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AdessoLaStoria


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terremoto in Emilia

solidarietà con tutte le persone colpite

 
Non sono ancora terminate le scosse sismiche che dalle 4.05 del 20 maggio interessano il Nord Italia ed in particolare l'Emilia; la prima, di intensità 6, con epicentro fra Modena e Ferrara. Altre sono seguite nel corso della giornata e nella serata, in cui scriviamo. Siamo solidali con tutte le persone colpite ed i loro cari e vicini, anzitutto con i nostri compagni e compagne, amiche ed amici nella zona, fortunatamente illesi. Le vittime accertate sono al momento sette: tre donne e 4 operai in tre distinti capannoni industriali crollati. In quest'ultimo caso non c'è dubbio che concausa della loro morte sia il feroce sfruttamento padronale: operai al lavoro in capannoni che non riparano dal freddo ma se crollano ti ammazzano, peraltro, almeno in un caso, di recente costruzione. Erano persone, fra cui alcuni stranieri, al lavoro in turni di notte di sabato sera. 
L'emergenza non è ancora cessata, i danni sono ingenti e gli sfollati sono oltre tremila. Complessivamente una pesante tragedia sulla quale la politica non ha mancato di far sentire la propria voce mortifera attraverso quella di Stefano Venturi, segretario della Lega Nord che, alla notizia del sisma, ha ritenuto di ironizzare scrivendo sul suo blog che il terremoto era l'effetto della Padania che si stava staccando. Ovviamente a seguire è partita nel suo ambiente la fiera dell'ipocrisia con conseguenti dimissioni. E non dimentichiamo i cinici commenti degli imprenditori collusi de L'Aquila che si sfregavano le mani immaginando i profitti per la ricostruzione. Del tutto all'opposto, la comunità indiana di San Felice sul Panaro, luogo gravemente colpito dal sisma, ha preparato pasti caldi per duecento persone. Questa è la solidarietà da apprendere, diffondere e sviluppare per affrontare la tragedia.
20 maggio 2012 h.22 
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strage a Damasco

contro le stragi di Stato e terroriste, via Assad!
solidarietà con la rivoluzione
e con il popolo siriano!

Questa mattina a Damasco due, forse tre bombe ad altissimo potenziale sono esplose causando la morte di oltre cinquanta persone ed il ferimento di altre centinaia. Tra le vittime, numerosi bambini e ragazzi. Si tratta di un attentato terroristico di rara ferocia che colpisce umanamente e che sollecita la solidarietà al fianco della popolazione colpita. I criminali che hanno compiuto la strage  esprimono un altissimo disprezzo per la vita umana, di fronte al quale tutti siamo chiamati a reagire.
Questo attacco omicida è rivolto contro milioni di persone comuni che, in Siria, da oltre un anno difendono la vita e la affermano insieme, svolgendo una rivoluzione della libertà e della dignità, accomunandosi nella diversità di credo e di appartenenza etnica. Il terrorismo è un attacco alla vita, è  contro la rivoluzione della gente comune in Siria, è un tentativo brutale di ricacciarla indietro.
Ora il regime lancia l’allarme contro il terrorismo e getta fango sull’opposizione popolare. Invece, tanto l’ipotesi di un attentato terrorista che quella di una strage di Stato sono plausibili, per l’inoppugnabile dato di fatto che entrambi sono interessati e in grado di realizzare un tale atto criminoso. Questo non può occultare una semplice verità: la principale centralina della violenza nel paese è il regime baath e la sua cupola, il gruppo Assad e i suoi più stretti alleati. Da quattordici mesi la dinastia al potere ha utilizzato qualunque mezzo per spezzare l’iniziativa popolare, dall’uso dei carri armati per radere al suolo intere città ai bombardamenti via mare, uccidendo e torturando migliaia di persone, privando intere città di acqua, luce, riscaldamento, medicinali. D’altro canto, il regime ha finora goduto della complicità diretta o indiretta del consesso internazionale degli Stati, da chi lo ha appoggiato apertamente fino a chi – USA in testa – ha rivolto ipocrite e generiche condanne “contro la violenza”. Proprio in questi giorni nel paese vi sono “osservatori” dell’ONU, parte di un “piano di pace” che ha svolto il compito di offrire una copertura e regalare del tempo ad Assad nel suo intento di stroncare le mobilitazioni popolari; la loro missione non serve a far cessare le violenze ma – dietro una formale equidistanza – a verificare se e quanto Assad sia ancora in grado di proporsi come garante dell’ordine degli Stati contro i popoli. Che in questo quadro si inserisca il terrorismo è l’espressione della convergenza tra poteri oppressivi e criminali: la guerra degli Stati nelle sue diverse forme (guerra contro lo stesso popolo che si dice di governare, guerra d’aggressione, intervento “umanitario” sotto le bandiere dell’ONU) e il terrorismo sono due tenaglie contro i popoli e le persone, contro la ricerca in atto di nuova convivenza pacificatrice e libera.
In queste ore drammatiche, nel denunciare la violenza assassina, siamo al fianco del popolo siriano, esprimiamo simpatia e solidarietà con la rivoluzione in corso, denunciamo l’isolamento in cui sin dall’inizio essa è stata lasciata, colpevolmente anche dalla quasi totalità della sinistra internazionale.

     

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Egitto

strage elettorale

Gruppi armati hanno assalito ieri mattina il sit-in che stazionava da giorni nei pressi del ministero della Difesa; hanno agito indisturbati per ore compiendo una strage – tra i 20 e i 30 morti e centinaia di feriti – prima dell’intervento di militari e polizia avvenuto molte ore dopo.
I manifestanti presidiavano piazza Abbassiya in segno di protesta per l’esclusione di molti candidati dalle elezioni presidenziali previste per fine mese. Inizialmente, erano stati i salafiti ad animare il sit-in, poi divenuto punto di incontro di settori anche molto diversi ma uniti nel contestare l’arbitrio della giunta militare che tuttora concentra il potere politico. Il pensiero addolorato e solidale va a tutte le vittime di questa violenza brutale e premeditata.
Nonostante le dichiarazioni sulla volontà di rispettare il responso elettorale, i vertici militari sono  responsabili di massacri – ricordiamo quello allo stadio di Port Said nel febbraio scorso –  cinicamente orchestrati e/o tollerati per far leva sulla paura e riproporsi come unici garanti della sicurezza. Un discorso che l’esercito e i settori legati al vecchio regime rivolgono ai padrini internazionali (gli stessi del passato, USA in testa, nonostante abbiano alla fine scaricato Mubarak) e, in Egitto, ai settori sociali più arretrati e isolati. Ma soprattutto con tale violenza efferata si vuole cancellare il ricordo della straordinaria esperienza di piazza Tahrir di gennaio-febbraio 2011, quando milioni di persone si sono incontrate e unite incarnando una concreta speranza di cambiamento: essa palpita nelle trasformazioni coscienziali più profonde ma ben poco ha a che fare con questa lunga e sanguinosa transizione politica.

 

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Strage di piazza della Loggia a Brescia: tutti assolti

L'ennesima strage di Stato impunita

I giudici della Corte d’Assise d’Appello di Brescia hanno assolto gli imputati nel VI processo per la strage di Piazza della Loggia., dove il 28 maggio 1974 una bomba posizionata ai margini di una manifestazione sindacale antifascista causò la morte di otto persone e oltre cento feriti.
Gli imputati nel processo – Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, appartenenti a Ordine Nuovo, Maurizio Tramonte, uomo dei servizi segreti e il generale dei carabinieri Francesco Delfino – per la giustizia statale e democratica non sono colpevoli. Al contrario, gli stessi giudici “condannano” i familiari al pagamento delle spese processuali, dopo quarant’anni di depistaggi, insabbiamenti e segreti di Stato. Questo ennesimo verdetto si va a sommare alla lunga serie di stragi impunite di cui è costellata la storia di questo Stato di cui c’è poco da essere fieri. Stragi Impunite che non possono aver giustizia attraverso la magistratura democratico statale. La nostra solidarietà va ai familiari delle vittime a cui ci uniamo per continuare a chiedere con loro verità e giustizia.

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profughi e rifugiati

una lotta coraggiosa e radicale

È di questi giorni la notizia dell’indagine del Consiglio d’Europa in cui emerge la responsabilità criminale della NATO che l’anno scorso, davanti alla costa libica, ha lasciato morire 63 persone che cercavano di fuggire dalla guerra. 63 persone lasciate morire di fame nonostante i loro appelli alla guardia costiera e alle stesse navi che si sono avvicinate loro. Così hanno raccontato i superstiti e altre fonti come un documentario della televisione svizzera RSI. Questo è il quadro di partenza, i rischi concreti attraversati

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