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AdessoLaStoria


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grave tragedia in Kenia

energie di morte del sistema

Tragedie diverse tra loro si sono succedute nell’arco di poche ore in diversi paesi, evidenziando la facilità con cui la vita umana è costantemente a rischio e spesso sacrificata a causa di una logica di uccidibilità, tratto distintivo dei poteri oppressivi. Dall’esplosione in una fabbrica di petardi nei pressi di Frosinone che ha causato 6 vittime fino all’incidente nucleare di Marcoule, nel sud della Francia (in cui è morto un operaio ed altri quattro sono feriti, uno in gravi condizioni) ad ulteriore conferma del portato di morte che il nucleare rappresenta.
Ma la notizia più grave, che è costata la vita ad oltre un centinaio di persone, viene dal Kenia. Un oleodotto che attraversa una baraccopoli alla periferia di Nairobi è esploso provocando un incendio devastante. La vicenda, secondo le ciniche regole della disinformazione sistemica, ha avuto un rilievo minimo, nell’intento di nascondere a noi tutti, diretti interessati, la condizione reale in cui vive e muore la specie umana. Al contrario, sentiamo profondamente il dolore di queste perdite ma ad esso non ci rassegniamo perché non v’è nulla di fatale in tutto ciò. Incidenti di questo tipo non sono rari in Africa ed anzi in alcune aree, come il Delta del Niger, stragi di questo tipo sono assai frequenti. Le risorse di un sottosuolo ricchissimo sono estratte a beneficio di grandi multinazionali e di una ristretta e corrotta elite locale; le genti che vi abitano sono ridotte in miseria, l’ambiente naturale devastato, la sicurezza ignorata. La condizione di tanti nostri simili è così riassunta: milioni di persone vivono in baraccopoli sterminate; in mezzo alle lamiere di queste precarie abitazioni passano i tubi a cielo aperto degli oleodotti; persone private di risorse essenziali si vedono costrette a danneggiare le tubature per recuperare anche solo un secchio di combustibile per le esigenze quotidiane. Cosa c’è di fatale, di ineluttabile in tutto ciò?

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dallo sciopero generale
un primo iniziale segnale di reattività

uniamoci per affermare i bisogni vitali,
contro la bancarotta degli Stati!

Lo sciopero generale del 6 settembre ha visto una discreta adesione e partecipazione ai cortei indetti in numerose città, considerando il periodo post-estivo ed il peso di due mesi di offensiva politica e mediatica sulla crisi. Un primo segnale di reattività che non era scontato, ma che non è ancora un chiaro cambio di passo nè di protagonismo né di avanzamento coscienziale, pur confermando sintomi di malessere popolare. La Cgil, che è stata il canale della mobilitazione organizzando circa 100 manifestazioni, non ha offerto – né prima né durante – per la sua natura e la totale internità alle logiche ed alla bancarotta degli Stati, un’ipotesi capace di dare coesione e prospettiva durevoli. La partecipazione ai cortei - abbastanza differenziata-  ha visto la presenza di settori particolarmente presi di mira dal punto di vista della propria dignità come il pubblico impiego, gli statali, i lavoratori dei servizi. Numerose le lavoratrici presenti e diversi piccoli gruppi dai luoghi di lavoro hanno voluto partecipare. Insomma una partecipazione più popolare e non solo dei tradizionali settori dell’industria, ma ancora insufficientemente attiva e accompagnata da confusione e frammentazione. Significativamente c’erano pochi slogan e pochi settori consistenti organizzati, ovviamente anche per il crollo sempre più evidente della sinistra politica dominata nelle sue diverse espressioni.
Limitata invece la partecipazione di giovani (a scuole chiuse) e di fratelli e sorelle immigrati che in questa fase stanno subendo particolarmente i colpi dell’offensiva statale. Ad essi la burocrazia ha scelto di non rivolgersi. La realtà della nostra gente non può essere capita senza intervenirvi direttamente nell’offrire una proposta convinta ed essenziale di unità, solidarietà, affermazione di bisogni di vita, cioè incrementando un’alternativa di vivibilità contro la bancarotta degli Stati.
Sr, attraverso la presenza de La Comune in circa 20 manifestazioni, ha voluto offrire queste opzioni ravvivate dal soffio dirompente del protagonismo di tanta gente nel mondo, in particolare della rivoluzione araba che comincia e che ci offre esempi di coraggio, di protagonismo dall’Egitto alla Siria.
Da questo sciopero ci giunge un’esigenza verso la nostra gente di risposte umane di fondo, di una proposta di vivibilità, di un’opzione di impegno complessivo gratificante, benefico e in amicizia, proiettato al rilancio della solidarietà.
Nei prossimi giorni avremo modo di incontrarci e discuterne nelle giornate di accoglienza fra i giovani alla riapertura della scuola, nella preparazione del Coordinamento dei Csa che si svolgerà il 17 settembre prossimo e la preparazione della giornata di discussione ed incontro domenica 17 settembre a Vallombrosa incentrata attorno al progetto del protagonismo solidale.

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Autodeterminazione per il popolo libico

Via subito Gheddafi

Basta con l’intervento NATO

Sembra ormai prossima la fine del regime di Gheddafi. Tripoli è in gran parte in mano alle forze dell’opposizione, buona parte delle truppe si sono arrese senza combattere mentre si sono moltiplicate le defezioni nelle fila del regime e tanta gente è scesa in piazza a festeggiare. Sono possibili colpi di coda sanguinosi ma la caduta del raìs sembrerebbe inevitabile. È la fine di un regime tremendamente oppressivo nei confronti della popolazione libica, responsabile di numerose stragi di oppositori, impastato di terrore e tortura e al tempo stesso, al di là di momenti di retorica antiimperialista e di frizioni del passato, saldamente alleato con il sistema democratico e con lo Stato italiano in particolare. Lo si è visto in decenni di affari miliardari che hanno coinvolto diversi governi italiani e tanta parte dei gruppi imprenditoriali nostrani così come negli accordi contro l’immigrazione. La polizia di Gheddafi, con le persecuzioni, le violenze e gli stupri, ha fatto lo “sporco lavoro” contro le donne e gli uomini provenienti dall’Africa nera che il governo Berlusconi (e prima quello Prodi) le ha appaltato.
Cade un dittatore sanguinario ma la popolazione libica ha di fronte a sé pericoli molto grandi e prospettive complicate.
L’inizio dell’ondata rivoluzionaria con la caduta di Ben Alì inTunisia e di Mubarak in Egitto aveva dato fiducia a un parte del popolo libico che a febbraio ha cominciato una rivolta. Questa iniziale autoattività popolare conteneva una speranza di liberazione ma è stata prima pesantemente condizionata e poi soffocata dal convergere di diverse forze oppressive. La repressione del regime è stata da subito spietata e assassina ma altri esempi, come quello di Piazza Tahrir in Egitto o come quello attuale della rivoluzione siriana, ci dicono che la spirale della guerra civile non era inevitabile. La ribellione militare di settori dell’esercito, soprattutto in Cirenaica, e il passaggio di uomini del regime dalla parte dei ribelli hanno indebolito il potere di Gheddafi ma hanno anche favorito che s’imponesse il terreno bellico, per sua natura propizio agli oppressori e nefasto per i popoli. Su questo ha fatto leva l’intervento armato delle potenze occidentali. Il suo senso è stato quello di cercare di riaffermare il proprio dominio verso milioni di donne e uomini che hanno appena dato il via a un’ondata rivoluzionaria straordinaria per diffusione e simultaneità. Stanno cercando di puntellare assetti oppressivi, di cui i Mubarak e i Gheddafi erano tasselli importanti e che sono squassati dall’insorgere per la dignità e la libertà di una parte significativa dell’umanità che vive nel Nord Africa e nel Medio Oriente.
Sono intervenuti per ricacciare indietro quel processo di autodeterminazione che ha preso le mosse da diversi mesi e che ha iniziato a cambiare la situazione planetaria. Hanno iniziato una strana guerra (fatta pure di pause, di trattative e patteggiamenti segreti) contro il loro ex-alleato anche perché questo non era più in grado di “mantenere l’ordine”. Sostengono il Consiglio Nazionale di Transizione di Benghasi, diretto da ex-uomini di Gheddafi che si sono riciclati con l’opposizione, perché ha dato garanzie di assumersi i compiti che prima erano del raìs nell’oppressione dei popoli, nella caccia agli immigrati, nello sfruttamento delle risorse energetiche.
La libertà, la pace, il miglioramento delle condizioni di vita per chi vive in Libia possono affermarsi se riprende un percorso di autodeterminazione autentica, dal basso, che ha di fronte come nemici non solo i residui del regime di Gheddafi, ma anche le potenze occidentali che, assieme ai leader di Benghasi, vogliono avere il controllo della situazione. Il ritiro immediato delle truppe Nato è una condizione elementare per l’autodeterminazione della popolazione libica. Bisogna ridare forza e voce alla solidarietà con chi lotta per la libertà così come all’accoglienza per chi fugge dalla guerra e dalla miseria. È importante per chi spera in un cambiamento positivo a Tripoli, ancor di più per chi sta dando vita a una rivoluzione coraggiosa in Siria. È fondamentale qua per alimentare un’alternativa benefica fuori dagli inganni della politica.
 
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Solidarietà ad Emergency  per l’ immediata liberazione di Francesco Azzarà 

Francesco Azzarà, un operatore di Emergency è stato rapito da uomini armati il 14 agosto a Nyala, in Darfour (Sudan), laddove prestava la sua coraggiosa opera di cura alla gente di questa terra sofferente, nell’ospedale pediatrico locale dell’associazione  umanitaria . Non sono chiare, a tutt’ora le motivazioni del rapimento e secondo quanto affermato da Rossella Miccio coordinatrice dell’ufficio umanitario dell’associazione, i rapitori non hanno preso nessun contatto diretto con loro. Esprimiamo la nostra piena solidarietà a Francesco Azzarà, ai suoi cari e ad Emergency affinché Francesco venga liberato immediatamente. Purtroppo la solidarietà umana  di questi tempi è sempre più attaccata, in questo caso da un gruppo non ancora identificato, più spesso da bande paramilitari o statali come dimostra la tragica vicenda di Freedom Flotilla dell’anno scorso. Perciò ci auguriamo che si sviluppi la maggior solidarietà possibile per la liberazione di Francesco Azzarà che veda il protagonismo di tutte le associazioni solidali, di volontariato, religiose, politiche e sindacali. Da questo punto di vista non condividiamo il silenzio stampa richiesto da Emergency e l’esclusivo affidarsi a canali istituzionali e statali che sono - direttamente o indirettamente - i primi responsabili della guerra e delle miserie che attraversano il mondo e che cercano di sottomettere ed irreggimentare  le più autentiche spinte umane alla solidarietà. 
 
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Solidarietà con il popolo siriano
Via il regime dittatoriale di Assad

 
In Siria milioni di donne e uomini stanno coraggiosamente lottando per la libertà e la dignità contro la sanguinaria dittatura del regime di Bashar Al Assad. L’insorgenza del popolo siriano è parte dell’ondata rivoluzionaria che sta attraversando il mondo arabo dalla Tunisia all’Egitto fino allo Yemen. Siamo solidali con i popoli in lotta per la libertà contro le dittature e le complicità del sistema degli Stati. Siamo solidali con il popolo siriano e denunciamo la feroce repressione perpetrata dal regime di Assad che ha già causato migliaia di vittime innocenti. Perciò rivolgiamo un forte appello a tutte le comunità, le associazioni solidali, le forze e le realtà per costruire una iniziativa di mobilitazione solidale a fianco del popolo siriano.    
تضامن مع ألشعب السوري
فليسقط نظام ألأسد ألديكتاتوري
في سوريا اليوم هنالك الملاين من النساء والرجال الذين يقاتلون بشجاعة من أجل ألحرية وألكرامة ضد نظام بشار ألأسد الدموي.
انتفاضة الشعب ألسوري هي أمتداد لموجة الثورات ألتي تمر في ألعالم ألعربي من تونس وحتى مصر واليمن.نحن متضامنون مع
ألشعوب في نضالها ضد الديكتاتورية ونظام الحكومات. نحن متضامنون مع ألشعب ألسوري,ونستنكر بشدة ألأعتداء ألسافر
من قبل نظام ألأسد الذي أودى في حياة ألاف ألأبرياء .لهذا نوجة دعوى عامة لجميع ألموئسسات وألجمعيات وألقوة ألمتضامنة
لتنظيم مبادرة تضامنية مع ألشعب ألسوري    
 
adesioni:
Socialismo rivoluzionario - Associazione “3 febbraio” - Alex Zanotelli (missionario comboniano) - Hassan Dgaim (attivista Comunità siriana di Milano) - Unicobas - Socialismo Libertario - Lega abitanti della città di Idlib (Siria) in Lombardia - Danova Mohamad dir. Casa della cultura islamica via Padova (Milano) - Sabrina Grilli Telereporter (Mi) - Comunità marocchina e araba di Centocelle (Roma) - Coalizione nazionale per il sostegno alla rivolta siriana / Italia - Associazione amicizia Iraq / Italia
(seguono altre firme)
 
 
 

 

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al 2 luglio 2018


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