesi come la Palestina o per altri popoli che hanno sofferto. Questa solidarietà può venire dalla gente comune. La gente deve sapere, riflettere, reagire. Gli esseri umani che hanno dignità non possono tacere di fronte a questa barbarie.
In Siria c’è una rivoluzione che cerca - il più possibile pacificamente - di conquistare la libertà, di affermare la dignità, di reinventare una vita migliore senza il regime assassino. È una rivoluzione della gente comune, è un esempio importante da far conoscere.
Il 19 febbraio è convocata a Roma dalle comunità siriane una manifestazione nazionale ed in questi giorni stiamo promuovendo iniziative di denuncia e solidarietà in numerose città.
Socialismo rivoluzionario vi aderisce e vi partecipa con un particolare impegno della federazione romana. Invitiamo a far conoscere le ragioni della manifestazione, rivolgiamo un forte appello a tutte le comunità, le forze e le realtà solidali a schierarsi a fianco del popolo siriano organizzando concretamente e stabilmente questa solidarietà in nome della comune umanità, della libertà e della dignità.

        

Roma 19 febbraio 2012
Manifestazione nazionale in solidarietà con il popolo siriano

ore 13.00 Piazzale dei Partigiani (Metro B - Piramide)

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• n. 326


dal 3 al 17 dicembre 2018


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