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AdessoLaStoria


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Nord Africa, tra guerra e speranze rivoluzionarie

Notizie drammatiche continuano a giungere dalla Libia. Le truppe fedeli al criminale dittatore  Gheddafi seminano morte e distruzione tra i civili; proprio in queste ore bombardano Misurata, terza città del paese, dirigendo i propri colpi contro l’ospedale. Chi aveva riposto le proprie speranze nell’intervento dell’ONU, deve ora prendere atto che si trattava solo di illusioni malriposte: cinque giorni dopo l’inizio dei raid aerei della coalizione dei “volenterosi”, è evidente che essi non sono in Libia per portare soccorso alla popolazione.
È l’unica cosa certa di questa guerra, condotta nell’usuale cinismo ma in un caos senza precedenti. La propaganda sugli obiettivi umanitari ha ben presto lasciato il posto alle risse scomposte su chi debba dirigere questa missione di guerra, su quali siano i suoi obiettivi e su come spartirsi il bottino. Pur debole e conflittuale, c’è una congiura di Stati-canaglia il cui obiettivo è fermare, con la guerra, quell’ondata rivoluzionaria che ha suscitato tante speranze nei popoli arabi e non solo.
Hanno ragione a temere le novità. Vincendo la paura, milioni di esseri umani in questi mesi

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VIA GHEDDAFI,
STOP A OGNI INTERVENTO MILITARE

Da una parte la rivoluzione della gente comune che a Piazza Tahrir in Egitto ed i molti altri paesi caccia i regimi corrotti e porta libertà, dall’altra la guerra in Libia con i massacri di Gheddafi e le bombe della Nato.
Gheddafi è uno dei peggiori dittatori della storia del medioriente e dell’Africa. Un mese dopo la sanguinosa offensiva delle sue truppe, che stanno massacrando migliaia di persone per stroncare la rivolta partita dall’Est del paese, sono cominciati i bombardamenti della coalizione di stati costituita sulla base di una risoluzione dell’Onu. La coalizione è diretta dalle superpotenze democratiche: Francia, Stati uniti e Inghilterra in testa, comprende l’Italia e diversi paesi della Lega araba.
Le potenze democratiche che partecipano all’intervento hanno sempre saputo dei crimini perpetrati da 41 anni da Gheddafi, che è stato il loro alleato e amico. Gheddafi inoltre sostiene e finanzia tutti i peggiori dittatori africani, del medioriente e dell’America latina: da Omar del Bashir a Chavez, passando per Mugabe, Isaias Afewerki, e tutti gli altri. Senza dimenticare l’appoggio dichiarato del rais di Tripoli a Ben Ali e a Mubarak, anche quando milioni di tunisini e di egiziani lottavano per cacciarli via.
Le potenze e gli Stati della coalizione non stanno intervenendo per salvare vite umane. E salvare vite umane non interessa nemmeno le potenze e gli stati che si sono astenuti a l’Onu: la Germania, l’India, il Brasile, la Cina e la Russia. Tutti hanno a cuore la difesa dei propri interessi, attuali e futuri. Ma l’obiettivo principale, che tutti condividono, anche con Gheddafi, è soffocare l’ondata rivoluzionaria che è partita proprio dal Maghreb e si è estesa oltre, con caratteristiche ed intensità diverse in ogni paese, rappresentando un pericolo per tutti gli oppressori.
Nessuna potenza democratica e nessun stato possono e hanno interesse a garantire ai popoli la libertà e la dignità, come hanno drammaticamente sperimentato le popolazioni della Somalia, dell’Iraq, dell’Afghanistan. Mentre l’autodeterminazione e l’autodecisione rappresentano la fondamentale garanzia di libertà per i popoli, come recentemente hanno dimostrato le nostre sorelle e i nostri fratelli in Tunisia e a più alti livelli in Egitto.
Per questo gli stati si muovono per soffocare il protagonismo diretto dei popoli e delle società e negare loro possibilità di decidere proprio. Per questo vogliono cancellare dalle coscienze l’esempio di piazza Tahrir - come Gheddafi vuole schiacciare la rivolta - e trasformare il Maghreb in teatro di guerra. Dobbiamo averne consapevolezza per la solidarietà e l’impegno con le popolazioni libiche, colpite dal massacratore Gheddafi come dalla guerra appena iniziata e che a loro non può portare nessun miglioramento.
E’ più che mai decisivo schierarsi dalla parte dei popoli e difendere il loro fondamentale diritto e impegno per l’autodeterminazione, contro i tentativi dei vecchi poteri di schiacciarlo. Questo è il modo migliore per aiutare il popolo libico e per essere solidali con la sua lotta. Anche qui in Italia possiamo essere protagonisti di questa solidarietà,
 
Incontriamoci, mobilitiamoci ed uniamoci
PER LA LIBERTA’ E L’AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO LIBICO
VIA GHEDDAFI
STOP AD OGNI INTERVENTO MILITARE E CONTRO LA GUERRA
CON LA RIVOLUZIONE ARABA, FINO ALLA VITTORIA
 
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editoriale de La Comune n.165
di Dario Renzi
20 marzo 2011
 

tra rivoluzione e tragedia

Rivoluzione e tragedia si incrociano per tanta parte dei nostri simili, quindi in qualche modo  per tutti noi.
L’ondata rivoluzionaria nel mondo arabo ed oltre continua, prendendo la forma saliente di sollevazioni e rivolte generose quanto caotiche, spontanee ma anche impreparate, repentine ed imprevedibili. Quel meraviglioso e propositivo spunto di nuovo potere appena germogliato  nell’agorà del Cairo non sembra avere attecchito altrove, ma il messaggio di riscossa contro tiranni assortiti riecheggia, coinvolgendo donne ed uomini fino ad ieri sottomessi passivamente. L’ondata prosegue dalla Tunisia al Barhein, dallo Yemen alla Siria, lambendo persino l’Arabia Saudita e  differenziandosi nel suo percorso a causa innanzitutto della coscienza e dell’azione di chi ne è protagonista. Questi moti di umanità suscitano speranze in coloro che amano sinceramente la libertà ed invitano a ripensarla diversamente, in modo positivo e creativo, come soffio vivificante per il bene comune. Gli avvenimenti in corso segneranno comunque i destini e le coscienze di centinaia di milioni di esseri umani.
 

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PER LA LIBERTA' E L'AUTODETERMINAZIONE DEL POPOLO LIBICO

VIA GHEDDAFI

STOP AD OGNI INTERVENTO MILITARE

Socialismo rivoluzionario rivolge un forte appello
a tutte le realtà del pacifismo e dell'associazionismo, alle forze politiche, sindacali, alle comunità immigrate
per costruire una mobilitazione unitaria a fianco del popolo libico,
per la sua autodeterminazione contro Gheddafi e l'intervento militare con la compartecipazione italiana,
per la piena accoglienza per tutte le persone,
contro le misure razziste del governo italiano e dell'Europa.

 

20 marzo ore 21

mercoledì 30 marzo in ogni città giornata di sensibilizzazione a fianco del popolo libico, per la sua libertà e autodeterminazione, contro il regime assassino di Gheddafi e contro la guerra delle potenze occidentali

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Giappone, crescono le vittime e la minaccia nucleare

con la popolazione, per la vita
contro l’uccidibilità statale e progressista

Gli effetti del potente terremoto e dei successivi tsunami che hanno colpito il Giappone si rivelano come previsto terribili. Il numero delle vittime accertate è già di diverse migliaia, il numero di scomparsi si aggira intorno alle centinaia di migliaia di persone e fa temere un bilancio pesantissimo in vite umane, i danni ambientali e materiali sono immensi. Ma nelle ore e nei giorni successivi al terremoto e alle onde di tsunami è andato crescendo l’allarme nucleare che era immediatamente scattato per la presenza di 4 centrali nucleari nell’area direttamente colpita, allarme che le autorità giapponesi avevano teso a minimizzare, tranquillizzando le popolazioni del Giappone e del mondo intero. Oggi hanno per la prima volta riconosciuto una fuga radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima e l’esistenza di un rischio molto concreto di contaminazione e di pericolo di vita per le popolazioni, i tecnici e i soccorritori. L’incubo nucleare si è materializzato ed è diventato molto concreto. Le sue conseguenze saranno ancora più gravi considerando che le menzogne ripetute hanno spinto tante persone a fidarsi e non mettersi sufficientemente al riparo. Le persone già contagiate e quelle che lo saranno appesantiscono ulteriormente il bilancio della tragedia, le cui responsabilità non sono solo naturali, sono sempre più crescentemente e qualitativamente umane, più precisamente del sistema dominante e dei poteri oppressivi.
Le menzogne ripetute sono l’espressione cinica e drammatica della perversa e mortifera logica progressista che sta all’origine della scelta stessa di installare diverse decine di centrali nucleari in un paese che – oltre ad aver subito gli effetti devastanti di due bombe atomiche – è collocato in una delle zone a maggiore rischio sismico del mondo, oltre ad esserne una delle più densamente popolate.
È questo il concreto dell’uccidibilità che connota intimamente il sistema dominante, che fa della vita umana – non si dica delle altre specie e della natura in generale - una variabile secondaria: il progresso, lungi dall’essere quel miglioramento della vita che viene normalmente spacciato, è al contrario un incedere finalizzato al dominio ed all’accumulo di minoranze oppressive.
Quanto è successo e sta succedendo in Giappone rappresenta una dimostrazione concreta del fatto che il progresso non solo non ci può dare nessuna sicurezza ma che rappresenta una minaccia concreta e crescente per l’insieme dell’umanità. Produce innanzitutto strumenti di morte, e genera un delirio di onnipotenza e la conseguente prepotenza nei confronti della natura. Questo è stato esaltato all’estremo dai livelli di sviluppo tecnologico raggiunti dal Giappone, che hanno prodotto una presunzione di totale sicurezza nei confronti degli eventi naturali, che ha attecchito nelle stesse coscienze delle popolazioni, ma anche di assoluto controllo dei rischi inerenti il nucleare.
Si tratta più che mai di sfuggire a queste logiche progressiste in nome di una logica di vivibilità, di sottrarsi con convinzione e determinazione al sistema dominante e ai poteri oppressivi che se ne nutrono e avvalgono. Al di là delle differenze di contesto geografico questo unisce i poteri oppressivi del Giappone a quelli negli Stati uniti, Francia, Germania, Russia e tutti gli altri, l’Italia inclusa ed in special modo, spiega la loro mobilitazione ed ispira “l’aiuto” che pretendono dare e possono dare.
Sottrarsi a questo sistema, alle sue logiche e ai pericoli di morte che fa pesare su tutti noi, a maggior ragione in questa sua fase di profonda crisi e declino, è urgente e possibile, è la strada che come Socialismo rivoluzionario abbiamo scelto, che stiamo progettando e sperimentando, in ragione della vita e di un vivere insieme diverso e benefico per tutte e tutti, che è anche un motivo decisivo di vicinanza e solidarietà con le popolazioni colpite da queste tragedie non solo naturali, di un impegno di solidarietà umana che invitiamo tutte e tutti a svolgere insieme.

15 marzo 2011, ore 13

 

 

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