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AdessoLaStoria


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l’ondata rivoluzionaria avanza, malgrado la repressione

anche la Siria nell’occhio del ciclone

L’ondata rivoluzionaria avanza, minacciata e colpita con le bombe da diversi e convergenti nemici dell’umanità, ma decisa e tenace. Nell’indifferenza da questa parte del Mediterraneo ma con consapevole determinazione le mobilitazioni prendono piede in Marocco, in particolare trainate da giornalisti e giovani, i manifestanti giordani tornano in piazza e la lotta iraniana per la libertà continua nel profondo della società senza rinunciare a sfruttare ogni occasione per venire allo scoperto. Le mobilitazioni nello Yemen sono ormai una presenza stabile dei resoconti quotidiani dei sommovimenti in corso nel mondo arabo e forse è più vicina che mai a vivere una decisa accelerazione.
Ovunque la controrivoluzione, nei suoi diversi volti – in Libia tanto quello di Gheddafi che quello della coalizione guidata da Francia, Inghilterra, Usa e Italia –  tenta sanguinosamente di prendere il sopravvento, come nel Bahrain, nello stesso Yemen, ecc., provocando morte e distruzione, ma finora invano. La “novità” qualitativa è costituita dalla Siria, dove da una settimana le mobilitazioni continuano e crescono. Il processo è partito da Deraa, dove malgrado la repressione sono ormai migliaia le persone coinvolte, e si è ormai esteso a Damasco,  Hama, Lattaquieh, Banyas… dove venerdì 25 marzo diverse migliaia di persone hanno partecipato alla “giornata della dignità” e sabato 26 tante di loro

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PER LA LIBERTA’
e l’autodeterminazione del popolo libico

Milioni di persone stanno insorgendo per migliorare la propria vita. Hanno rimesso in discussione regimi oppressivi, da sempre sostenuti dalle potenze occidentali, e stanno aprendo una prospettiva di riscatto per tanti popoli.
La Comune di Piazza Tahrir al Cairo ha dato un esempio formidabile della forza pacifica e costruttiva dell’impegno della gente comune, capace di iniziare a trasformare la società e di mettere in crisi i potenti.
Per questo i regimi locali e tutte le potenze oppressive si stanno adoperando per reprimere le protagoniste e i protagonisti di questa ondata rivoluzionaria che continua.
Mentre l’Arabia Saudita ha mandato le proprie truppe in Bahrein contro la gente in rivolta e il dittatore yemenita fa decine di morti tra i manifestanti, Gheddafi reprime violentemente la popolazione insorta pur di mantenere il proprio potere oppressivo. Al tempo stesso varie potenze occidentali, tra cui l’Italia, hanno iniziato un intervento militare in Libia, che colpisce in primo luogo la gente comune, nega l’autodeterminazione ed è finalizzato a preservare gli interessi locali delle grandi potenze.
Come hanno insegnato le guerre di questi ultimi vent’anni, dall’Iraq alla Bosnia, le “missioni umanitarie” degli Stati e dei loro eserciti portano solo nuova violenza e nuova oppressione.
Proprio perché stiamo con i popoli in lotta, proprio perché siamo a fianco della popolazione libica, perché Gheddafi venga cacciato e il suo regime oppressivo sia smantellato, siamo contro l’intervento militare occidentale. L’autodeterminazione e la libertà del popolo libico e degli altri popoli può affermarsi solo dal basso, contro la repressione e le guerre di tutti gli Stati ed ha bisogno della nostra massima solidarietà.
Per costruire solidarietà con i popoli in lotta, per la libertà contro i regimi oppressivi, per sostenere il popolo libico contro la repressione di Gheddafi e la guerra della Nato promuoviamo per mercoledì 30 marzo una giornata nazionale di sensibilizzazione.
 

Per la libertà e l’autodeterminazione del popolo libico
Via Gheddafi
Stop ad ogni intervento militare

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Nord Africa, tra guerra e speranze rivoluzionarie

Notizie drammatiche continuano a giungere dalla Libia. Le truppe fedeli al criminale dittatore  Gheddafi seminano morte e distruzione tra i civili; proprio in queste ore bombardano Misurata, terza città del paese, dirigendo i propri colpi contro l’ospedale. Chi aveva riposto le proprie speranze nell’intervento dell’ONU, deve ora prendere atto che si trattava solo di illusioni malriposte: cinque giorni dopo l’inizio dei raid aerei della coalizione dei “volenterosi”, è evidente che essi non sono in Libia per portare soccorso alla popolazione.
È l’unica cosa certa di questa guerra, condotta nell’usuale cinismo ma in un caos senza precedenti. La propaganda sugli obiettivi umanitari ha ben presto lasciato il posto alle risse scomposte su chi debba dirigere questa missione di guerra, su quali siano i suoi obiettivi e su come spartirsi il bottino. Pur debole e conflittuale, c’è una congiura di Stati-canaglia il cui obiettivo è fermare, con la guerra, quell’ondata rivoluzionaria che ha suscitato tante speranze nei popoli arabi e non solo.
Hanno ragione a temere le novità. Vincendo la paura, milioni di esseri umani in questi mesi

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VIA GHEDDAFI,
STOP A OGNI INTERVENTO MILITARE

Da una parte la rivoluzione della gente comune che a Piazza Tahrir in Egitto ed i molti altri paesi caccia i regimi corrotti e porta libertà, dall’altra la guerra in Libia con i massacri di Gheddafi e le bombe della Nato.
Gheddafi è uno dei peggiori dittatori della storia del medioriente e dell’Africa. Un mese dopo la sanguinosa offensiva delle sue truppe, che stanno massacrando migliaia di persone per stroncare la rivolta partita dall’Est del paese, sono cominciati i bombardamenti della coalizione di stati costituita sulla base di una risoluzione dell’Onu. La coalizione è diretta dalle superpotenze democratiche: Francia, Stati uniti e Inghilterra in testa, comprende l’Italia e diversi paesi della Lega araba.
Le potenze democratiche che partecipano all’intervento hanno sempre saputo dei crimini perpetrati da 41 anni da Gheddafi, che è stato il loro alleato e amico. Gheddafi inoltre sostiene e finanzia tutti i peggiori dittatori africani, del medioriente e dell’America latina: da Omar del Bashir a Chavez, passando per Mugabe, Isaias Afewerki, e tutti gli altri. Senza dimenticare l’appoggio dichiarato del rais di Tripoli a Ben Ali e a Mubarak, anche quando milioni di tunisini e di egiziani lottavano per cacciarli via.
Le potenze e gli Stati della coalizione non stanno intervenendo per salvare vite umane. E salvare vite umane non interessa nemmeno le potenze e gli stati che si sono astenuti a l’Onu: la Germania, l’India, il Brasile, la Cina e la Russia. Tutti hanno a cuore la difesa dei propri interessi, attuali e futuri. Ma l’obiettivo principale, che tutti condividono, anche con Gheddafi, è soffocare l’ondata rivoluzionaria che è partita proprio dal Maghreb e si è estesa oltre, con caratteristiche ed intensità diverse in ogni paese, rappresentando un pericolo per tutti gli oppressori.
Nessuna potenza democratica e nessun stato possono e hanno interesse a garantire ai popoli la libertà e la dignità, come hanno drammaticamente sperimentato le popolazioni della Somalia, dell’Iraq, dell’Afghanistan. Mentre l’autodeterminazione e l’autodecisione rappresentano la fondamentale garanzia di libertà per i popoli, come recentemente hanno dimostrato le nostre sorelle e i nostri fratelli in Tunisia e a più alti livelli in Egitto.
Per questo gli stati si muovono per soffocare il protagonismo diretto dei popoli e delle società e negare loro possibilità di decidere proprio. Per questo vogliono cancellare dalle coscienze l’esempio di piazza Tahrir - come Gheddafi vuole schiacciare la rivolta - e trasformare il Maghreb in teatro di guerra. Dobbiamo averne consapevolezza per la solidarietà e l’impegno con le popolazioni libiche, colpite dal massacratore Gheddafi come dalla guerra appena iniziata e che a loro non può portare nessun miglioramento.
E’ più che mai decisivo schierarsi dalla parte dei popoli e difendere il loro fondamentale diritto e impegno per l’autodeterminazione, contro i tentativi dei vecchi poteri di schiacciarlo. Questo è il modo migliore per aiutare il popolo libico e per essere solidali con la sua lotta. Anche qui in Italia possiamo essere protagonisti di questa solidarietà,
 
Incontriamoci, mobilitiamoci ed uniamoci
PER LA LIBERTA’ E L’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO LIBICO
VIA GHEDDAFI
STOP AD OGNI INTERVENTO MILITARE E CONTRO LA GUERRA
CON LA RIVOLUZIONE ARABA, FINO ALLA VITTORIA
 
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editoriale de La Comune n.165
di Dario Renzi
20 marzo 2011
 

tra rivoluzione e tragedia

Rivoluzione e tragedia si incrociano per tanta parte dei nostri simili, quindi in qualche modo  per tutti noi.
L’ondata rivoluzionaria nel mondo arabo ed oltre continua, prendendo la forma saliente di sollevazioni e rivolte generose quanto caotiche, spontanee ma anche impreparate, repentine ed imprevedibili. Quel meraviglioso e propositivo spunto di nuovo potere appena germogliato  nell’agorà del Cairo non sembra avere attecchito altrove, ma il messaggio di riscossa contro tiranni assortiti riecheggia, coinvolgendo donne ed uomini fino ad ieri sottomessi passivamente. L’ondata prosegue dalla Tunisia al Barhein, dallo Yemen alla Siria, lambendo persino l’Arabia Saudita e  differenziandosi nel suo percorso a causa innanzitutto della coscienza e dell’azione di chi ne è protagonista. Questi moti di umanità suscitano speranze in coloro che amano sinceramente la libertà ed invitano a ripensarla diversamente, in modo positivo e creativo, come soffio vivificante per il bene comune. Gli avvenimenti in corso segneranno comunque i destini e le coscienze di centinaia di milioni di esseri umani.
 

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