Italian - (it)Español(es)French (fr)English (en)

AdessoLaStoria


Stampa
PDF

Libertà di manifestare per i lavoratori della Fiat!
No al divieto dei cortei a Roma!

 

Il sindaco di Roma e la Questura hanno vietato il corteo di venerdì 21 ottobre dei lavoratori di Fiat e Fincantieri per difendere le proprie condizioni di vita convocato dalla Fiom.
Sfruttando abilmente l’operato reazionario della frangia di rivoltosi nichilisti che hanno operato devastazioni sabato scorso 15 ottobre a Roma nel corteo degli indignati, le forze del centro-destra  impediscono la possibilità di esprimersi adeguatamente a migliaia di persone – i lavoratori ed i loro cari – che stanno vivendo un grave rischio per il proprio lavoro, il salario e le prospettive di una vita decente, messe in discussione dai piani di Marchionne e dal governo. Il padronato ed il governo ringraziano.
Vediamo quindi come un’ulteriore conseguenza drammatica dell’operato, sabato scorso e non solo, di questi settori di “arrabbiati” è stata quella di danneggiare le esigenze e le lotte dei lavoratori.
Denunciamo la proibizione attuata dal sindaco Alemanno di svolgere cortei nel centro di Roma per un mese, come una strumentale misura di limitazione della libertà di manifestare ed esprimersi, che fa il paio con le minacce ventilate del ministro degli interni Maroni – in convergenza con uno dei leader dell’opposizione di centro sinistra e dell’Idv, Antonio Di Pietro – di nuove leggi repressive particolarmente mirate alla libertà di manifestare. Esprimiamo solidarietà ai lavoratori della Fiat e della Fincantieri, ed alle loro lotte. Inoltre deve far riflettere i lavoratori l’atteggiamento strumentale che la stessa Fiom ha avuto verso aspetti ambigui della manifestazione del 15 ottobre, in primo luogo i contenuti del corteo, tutti interni a quella bancarotta statale e padronale che provoca i problemi alla condizione di vita dei lavoratori, ma anche la partecipazione acritica ad un’ammucchiata tra indignazione superficiale e degrado che quella manifestazione ha per molti versi rappresentato, al di là delle successive prese di distanza.
I lavoratori possono riprendere il protagonismo che gli vogliono espropriare, cominciando in ogni luogo di lavoro a riprendere l’iniziativa per difendere le proprie condizioni di vita, a realizzare assemblee, ad unirsi ed organizzarsi dalla base, a mettere al centro la solidarietà e l’unione delle persone che lavorano,  cominciando dai più deboli.

Stampa
PDF

Egitto, l’esercito spara su una manifestazione di copti

basta massacri, no agli odii confessionali

L’esercito ha sparato ieri nella capitale, causando una carneficina. Un corteo di persone della comunità copta è stato prima attaccato da provocatori e successivamente disperso dall’esercito che ha compiuto un massacro. Più di 30 i morti, centinaia i feriti. È il bilancio più grave dalla caduta di Mubarak in febbraio.
Oggi in Egitto c’è chi agisce lucidamente con l’obiettivo di rinfocolare antichi odii confessionali per ricacciare indietro il bene più prezioso delle giornate rivoluzionarie, quella volontà cosciente di unirsi per cambiare insieme la vita così presente in piazza Tahrir nelle giornate di gennaio e febbraio. Proprio a difesa della vita e dell’esperienza rivoluzionaria, rispondendo ai gravissimi sviluppi delle ore precedenti, nella notte alcune migliaia di persone si sono raccolte nella grande piazza scandendo slogan sull’unità tra musulmani e copti.
La giunta militare al potere, cui ingenuamente fu consegnata la fiducia in una possibile transizione, sta contrastando attivamente il cambiamento d’assieme cui le maggioranze anelano, ciò per cui si sono mobilitate con coraggio. In questi mesi i tribunali militari hanno processato oltre 10 mila civili, una pratica contro cui si sviluppano manifestazioni e proteste quasi quotidiane, e mantenuto lo stato d’emergenza che è anzi prorogato al giugno 2012.
In questo contesto difficile, la repressione violenta si combina con le manovre politiche in vista di elezioni previste per novembre (salvo rinvii), un appuntamento cui i partiti  che ai tempi di Mubarak erano all’opposizione (a partire dai Fratelli musulmani) guardano con molto più interesse che non alle lezioni umane radicali che la straordinaria esperienza di piazza Tahrir suggerisce.

Stampa
PDF

partecipiamo allo sciopero generale della scuola del 7 ottobre indetto dall'UniCobas

per respingere gli attacchi governativi e statali,
costruiamo solidarietà
per affermare i bisogni vitali della gente,
per una scuola libera ed aperta!

 

Il 7 ottobre l'UniCobas ha indetto uno sciopero nazionale della scuola contro gli attacchi governativi finalizzati a ridurre posti di lavoro e opportunità educative e di studio per bambini/e e giovani che vivono in Italia. Le persone che lavorano e studiano nella scuola pubblica sono da tempo oggetto di un'aggressione governativa anche attraverso una serie di campagne diffamatorie che di volta in volta hanno cercato di giustificare i numerosi tagli all'istruzione pubblica operati negli ultimi anni: dalle riduzioni dei fondi per le attività didattiche e degli organici del personale docente e ATA, fino alla progressiva erosione dei redditi di chi vi lavora. Intanto, la scuola, sta comunque vivendo cambiamenti importanti. Aumenta e cambia la popolazione studentesca, soprattutto grazie ai fratelli e alle sorelle immigrate che hanno scelto di vivere nel nostro Paese. A tutto questo il governo Berlusconi ha risposto con massicce riduzioni di personale e di fondi per l'istruzione, nonché con le quote massime di stranieri per classe. In questo modo si sta procedendo all'accorpamento e alla chiusura di scuole che non rispettano i numeri minimi di iscritti e alla chiusura delle classi prime in diverse scuole, come è successo a Milano con l'elementare di Via Paravia. Qui il Provveditorato regionale ha impedito l'avvio delle classi prime perché i bambini non italiani erano “troppi”. Le recenti vicende di Lampedusa dove alcuni italiani hanno preso a sassate i profughi dimostra ancora una volta che la questione del razzismo è un crocevia fondamentale per il futuro di tutti e quindi anche di chi vive e lavora nella scuola. Più cresce il razzismo ed arretra la solidarietà fra le persone più saremo deboli e complici delle brutture che ci riversano addosso governo, padronato ed istituzioni statali. Abbiamo bisogno di una scuola aperta ed accogliente per tutti e tutte coloro che vivono in Italia, che aiuti ad educare e ad insegnare quel che serve e ciò che desiderano coloro che la frequentano. Una scuola che quindi necessita di più insegnanti, più collaboratori scolastici/che, segretari/e e tecnici/che! Ma una scuola così non ce la concederà lo Stato, bisogna costruirla, unendosi insieme con la solidarietà tra tutta la popolazione studentesca. L’esperienza dei comitati solidali che anche in alcune scuole stanno nascendo, coinvolgendo chi vive studia e lavora nella scuola, ma anche italiani ed immigrati, è un esperienza che va conosciuta ed estesa.

Il 7 ottobre scioperiamo

per la stabilizzazione di tutti i precari
contro gli accorpamenti indiscriminati, la riduzione degli organici docenti e ATA nelle singole scuole
per l'aumento dei fondi di istituto
per edifici scolastici sicuri e attrezzati
per aumenti degli stipendi adeguati al carovita

... e continuiamo la lotta costruendo Comitati Solidali dappertutto!! ____________________________________________________________________

partecipiamo alla giornata nazionale per l'accoglienza indetta da StopRazzismo per sabato 8 ottobre in numerose città italiane

 

Stampa
PDF


riceviamo e volentieri pubblichiamo:

 

APPELLO
PER LA SOLIDARIETÀ E L’ACCOGLIENZA

 

Migliaia di persone sono giunte, solo negli ultimi mesi, sulle coste di questo Paese, sospinte da un’esigenza umanamente insopprimibile di salvare e migliorare la propria vita.
L’accelerazione di queste emigrazioni viene dal vento di libertà e dignità di cui sono protagoniste le genti di tanti Paesi arabi e non solo, ma viene anche dall’urgenza di sottrarsi ad una stretta mortale di guerra e invasione militare – come è il caso della Libia – o a conflitti annosi e a carestie devastanti.
Le persone, pur rischiando la vita – come sappiamo sono numerosissime le tragedie nei mari e le morti nei deserti – con speranza si mettono in viaggio e si imbarcano. 
In migliaia, una volta approdate, vengono ‘smistate’ in centri, vere e proprie prigioni, o sparpagliate sul territorio, in piccole località da cui è loro vietato spostarsi, pena l’espulsione. Non sanno nulla di ciò che le attende e in molti casi vivono in condizioni d’emergenza. In centinaia sono stati addirittura deportati da Lampedusa su navi in attesa di espulsione.
Da una di queste realtà, di persone sbarcate di fortuna e deportate in una piccola località della Toscana, e che insieme ad altre persone solidali e di buona volontà stanno costruendo accoglienza, viene un appello forte ad unirsi

PER ACCOGLIERE TUTTI E SVILUPPARE LA SOLIDARIETÀ

PER OTTENERE L’IMMEDIATO RILASCIO DI UN PERMESSO DI SOGGIORNO UMANITARIO PER TUTTI, SENZA NESSUNA CONDIZIONE

 

lì, 26 settembre 2011

Assemblea permanente della solidarietà e dell’accoglienza (Consuma-Pontassieve)

 

Ci rivolgiamo a tutte le associazioni, organizzazioni, gruppi solidali, antirazzisti, pacifisti, a personalità e gruppi del mondo della cultura e dell’arte, ai numerosi volontari e alle persone di diverse fedi religiose, ai sindacati e alle organizzazioni del mondo del lavoro e a tutti coloro che lo vorranno perché aderiscano e facciano proprio questo appello sviluppando ovunque iniziativa di sensibilizzazione e unione.


Per adesioni e informazioni: tel. 338.2189733, csapelago@gmail.com
 

Stampa
PDF

Incidente alla centrale nucleare di Marcoule (Francia)

Il nucleare è una minaccia per la vita

Ieri pomeriggio è ritornato prepotentemente a farsi sentire l’incubo nucleare. In Francia, nella centrale di Marcoule (nella zona di Avignone), si è verificata un’esplosione dove è rimasto ucciso un lavoratore e altri 4 sono rimasti feriti. L’esplosione non ha riguardato un reattore nucleare (come è successo a Fukushima) ma un forno di fusione per il trattamento delle scorie, all’esplosione è seguito un incendio nell’area di stoccaggio. Le autorità si sono affrettate a chiudere l’incidente in poche ore e rassicurare sull’assenza di fuoriuscita radioattiva. È vero che la tipologia dell’incidente non ha analogie con quelli molto più gravi che coinvolgono reattori in funzione per la produzione di energia elettrica, ma quando parliamo di nucleare i danni sono sempre difficilmente quantificabili e prevedibili. Le menzogne hanno invariabilmente coperto le reali conseguenze di tutti gli incidenti nucleari, anche in questo caso la reticenza degli organismi di sicurezza è stata palese. Ci vorranno almeno 48 ore per assicurarsi che effettivamente i livelli di radioattività non siano saliti nelle vicinanze della centrale. Sembra che l’impianto di Marcoule presentasse lacune nella sicurezza, ed in particolare per il forno dove si è verificata l’esplosione. Già è cominciata la solita tiritera dell’errore umano e delle inadempienze dei gestori dell’impianto, come se fossero possibili procedure perfette esenti da errori. Si continua a voler negare la sostanza: dietro l’energia nucleare si cela una potenzialità di morte spaventosa. Non dimentichiamoci che le scorie e il loro trattamento sono legate a doppio filo con la produzione militare delle cosiddette armi nucleari a bassa intensità. Le scorie nucleari, mentre sono un’ipoteca millenaria sul nostro futuro e un fattuale pericolo radioattivo, sono anche una fonte di ricchezza appetibile per i signori della morte. Solo la scelleratezza, l’avidità insaziabile, un potere fondato sull’uccidere giustificano l’uso di una fonte energetica così nociva. 

Questo incidente ci riporta all’importanza di una sfida per la vivibilità che va continuata con determinazione. Lo scorso giugno, grazie alla mobilitazioni di associazioni e di tanta gente comune, è stato vinto il referendum per vietare la costruzione di centrali in Italia, un passo decisivo ma che non esaurisce la lotta per l’abolizione totale del nucleare civile e militare. L’energia atomica è una minaccia che incombe su tutti noi e sull’intero pianeta. Per cominciare a sottrarcene ribadiamo: Fermiamo il nucleare, scegliamo la vita!

Ultimo Numero

• n. 317


dal 18 giugno
al 2 luglio 2018


è uscito
umanesimo
socialista
n.4

us4